Mais n’te promène donc pas toute nue! (Ma non andare in giro tutta nuda!) – articolo di critica teatrale del 1911

Il presente articolo è stato pubblicato per la prima volta il 25 novembre 1911 sul quotidiano Le Figaro. L’autore è Robert de Flers. La traduzione è mia.

Locandina di Ma non andare in giro tutta nuda!La pièce di Georges Feydeau, Ma non andare in giro tutta nuda!, il cui stile ricalca quello di La suocera buonanima e La purga di Bébé, in più di un’occasione ha scatenato una risata irrefrenabile e potente. Certo Georges Feydeau ha indubbiamente ottenuto numerosi trionfi che hanno fatto epoca negli annali del teatro allegro, eppure mi sembra che l’autore non abbia ancora trovato una sua collocazione, e che la qualità molto rara e robusta del suo talento non sia ancora stata messa sufficientemente in risalto. Le oltre mille repliche di La signora di Chez Maxim’s e Champignol suo malgrado lo hanno trasformato nel maestro del vaudeville; Georges Feydeau si merita di certo un tale onore, ma egli è qualcosa di meglio e di più di tutto questo: è un poderoso autore comico.

L’evoluzione della sua carriera è molto interessante. Sorprende, infatti, vedere questo grande pianificatore di situazioni, prestigiatore di effetti comici, che eccelle nel combinare intrighi e imbrogliare la matassa per poi dipanarla con incredibile destrezza… rinunciare improvvisamente all’attrazione per gli eventi concatenati per scegliere soggetti semplici, appartenenti alla vita quotidiana, dove la risata non scaturisce più dalla sorpresa e dal coup de théâtre ma dall’osservazione e dalla vita reale.

Osservando le cose un po’ più da vicino, forse, riscopriremo nel vecchio stile qualche riferimento anticipatore dello stile a venire. Notate bene che, in effetti, nei suoi atti unici, Georges Feydeau non affronta quasi mai tematiche nettamente vaudevillesche. Studia i personaggi, ne definisce il carattere, li tratteggia a volte in modo un po’ più sbrigativo, ma li percepisce sempre come reali. La môme Crevette, nel primo atto di La signora di Chez Maxim’s, non è una semplice pupattola; potrebbe tranquillamente diventare l’eroina di un’autentica commedia poiché possiede tutte le caratteristiche necessarie. Credo, poi, che a volte le pièces di Feydeau debbano la loro incredibile forza comica proprio a questa precauzione. Certo è divertente vedere dei fantocci vittime di ogni sorta di calamità, ma se simili fantocci possiedono un pizzico di vita e di verità, se possiamo considerarli nostri simili, lo spettacolo delle disgrazie che li colpisce, anche se inverosimile, smette di essere puro piacere e si converte in gioia.

Locandina di Ma non andare in giro tutta nuda! (2)Del resto, Georges Feydeau ci ha dimostrato che, volendo, è in grado di trattare con notevole delicatezza e sicurezza anche gli argomenti più pericolosi. Vi basti pensare a Il germoglio, la cui sceneggiatura è di un’estrema e sottile audacia, ma la cui messinscena è talmente azzeccata e adatta alla situazione che perfino gli animi più sensibili non hanno trovato nulla da obiettare. Non deve quindi stupire oltre misura il fatto che Georges Feydeau, dopo queste opere di transizione, sia passato alle commedie – straordinariamente comiche e quasi realiste (realiste nel tono del dialogo) – pur mantenendo, a volte, una certa eccentricità, come nel caso di La suocera buonanima che resterà l’esempio più riuscito. Prendere i personaggi tra la gente terra terra della media borghesia; scegliere delle situazioni volgari – ma di irresistibile autenticità -; rendere follemente briose delle conversazioni estremamente prosaiche; estrarre l’essenza stessa della comicità, non dall’intreccio, ma da uno spirito di osservazione puntiglioso; trovare quelle parole vigorose e cariche di significato in grado di tratteggiare il carattere di un personaggio; mettere in risalto e in piena luce le umili verità quotidiane; mettere da parte ogni forma di dilettantismo letterario e snobismo mondano per rappresentare solo la vita nel suo aspetto più monotono, comune e privo di fronzoli. Tutto questo non significa, forse, realizzare un’opera realista?

Nella prima parte di Ma non andare in giro tutta nuda! abbiamo trovato l’impronta di questo stile così personale e forte. La seconda parte, al contrario, è incentrata su un quiproquo orchestrato con grande abilità; solo Georges Feydeau poteva rendere accettabili delle peripezie così spinte di cui è perfino difficile fornirvi una descrizione sommaria.

Locandina di Ma non andare in giro tutta nuda! (3)Clarisse Ventoux è la disperazione del marito: ha l’incresciosa abitudine di andare in giro per l’appartamento non tutta nuda ma in camicia da notte. Si trova talmente a suo agio in una simile tenuta, ed è così assuefatta alla cosa, da averne perso la consapevolezza. Il marito ha un bel gridarle ogni secondo: “Ma non andare in giro tutta nuda!”, lei non può farne a meno, anche perché con il caldo si rivela molto comodo. Sicché lei si presenta così abbigliata davanti ai domestici, agli ospiti e perfino a un redattore di Le Figaro che ha il buon gusto – e come potrebbe non averlo? – di trovare lo spettacolo affascinante. Il marito è esasperato, perde la testa, va su tutte le furie, ma non serve a niente. Clarisse continua a girare in camicia da notte… Come se non bastasse, poi, lo fa con un’ingenuità totale; nemmeno ai bei tempi dell’Eden Eva passeggiava con tanta innocenza. Ma del resto l’immorale non è lei, bensì il marito che vede il male ovunque, e dalla parte del marito, ovviamente, stanno tutti. L’impudicizia è probabilmente nata con l’abitudine di coprirsi; Clarisse meriterebbe il Paradiso.

Armande Cassive interpreta il ruolo di Clarisse con un umorismo e una spontaneità notevoli. Signoret fa assumere al marito quell’aria inquieta e non molto distinta che si adatta perfettamente a un deputato della maggioranza.

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6 risposte a “Mais n’te promène donc pas toute nue! (Ma non andare in giro tutta nuda!) – articolo di critica teatrale del 1911

  1. L’articolo è interessante e, ti dirò, di particolare interessa personale perchè io alla mattina la camicia da notte non me la toglierei mai! E’ vero che si sta bene da matti, senza niente che ti stringa, “comodosa” al massimo: quindi tutta la mia solidarietà a Madame Clarisse per la quale trovo una gran simpatia. Senza parlare della tua traduzione che è certamente ottima: complimenti!

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