Vita di Georges Feydeau

Belle EpoqueGeorges-Léon-Jules-Marie Feydeau nasce a Parigi l’8 dicembre 1862 dalla polacca Lodzia (o Léocadie) Boguslawa Zelewska, che le maldicenze della società di allora dicono abbia concepito il bambino con il duca di Morny se non addirittura con Napoleone III, e da Ernest Aymé Feydeau, mediatore di borsa e scrittore. Quest’ultimo è amico di Sainte-Beuve, Flaubert, Gautier e Alexandre Dumas figlio ma la sua casa è anche frequentata dai fratelli Goncourt che nel famoso Journal non risparmieranno i giudizi negativi sul bambino da loro considerato un angioletto capriccioso. Il padre di Feydeau aveva raggiunto il successo nel 1858 con il romanzo Fanny che inizialmente era stato visto con indifferenza ma che dopo la condanna pubblica dell’Arcivescovo di Parigi era riuscito a vendere quasi mezzo milione di copie in cinque anni. Le opere successive di Ernest Feydeau non otterranno lo stesso successo, ma questo non impedirà ai suoi contemporanei di riconoscere le sue abilità di narratore. Nel 1869 dopo un violento attacco di collera dovuto alla campagna infamante sollevata contro di lui dal quotidiano La Liberté, e che non risparmia neanche sua moglie, accusata di furto, il padre di Georges resterà semiparalizzato; continuerà comunque a scrivere sino a poco prima della morte, nell’ottobre del 1873, e il suo saggio critico Théophile Gautier: souvenirs intimes uscirà postumo.

Georges Feydeau manifestò molto presto il suo amore per il teatro: a soli 7 anni, dopo aver assistito a una rappresentazione, scrive la sua prima commedia, mentre a 14 anni fonda con l’amico Louveau Le Cercle des Castagnettes, un circolo amatoriale che mette in scena atti unici, monologhi, poemi e concerti. Nel 1882 scrive Par la fenêtre, atto unico con due personaggi che viene rappresentato al Cercle des Arts Intimes suscitando un certo interesse; il protagonista, un marito timido che dopo essere stato abbandonato dalla moglie finisce per essere vessato dalla vicina, è un personaggio tipico del vaudeville, e in esso si individua già l’ironia dell’autore. L’anno successivo al teatro dell’Athénée-Comique i critici, tra cui il nuovo marito di sua madre, Henry Fouquier, assistono alla messa in scena di Amour et piano, nuovo atto unico dell’autore tutto basato su un quiproquo, un innamorato che viene scambiato per un insegnante di pianoforte e una ragazza che viene scambiata per un’attrice, e lo accolgono con simpatia.

La prima commedia in tre atti di Feydeau è datata 1886 ed è Tailleur pour dames; si tratta di un’opera il cui obiettivo è chiaramente quello di far ridere il pubblico senza puntare sulla verosimiglianza e dove i personaggi sono come delle marionette nelle mani del loro creatore che non ha pretese psicologiche. In questa prima opera in tre atti si presenta già quella costruzione che Feydeau utilizzerà in tutte le commedie successive: un primo atto introduttivo/espositivo, un secondo atto di vaudeville con incontri inattesi e imprevisti e un terzo atto conclusivo che dipana la matassa.

L’influenza della vita reale si farà ben presto sentire nelle opere dell’autore a cominciare da Champignol malgré lui (1892), commedia in tre atti scritta assieme a Maurice Desvallières, in cui inserisce quasi parola per parola il discorso che gli fece il suo capitano durante il servizio militare; alla base della comicità si ha nuovamente lo scambio di persona ma con un fondo drammatico nella figura dell’uomo che si vede costretto ad assumere fino al supplizio un’identità di cui si era appropriato in un momento di difficoltà. La commedia è un trionfo e raggiungerà le 422 repliche. Nel frattempo, nel 1889, Feydeau sposa Marianne Carolus-Duran, figlia di Charles-Emile-Auguste Durant pittore molto in voga in quel periodo e amico di famiglia. Il matrimonio entrerà però in crisi nel 1897, per concludersi nel 1914 con la richiesta di divorzio da parte della moglie dopo che l’autore avrà abbandonato definitivamente il tetto coniugale per trasferirsi all’hotel Terminus. Nel 1894, ispirandosi forse alla commedia di Scribe Une Chaîne (1841), Feydeau mette in scena Un fil à la patte, storia verosimile di un giovane viveur che avendo trovato finalmente una donna bella e ricca da sposare cerca di interrompere la relazione con una cantante di caffè concerto. Quello che conta apparentemente è l’amore, ma prima di tutto viene il miglioramento della condizione sociale e il successo determinato dalla ricchezza. In sostanza Feydeau dimostra che per la società dell’epoca la cosa veramente importante è il conto in banca. I personaggi dunque non sono più marionette; il pubblico inizia a sentirsi coinvolto nelle loro vicissitudini e a identificarsi con essi.

Nello stesso anno Feydeau e Desvallières concludono la stesura di L’Hôtel du Libre-Échange, commedia esilarante ricca di colpi di scena tutta basata sulle numerose peripezie dei personaggi. Il trionfo è tale che durante il secondo atto della rappresentazione le risate del pubblico coprono le battute degli attori trasformandole in una pantomima. Questa sarà l’ultima commedia che Feydeau scriverà in collaborazione con Desvallières ma la cosa non avrà conseguenze sul suo successo. Nel 1896, infatti, al Palais-Royal andrà in scena Le Dindon, pièce nella quale Feydeau riscopre le qualità di Un fil à la patte e le esalta portandole a un livello di quasi perfezione. La storia del dongiovanni accanito che insegue la sua “preda” fino dentro casa per poi scoprire che si tratta della moglie di un suo caro amico è realistica e ha un risvolto tragicomico nel momento in cui il personaggio si intestardisce nel voler conquistare a ogni costo quella donna e coinvolge tutti nelle sue peripezie, fino a restare vittima del piano che lui stesso ha orchestrato. Questa volta l’autore approfondisce ulteriormente il tema del matrimonio e della fedeltà coniugale, come viene concepita dalla donna e dall’uomo e anche come viene vista nella vecchiaia, senza per questo tralasciare la satira sociale che ormai è parte integrante del suo teatro.

L’opera più celebre di Feydeau resta comunque La Dame de Chez Maxim (1899) in cui l’autore riesce a mettere in scena un meccanismo praticamente perfetto dove tutto, persino i quiproquo, trova una sua spiegazione e giustificazione e dove non mancano le invenzioni geniali come la “poltrona estatica” che sarà all’origine di una richiesta di risarcimento danni da parte del professor Moutier, realmente esistente, citato da Feydeau nella commedia come suo ipotetico inventore. La Dame de Chez Maxim diventerà il simbolo della vita parigina di inizio secolo e il personaggio della Môme Crevette, la cocotte di buon cuore, farà storia. Negli anni successivi la produzione teatrale dell’autore vedrà alternarsi commedie in tre o quattro atti come La main passe (1904), La puce à l’oreille (1907), Occupe-toi d’Amélie (1908) e atti unici come Feu la mère de Madame (1908), On purge Bébé (1910), Léonie est en avance (1911), Mais ne te promène donc pas toute nue (1912), Hortense a dit “Je m’en fous” (1916). Questi ultimi si ispireranno alla sua vita coniugale e avranno per protagonisti mogli autoritarie e mariti ridotti a vittime. Nel 1918, colpito da una grave malattia venerea molto difficile da curare all’epoca, Georges Feydeau verrà ricoverato in una casa di riposo di Rueil-Malmaison dove morirà nel 1921.

Individuo profondamente malinconico e riservato, incline ad ascoltare piuttosto che parlare, Feydeau era apprezzato dai suoi amici, tra i quali Guitry, Rostand e Peter, soprattutto per la sua abilità nel descrivere alla perfezione le persone attraverso boutades diventate celebri. Regista instancabile e di una pignoleria quasi maniacale, ha sempre sofferto per il fatto di non essere considerato un autore serio, consapevole che né l’Académie Française né la Comédie-Française l’avrebbero mai accolto all’epoca. Trascorreva le serate da chez Maxim’s, dove aveva un tavolo riservato a vita, e rientrava a casa solo verso le quattro del mattino dopo lunghe passeggiate solitarie che gli permettevano anche di osservare la vita notturna della città. Appassionato d’arte, collezionerà le opere dei più grandi maestri: Cézanne, Monet, Corot, Pissarro, Renoir, Sisley, Ziem che poi sarà costretto a mettere all’asta per problemi finanziari dovuti alle sue speculazioni in Borsa.

Il teatro di Feydeau può essere considerato come il riflesso del periodo storico in cui l’autore è vissuto, quella Belle Époque, iniziata nel 1890 e conclusasi nel 1914, diventata simbolo di ripresa per un paese che dopo la caduta del Secondo Impero nel 1870 e l’entrata nella Terza Repubblica aveva vissuto un grave periodo di crisi.

La Francia di fine Ottocento si presentava ancora come un paese rurale ma le grandi metropoli come Parigi potevano già contare su un numero di abitanti pari a cinque volte quello delle principali città di provincia, soprattutto grazie allo sviluppo industriale. La nobiltà era ormai stata sostituita dalla borghesia, termine che però aveva assunto una connotazione peggiorativa in quanto indicava una classe di arricchiti che spesso ostentava valori culturali di cui era priva. L’obiettivo principale di questa “nuova nobiltà” era quello di vivere di rendita e pertanto fare un buon matrimonio era ritenuto fondamentale. Il ruolo dell’uomo e della donna nell’ambito sociale era completamente diverso, l’uomo si sposava verso i trenta o quarant’anni ed era perfettamente lecito che prima del matrimonio avesse avuto relazioni con donne sposate o con cortigiane e cocottes; la donna, che di solito aveva dieci o quindici anni di meno, doveva arrivare al matrimonio obbligatoriamente vergine, davanti alla legge era considerata inferiore al marito e il suo ruolo principale era quello di mettere al mondo un erede. In caso di adulterio, la donna su denuncia del marito rischiava la prigione mentre quest’ultimo veniva multato, a condizione di essere sorpreso in flagrante da un commissario dopo la denuncia della moglie. In ogni casa borghese lavorava un gran numero di domestici, provenienti soprattutto dalle campagne e sottopagati, e si organizzavano serate letterarie e musicali. Il teatro era la principale fonte di intrattenimento e il pubblico accorreva in massa per assistere ai grandi classici, ai vaudeville, ai music-hall e ai melodrammi. Tra le opere più rappresentate figuravano Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, la Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio e Madame Sans-Gêne di Victorien Sardou, oltre alla Dame de Chez Maxim di Feydeau .

La borghesia si interessava anche allo sport, all’arte, collezionando sia opere di grandi maestri che opere minori, e soprattutto stava prendendo piede la moda delle stazioni balneari come Deauville. I giornali e le riviste acquisivano sempre maggiore importanza anche grazie alla legge sulla libertà di stampa del 1881 e ai progressi tecnici in questo ambito. Nel 1894 l’affaire Dreyfus, l’arresto e la successiva condanna all’ergastolo di un ufficiale dell’esercito francese, ebreo, accusato di vendere segreti militari alla Germania nonostante la sua evidente innocenza, contribuirà non poco alla legge del 1905 che sancirà la separazione dello Stato dalla Chiesa e che permetterà alla Repubblica di garantire il libero esercizio di tutti i culti religiosi senza sovvenzionarne nessuno. Nonostante la legge, l’influenza clericale, soprattutto nelle aree rurali, persisterà ancora a lungo attraverso le cerimonie religiose e attraverso le congregazioni.

Benché Feydeau non abbia mai manifestato apertamente la propria opinione politica, nelle sue opere è ben evidente una certa ironia sulle istituzioni e la società dell’epoca, in particolar modo per quanto riguarda le diverse classi sociali. Infatti oltre alla borghesia e alle cocottes, per le quali l’amore a pagamento è un lavoro vero e proprio, nelle commedie di Feydeau si incontra tutto un panorama di personaggi appartenenti alla nobiltà, al clero, alla legge, alla finanza, alla medicina, all’industria ecc., oltre naturalmente ai domestici e ai commissari il cui scopo è sorprendere gli adulteri in flagrante. Malgrado molto spesso non ci siano pretese psicologiche, i personaggi rappresentati sono comunque il ritratto di un’umanità variegata sulla quale l’autore si diverte a ironizzare attraverso le battute che mette in bocca alle sue creature.

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