Il signore va a caccia di Feydeau e gli “spantalonamenti”

Il presente articolo è tratto dal volume Unholy Fools, Wits, Comics, Disturbers of the Peace: Film & Theatre. Martin Secker & Warburg Ltd, London 1973, pp. 186-187. L’autrice è Penelope Gilliatt. La traduzione è mia.

The Birdwatcher

The Birdwatcher (programma di sala)

C’è un verbo che forse dovrebbe esistere: il verbo spantalonare, nel senso di mettere in atto una farsa. Ad agire è nello specifico un paio di pantaloni. Il dramma spantalonerà: stanno per essere abbandonati dai loro pantaloni. Lui si spantalonò: è andato ed è rimasto senza pantaloni. Una delle opere più piccanti di Feydeau sulla parte inferiore dell’abbigliamento maschile, The Birdwatcher (Il signore va a caccia), merita ora di essere vista nella buona traduzione inglese dello stesso regista, Richard Cottrell. Bisognerebbe vederla non solo per l’incomparabile spantalonamento, ma anche per la divertente performance di Michael Bates, nei panni di un medico che nel tempo libero scrive versi goffi e che non dovrebbe assolutamente essere sorpreso in mutandoni, come invece avviene, neanche tra un milione di anni. A volte si appoggia a un invisibile albero come un cavallo che si sfrega via le mosche, o cita un verso tremendo mentre sta uscendo dalla porta per prendere dello champagne per una donna sposata irrimediabilmente prosaica. “Oh, una poesia!”, dice Prunella Scales, “che bello”; come direbbe “Oh, una tazza di cioccolata!”.

Fisicamente, la performance di Michael Bates è agile e guizzante. Dopo che il suo corpo, squallidamente offeso e privato dei pantaloni, è stato utilizzato per un’altra imprevedibile evoluzione di trama, scatta di nuovo in posizione come la sagoma di un calciatore in un flipper. Nelle situazioni di emergenza, e cioè in mutande, salta come se il mondo gli scottasse le piante dei piedi. È uno squisito mix del decoro di un vivace medico di base e di quello di un pessimo poeta, con principi igienici che prevedono che gli altri non facciano storie ma sostenendo il proprio diritto a un sano sguazzare nell’autocommiserazione.

Monsieur Chasse

Monsieur Chasse (bozzetto)

Un tale senso di correttezza è la chiave della farsa. Dove i personaggi tragici provano dolore, i personaggi farseschi che si trovano più o meno nelle stesse condizioni si limitano a provare offesa. Spesso devono sopportare una rovina professionale definitiva come quella di Macbeth, o possiedono per disgrazia la famiglia di un Lear o la sfortuna di un Edipo, la cui capacità di trovarsi per tutta la vita nel posto sbagliato con l’informazione sbagliata al momento sbagliato gli avrebbe permesso di avere grande successo nella farsa. Ma nonostante tutto, non soffrono affatto. Come gli eroi della tragedia antica, si sottomettono a un destino ostile; ma si sottomettono senza introspezione, ed è un destino a livello di galateo. I personaggi di The Birdwatcher provano solo un’umiliazione sociale, non un senso di rovina della loro esistenza, e quando il lungo braccio del caso li colpisce, è solo la gamba di un paio di pantaloni incriminati.


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