I primi passi di Feydeau nell’ambiente teatrale

Il presente frammento è tratto da La Revue des deux mondes, agosto 1939, deuxième quinzaine. L’autrice è Jeanne-Saulier Samuel, moglie di Fernand Samuel. La traduzione è mia.

Jeanne-Saulier Samuel

Jeanne-Saulier Samuel

Intorno al 1880, sui giornali del boulevard, si potevano leggere alcune notizie riguardanti un piccolo circolo d’arte teatrale denominato des Castagnettes. Tra i suoi membri annoverava alcuni giovani amatori ancora sconosciuti: Georges Feydeau, Maurice Hennequin, Adrien Bernheim ecc… Il presidente/fondatore era un giovane chiamato Adolphe Louveau, figlio di un ingegnere e nipote di un avvocato parigino.

Questo giovane, praticante presso lo studio del nonno a cui avrebbe dovuto succedere, era posseduto dal demone del teatro, passione che teneva ben nascosta per evitare che i genitori si adombrassero. Al fine di mantenere un prudente anonimato, l’animatore del Cercle des Castagnettes si era scelto uno pseudonimo, quello di Fernand Samuel. Fu così che mosse i primi passi della sua carriera l’uomo destinato a diventare il più arguto e fastoso dei direttori teatrali e a presiedere, per lunghi anni, il destino del Teatro delle Variétés.

Tre anni dopo la sua fondazione, il Cercle des Castagnettes subì una trasformazione e cambiò il suo nome in Le Cercle des Arts Intimes. Su suggerimento del noto critico Francisque Sarcey, Fernand Samuel decise di mettere in scena solo opere inedite di autori conosciuti. Nasceva così un piccolo teatro avente per sede la sala Duprez in Rue de la Tour-d’Auvergne. Il repertorio della compagnia comprendeva Margarita ou les trouvailles de Gallus, di Victor Hugo, Les Noces corinthiennes, di Anatole France, La Coupe et les lèvres, di Alfred de Musset e L’Assassin di Edmond About.

Georges Feydeau interpretava un ruolo in quest’ultima pièce e, durante la sua scena, perse i superbi baffi che aveva deciso di indossare per sembrare più “uomo”; i baffi rimasero attaccati alla guancia della sua graziosa partner, i cui grandi occhi ridenti e la vivacità facevano faville, che si chiamava Rachel Boyer e studiava al Conservatorio.

Fernand Samuel era l’anima di questi allestimenti: attore, suggeritore, regista, scenografo, non si tirava mai indietro quando si trattava di lavorare sodo. I suoi colleghi lo aiutavano con gioia e, più di una volta, Francisque Sarcey fu visto assistere alle tumultuose prove togliendosi la redingote e restando in maniche di camicia, per assumere un’aria più informale e partecipare così a queste manifestazioni artistiche e giovanili.

Un giorno, passando davanti al Teatro della Renaissance, Samuel notò un cartello che diceva Affittasi teatro. Andò dal portiere e gli chiese:

“Mi scusi, il teatro è ancora disponibile?”. “Sì, giovanotto”, gli rispose quest’ultimo. Un paio di settimane dopo, tornò a bussare alla stessa porta ed ebbe una seconda conversazione con il portiere: “Sareste così gentile da aprirmi l’ufficio del direttore del teatro?”. “E perché mai, giovanotto?”. “Perché il nuovo direttore sono io”.

Al Teatro della Renaissance, Fernand Samuel allestì la prima pièce in tre atti di Georges Feydeau, Sarto per signora, e molti altri vaudeville di autori all’epoca celebri. In quello stesso periodo la direzione del Teatro delle Variétés restò vacante a causa delle dimissioni di Eugène Bertrand, chiamato a dirigere l’Opéra. Così, nel 1891, Samuel gli succedette e si sistemò in pieno boulevard. Gli autori più in voga al Teatro delle Variétés erano Mailhac e Halévy; Fernand Samuel non solo allestì le nuove pièces dei due spiritosi vaudevillisti, ma riallestì anche le celebri operette di Offenbach. […]

Anni dopo, il direttore del Teatro delle Variétés pensò di mettere in scena una féerie (vedere Nota 1). Feydeau gli propose un testo simpatico, L’età dell’oro, ma per ben capire la pièce il pubblico avrebbe dovuto assistere al prologo che iniziava ogni sera alle 20:30. Chiedere un simile sforzo agli spettatori del Teatro delle Variétés era praticamente impossibile e così l’opera non ottenne il successo sperato.

Le prove della pièce furono particolarmente complesse. L’attività del teatro fu interrotta per quasi un mese e ogni giorno, e ogni notte, si tennero le prove, a volte fino alle cinque del mattino.
Per il ruolo del paggio di Luigi XV, Fernand Samuel aveva assunto un nano, molto noto a Parigi soprattutto a Montmartre, chiamato Delphin. Era stato Georges Feydeau a imporlo a Samuel, anche se questi non amava molto i fenomeni da circo in ambiente teatrale. Durante le prove, Samuel manifestava un notevole fastidio ogni volta che vedeva entrare in scena Delphin, finché un giorno, non riuscendo più a trattenersi, sbottò:

“No, non funziona assolutamente: sembra un povero vecchio dall’aria emaciata! Preferisco prendere un bambino o un travestito”.

Siccome non voleva causare un dispiacere a quell’uomo di quarantacinque anni, disse a Feydeau di ringraziarlo per la sua disponibilità e di informarlo che sarebbe stato risarcito per le prove già svolte. Molto contrariato per la decisione di Samuel, Feydeau si rifiutò di parlare a Delphin, così fu il direttore di scena a dargli la notizia. Delphin, nonostante la bassa statura, non era affatto disposto a farsi mettere i piedi in testa. Una volta dietro le quinte, chiese con fermezza di parlare con Feydeau e sbottò, arrotando bene le r:

“Quel bastarrrrrdo di Feydeau! È stato lui a giocarrrrrmi questo brrrrrrrrutto tirrrro! Voglio parrrrrrrlarrrrrgli!”.

Feydeau si trovava giusto alle sue spalle, ma poiché lui gli arrivava alle ginocchia non lo vide. Alla fine, abbandonò il palcoscenico giurando di rifilare uno schiaffo al commediografo appena fosse riuscito a vederlo. Non lo vide mai.

Note:
[1]
Féerie: pièce che si fonda su effetti di magia, di meraviglioso e di spettacolare, facendo intervenire personaggi immaginari dotati di poteri soprannaturali (fate, demoni, elementi naturali, creature mitologiche ecc…). Dizionario del teatro Patrice Pavis, a cura di Paolo Bosisio, Zanichelli editore, Bologna 1998, p. 173.

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