Tradurre Feydeau in catalano: Hi ha un gall dins el piano (da Chat en poche)

Il presente articolo è stato pubblicato il 15 ottobre 1982 sul quotidiano La vanguardia. L’autore è Xavier Fabregas. La traduzione è mia.

Chat en poche - locandinaIl vaudeville è senza dubbio il più serio contributo che la cultura francese abbia dato al teatro nel secolo XIX; in concorrenza con il music-hall e a un livello molto superiore rispetto al dramma romantico. Con il vaudeville, la scrittura drammaturgica supera, per la prima volta, l’antinomia che il teatro neoclassico aveva determinato tra il padrone, di nobili sentimenti, e il domestico, caricatura del primo e i cui sentimenti sono spesso ridicoli. Ora, invece, Don Giovanni e Sganarello si fondono in un unico personaggio, eroe e antieroe, dando origine alla figura del borghese sicuro di sé e soddisfatto della vita.

Al momento giusto il vaudeville incontra Eugène Labiche, l’uomo che, con saggezza, sa definire le linee di questo genere teatrale. Come nei parti felici, Labiche viene al mondo nell’istante in cui la congiunzione delle stelle è favorevole: la rivoluzione industriale ha trionfato senza che le ombre che, ben presto, proietterà sul paese generassero la benché minima inquietudine, e l’uomo – ovvero il borghese che si ritiene responsabile del miracolo – circola liberamente per questa terra di nuove meraviglie. Sono i giorni dell’euforia del macchinismo: con Labiche, per la prima volta, viene introdotta sul palcoscenico una grande stazione ferroviaria.

Era indispensabile evocare le origini del genere, e il patriarca che lo governa, al fine di collocare l’opera di Georges Feydeau, del quale, a Barcellona, non si vedeva una pièce dai tempi dei Cicli del Teatro latino. Quindi, se Labiche rappresenta l’età del bronzo del vaudeville, Feydeau è l’età dell’oro. Tuttavia, nel teatro di Feydeau, composto a cavallo tra due secoli, le cose sono cambiate: i personaggi che frequentano le sue commedie, per quanto si dimostrino sicuri di sé, si portano ancora dietro l’esperienza dolorosa della Comune di Parigi. La società felice di Feydeau è già una società che ha preso le sue precauzioni: se nel Gruzzolo (1864) di Labiche i borghesi irrompono nei ristoranti in modo allegro e travolgente, nel locale Da Chez Maxim, così come viene raffigurato da Feydeau nelle sue commedie, bisogna entrare seguendo un cerimoniale ben preciso. Nel teatro di Feydeau, i dialoghi e il susseguirsi delle scene sono smussati, molto affettati e ben organizzati. E malgrado ciò, Feydeau – e il suo merito consiste proprio in questo – preserva il miracolo del ritmo e l’effetto istantaneo della sorpresa.

Chat en poche

Tradurre Feydeau, come tradurre Labiche, non è affatto semplice. Anzi, è quasi impossibile. Per riuscire nel compito bisogna assumersi il rischio delle equivalenze linguistiche, saper ricostruire i personaggi e inventarsi nuovi giochi di parole. Paul Monterde, dal mio punto di vista, è riuscito a ottenere un ottimo risultato nel suo libero, e al tempo stesso fedele, adattamento di Chat en poche, trasferendo l’azione da Parigi a Barcellona e ambientandola nel 1911 anziché nel 1888. Lo stesso discorso vale per il titolo originale, che in catalano diventa Hi ha un gall dins el piano, da cui traspare chiaramente l’idea di Feydeau.

Quella che invece, secondo me, si rivela una scelta discutibile – lecita, se si vuole, ma poco efficace – è la messa in scena che si è deciso di adottare per la pièce di Feydeau. La compagnia Globus de Terrassa ci presenta Hi ha un gall dins el piano in uno stile che ha ben poco a che vedere con le forme drammaturgiche concepite dall’autore francese: lo spettacolo è innanzitutto una farsa con personaggi truccati come pupazzi, che si muovono come marionette e che rappresentano delle perfette caricature. Gli attori seguono con molta precisione le istruzioni impartitegli, ma il loro calcare troppo la mano toglie al testo di Feydeau la leggerezza che lo contraddistingue e, in buona parte, gli toglie anche il veleno. Questo non è un vaudeville, ma una cosa molto più semplice e addirittura più grossolana.

Chat en poche - locandinaLa trama ideata da Feydeau si fonda su un malinteso iniziale: lo studente straniero che, appena giunto in casa di alcuni amici del padre, viene scambiato per un celebre cantante d’opera. A partire da questa premessa si verificano, come per elisione, dei malintesi a catena che da una situazione reale e quotidiana ci proiettano verso le più fantastiche possibilità comportamentali. Tuttavia, il divertimento consiste nel dimostrare che la quotidianità e l’invenzione casuale non sono poi così distanti l’una dall’altra come si potrebbe pensare, anzi, le repressioni inconfessate sono il motore di una serie di fatti che, solo in apparenza, ci possono sembrare coincidenze. L’intreccio drammaturgico di Feydeau è talmente ben concepito da resistere all’uso, poco esperto, che ne fanno gli attori del Globus de Terrassa. Sotto altri aspetti, che non sono quelli principali ma quelli più semplici e immediati, Hi ha un gall dins el piano continua a funzionare di fronte a un pubblico che, la sera della prima, ha spesso manifestato, con grasse risate, la sua spontanea soddisfazione.

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