La puce à l’oreille (La pulce nell’orecchio) – articolo di critica teatrale del 1965

Locandina cinematografica di La pulce nell'orecchioIl presente articolo è stato pubblicato per la prima volta nel 1965 sul numero 63 della rivista teatrale Primer Acto. L’autore è Ricardo Doménech, la traduzione è mia.
Si ringrazia il Centro de documentación teatral di Madrid.

La pulce nell’orecchio di Georges Feydeau, rappresentata nel gennaio 1965 presso il teatro Beatriz di Madrid. Interpreti: Margot Cottens, Pepita Martín, Charo Moreno, Maribel Hidalgo, Florinda Chico, Manuel de Sabatini, Pastor Serrador, José Sacristán, Ricardo Alpuente, Angel Terrón, José Rubio, José Sepúlveda, Ricardo Ferrante e Luis Ramírez. Scenografie: Wolfgang Burmann. Costumi: Miguel Narros. Regia: José María Morena.

Niente meno che il vaudeville! Niente meno che Georges Feydeau! Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, in Francia, questo genere teatrale ottiene un particolare successo e trova anche in un autore – Feydeau – colui che lo condurrà alla sua massima purezza estetica. Shakespeare, Racine e Corneille stanno alla tragedia come Feydeau sta al vaudeville. È il grande classico di questo genere teatrale. Ecco perché la Comédie-Française lo rappresenta spesso. I francesi provano per Feydeau quasi lo stesso rispetto che nutrono per Racine o Corneille; rispetto quasi equiparabile a quello degli inglesi per Shakespeare e a quello che dovremmo manifestare noi spagnoli nei confronti di Lope de Vega o Calderón de la Barca.

Una scena di La pulce nell'orecchio

Il vaudeville di Feydeau è parte consustanziale di un’epoca di transizione. Il corso della storia ha finito per inghiottire quest’epoca e anche il vaudeville, così come veniva concepito nella dolce Parigi di inizio secolo. Le commedie di Feydeau stabilirono, tuttavia, un modello – situazioni e personaggi – che il teatro umoristico continuò a sfruttare, con sempre minor fortuna, per un certo periodo. Ancora oggi, è possibile trovare dei residui dell’umorismo del commediografo francese in non pochi spettacoli frivoli, che hanno trasformato le trovate comiche di Feydeau in espressioni artistiche a dir poco degeneri. Tuttavia, e partendo dal presupposto che il teatro di Feydeau non può, in alcun modo, essere concepito separatamente dalla sua epoca – perché raggiunge il suo apice solo quando è collocato in quel contesto storico – c’è ancora un messaggio che l’autore potrebbe trasmettere a molti commediografi: il suo senso dell’umorismo chimicamente puro (e in questo mi ricorda lo spagnolo Jardiel Poncela).

La pulce nell’orecchio è un buon esempio di quanto espresso sopra. In occasione della rappresentazione che, in questi giorni, è stata data al teatro Beatriz, qualcuno ha scritto che si tratta di un’opera antiquata. Ed è vero. Il teatro umoristico invecchia subito, perché è il teatro del contingente per eccellenza. Questo tipo di teatro, più di ogni altro genere, si appoggia sulla partecipazione attiva dello spettatore. Quando lo spettatore cambia, il teatro umoristico perde il novanta per cento della sua capacità comunicativa. Mi sembra giusto, fino a un certo punto, affermare che La pulce nell’orecchio è una pièce antiquata. Orbene, siccome bisogna essere coerenti, lo stesso termine andrebbe applicato, ad esempio, ad Aristofane e a tutto il teatro comico del Siglo de Oro spagnolo, o alle farse di Don Ramón de la Cruz. E, logicamente, anche alle farse di Arniches.

Locandina di La pulce nell'orecchio

La pulce nell’orecchio, come tante altre opere di Feydeau, ha l’unica pretesa di far ridere attraverso una serie di situazioni fondate su quello che può essere definito il punto di appoggio di tutto l’umorismo etico: il contrasto e la sorpresa. Feydeau, tuttavia, ci presenta, sotto l’aneddotico intreccio, tutta una serie di personaggi espressione della società del suo tempo; personaggi che oggi sono già degli archetipi. L’autore, comunque, non ne approfondisce i caratteri; non fa teatro psicologico, ma teatro satirico. La sua satira è gentile, aperta, allegra e fidata – in fondo, in fondo, Feydeau credeva nei generali presupposti della società in cui viveva. Il suo teatro, nei limiti di un teatro considerato minore, è un teatro di prim’ordine.

Questa specie di sproposito comico che può essere considerata La pulce nell’orecchio necessita oggigiorno, per una corretta messa in scena, di un tatto e un’abilità particolari, di un’armonizzazione che rasenti l’eccessivo. I pericoli da evitare, in egual misura, sono due: la semplice rappresentazione meccanica, dove il ritmo dell’azione si limita a un rudimentale andirivieni dei personaggi sul palcoscenico, e la rappresentazione più o meno verista, dove gli elementi farseschi risultano snaturati. La messa in scena di José María Morera ha evitato di cadere in questo secondo errore ma, malgrado tutto, è incappata nel primo. A questo ha contribuito, in modo particolare, l’interpretazione – poco intelligente e molto grossolana – di Manuel Sabatini in uno dei ruoli principali della pièce. A parte Margot Cottens, che in alcune scene ha padroneggiato bene la parte, e José Sancristán, che è riuscito a trasformare un ruolo breve in un’interpretazione semplicemente straordinaria, il livello complessivo degli attori è stato molto basso. Attribuisco questa mancanza di qualità interpretativa soprattutto al regista, poiché nessun aspetto della sua messa in scena teatrale si avvicinava minimamente a quella che doveva essere una seria impostazione di un attuale allestimento di Feydeau. Solo i costumi, di Miguel Narros, si avvicinavano a quell’armonizzazione richiesta dal testo originale.

Locandina di La pulce nell'orecchio (1)

Qui sotto è possibile visualizzare il video trasmesso dalla Rai in riferimento alla commedia La pulce nell’orecchio:

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