La purga al pupo: il primo film sonoro di Jean Renoir, tratto da una pièce di Feydeau

Il presente articolo è stato pubblicato sul sito web DVDtoile.com (http://dvdtoile.com/Thread.php?4033) il 20 novembre 2003. L’autore è Yann Le Gal, la traduzione è mia. Si ringraziano Yann Le Gal e DVDtoile.com per l’autorizzazione alla traduzione.

Jean RenoirAvendo incontrato alcune difficoltà nel montaggio de La cagna, Jean Renoir decise di realizzare un film veloce e popolare. Veloce, La purga al pupo (1931), lo è stato di sicuro: scritto in una settimana, girato e montato sempre in una settimana e già pronto per l’uscita sul grande schermo solo quattro settimane dopo l’inizio del progetto, riuscì a battere ogni record (solo Guitry avrebbe saputo fare di meglio!). Nel film, la velocità di esecuzione non passa inosservata… nel migliore significato del termine. La pellicola è survoltata, e possiede un ritmo indiavolato. Certo, il ritmo è determinato dalla pièce perfetta che ne costituisce la base e non bisogna tralasciare l’umorismo dell’immenso Georges Feydeau, ma il merito va soprattutto ad attori di grande livello. Michel Simon è sublime (come sempre) nel ruolo di un cornuto infatuato di se stesso, ma l’elemento cardine è costituito da Marguerite Pierry, nella parte della moglie di Follavoine. Marguerite Pierry è semplicemente sublime, e allo stesso tempo perfida, astuta, grossolana ma pur sempre divertente. Anche quando è sullo sfondo, silenziosa, senza nessuno che le rivolga la parola, assume un atteggiamento, sorride in un modo e ha una mimica tale che è impossibile non mettersi a ridere. Quando viceversa si trova in primo piano, è un vero incanto. Osa di tutto e arriva a tutto. È arte di grande livello… Per il gusto dell’aneddoto, nella pellicola compare anche uno sconosciuto di nome Fernandel nel piccolo ruolo dell’amante.

Il lavoro del regista Jean Renoir non si limita, evidentemente, alla realizzazione della versione filmata di un testo teatrale, ma egli dimostra allo stesso tempo l’intelligenza di non cercare di rinnegare la teatralità della storia. Quando, ad esempio, Michel Simon ritorna sulla scena per interpretare il cornuto indignato che denuncia moglie e amante, con uno slancio forzatamente teatrale, Jean Renoir sottolinea ancora di più questo slancio assumendo letteralmente il punto di vista dello spettatore seduto a teatro. In questo modo si genera un immediato effetto  di rinculo che trasmette ulteriormente la sensazione di trovarsi di fronte a una situazione ridicola.

Marguerite PierryAl contrario, quando la pellicola ha bisogno di acquisire un certo ritmo, dando allo spettatore l’idea di trovarsi assieme ai personaggi, Jean Renoir cerca di alternare le scenografie (prima l’ufficio, poi il bagno, poi il salotto, il corridoio ecc…). Il regista realizza anche delle inquadrature fisse con la macchina da presa, strutturando l’immagine con primi piani e profondità di campo. Ma la strategia di cui si avvale maggiormente è il montaggio parallelo. Quando lo spettatore vede Follavoine nel suo ufficio, all’inizio del film, ha anche la possibilità di seguire, in parallelo, la moglie impegnata a convincere il bambino a prendere la pozione. Quando si vede la moglie di Chouilloux che sta per arrivare, in contemporanea ci si ritrova nel corridoio a controllare che, per il marito, tutto stia andando per il meglio.

Come ultima cosa, vale la pena segnalare che questa pellicola è anche uno dei primi tentativi di Jean Renoir di realizzare un film sonoro. L’esperimento è pienamente riuscito se si considerano tutte le difficoltà incontrate quando è nato il cinema muto, soprattutto per la necessità di registrare la musica in diretta, sul palcoscenico. All’epoca, il rumore dello sciacquone, e il realismo che da esso traspariva, focalizzò l’attenzione dei critici cinematografici che si complimentarono con Jean Renoir per aver posizionato il microfono nel punto giusto…

Il risultato è un piccolo capolavoro di perfezione; un’ora di puro e grande piacere.

Un fotogramma del film

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