Feydeau e i suoi eredi

Il presente articolo è tratto dalla rivista spagnola Triunfo, año XX, n. 145, p. 12, pubblicata il 13 marzo 1965. L’autore è José Monleón. La traduzione è mia.

Georges FeydeauIn un lasso di tempo abbastanza breve, a Madrid sono state allestite tre opere di Georges Feydeau: El sistema Ribadier, Ocúpate de Amelia e La pulga detrás de la oreja. A partire dal 1939, e per molti anni, nessuno trovò il coraggio di tradurre le opere di Feydeau: le sue commedie erano considerate troppo audaci e le possibilità che la censura ne autorizzasse la rappresentazione erano scarse. Il vaudeville acquisiva, grazie alla penna di Feydeau, una cattiveria senza eguali. L’infedeltà era soprattutto l’arte dei preliminari e, una volta consumata, diventava la tragicommedia del ridicolo. Feydeau si burlava, in certo qual modo, del romanticismo e della letteratura volti a idealizzare una cosa che in linea generale si riduce al comandamento “desiderare la donna d’altri”. L’atmosfera dei romanzi rosa, respirata da coppie quarantenni, mette sempre i brividi, soprattutto quando i personaggi sanno fino alla nausea che la loro è solo una commedia.

È molto interessante vedere Georges Feydeau – il padre del vaudeville, il “più grande talento comico francese dopo Molière”, secondo le parole di Marcel Achard, esperto del repertorio della Comédie-Française e di quello di altre compagnie più o meno serie, come la compagnia di Jean Louis Barrault – rappresentato a Madrid. Se non altro all’interno del nostro repertorio teatrale quotidiano, poiché so benissimo che non è rifugiandoci in Feydeau che contribuiremo alla profonda rivoluzione di cui necessita il teatro spagnolo. Tuttavia, pur nell’ambito della nostra banalità, Feydeau ha evidenziato qualcosa di fondamentale. Punto primo: l’intelligenza di un autore teatrale consiste nell’evitare il più possibile la pornografia; punto secondo: il vaudeville non esclude l’atteggiamento critico; punto terzo: gli eredi di Feydeau hanno sperperato quasi tutta l’eredità da lui lasciata… Punto quarto, da non sottovalutare: il nostro pubblico di aficionados del teatro, quello stesso pubblico che permette a dei vaudeville insignificanti di superare le cento repliche, non era disposto ad appoggiare Georges Feydeau.

Adesso che, nell’arco della stessa settimana, si sono concluse le repliche di La pulga detrás de la oreja, andate deserte, e quelle di Cocó di Marcel Mithois, un vaudeville moderno che ha superato le duecento rappresentazioni, forse è arrivato il momento di prendere in esame alcuni dei punti di cui sopra.

Punto primo: cercando di individuare le motivazioni che hanno spinto le persone a disertare Feydeau – le cui opere, forse per le buone critiche che ottengono, riescono a catturare l’attenzione del pubblico madrileno per un paio di settimane per poi perdere progressivamente spettatori – bisognerebbe chiedersi fino a che punto quest’autore sia da considerarsi “troppo francese”, e quindi difficilmente esportabile. In questo caso, però, sarebbe anche necessario affermare che Marcel Mithois, tanto per citare uno dei nostri ultimi esempi, è la “prova vivente” che il “troppo francese” resiste benissimo al volo Parigi-Madrid. Di fronte a una simile contraddizione, forse è la volta buona che ci imbattiamo nella vera risposta: Feydeau, proprio per il contenuto satirico delle sue pièce, rispecchiava – nel suo sistematico sragionare – la società reale; in cambio, i moderni autori di vaudeville sono soliti agire in base a una determinata convenzione letteraria, quella “Francia dei vaudeville” che nasconde un amante sotto ogni letto. Feydeau lavorava, con l’abilità del circense e una buona dose di crudeltà, sulla realtà; dimostrando le sue doti di giocoliere all’interno di appartamenti autentici e abitati. Il vaudeville moderno, invece, tende all’astrazione, mettendo in scena i triangoli amorosi in un’arena dove, al cospetto di un pubblico internazionale, dovranno dimostrare che i triangoli francesi sono i migliori e i più ingegnosi del mondo. Hoplà!… Ora vedete l’amante nascosto nell’armadio! E hoplà!… Ora non lo vedete più!

Cartolina ispirata a Sarto per signora di FeydeauIl pubblico applaude. Si tratta semplicemente di riunire in un’unica pièce tutte le motivazioni, tutte le bizzarrie e tutti i casi possibili… Il prestigiatore si tira su le maniche, e il presentatore grida: “E tutto questo con soli tre personaggi!”. Jean-Jacques Gautier, che pur essendo svizzero si sente francese da una vita ed è un critico molto illustre, dichiara: “Quest’opera si contraddistingue per situazioni, scene, quiproquo, dialoghi, battute, parole, personaggi e una costruzione ben definita. Caratteristiche che assai di rado si trovano tutte assieme nel teatro moderno”. Dopodiché, aggiunge sospirando: “Mi piacerebbe sapere perché tanti nuovi autori non nutrono il benché minimo interesse per il magnifico numero del pappagallo che ripete una frase di Racine e un’altra di Corneille!”.

Il pubblico se ne va tranquillo. L’astratto è maneggevole, adattabile ed emozionante. Il brutto è quando sul palcoscenico, come faceva Feydeau, spunta all’improvviso un pagliaccio senza trucco e con la stessa faccia dello spettatore. Se il vaudeville vuole vivere, e divertire tutte le signore e signorine del mondo, deve essere spiritoso e squisito! E Feydeau, che in fondo si considerava il “padre della creatura”, si trova costretto a entrare nella gabbia dei leoni.

Punto secondo: la pornografia. Feydeau è l’autore di vaudeville meno pornografico in assoluto. Un tipo che passa tutto il tempo a ridere non può essere uno sporcaccione. Egli non scade mai nell’erotismo represso, né nel decadentismo vitale che alimenta la pornografia. Feydeau è un uomo di bell’aspetto, che conduce una bella vita e ha successo. La sua forza consiste proprio nel saper guardare dall’alto la gente che sta al suo fianco. È un uomo sano, che ha scoperto tutte le astuzie del mestiere teatrale e il cui obiettivo è guadagnare soldi e farsi, di tanto in tanto, una risata. Il suo atteggiamento non ha nulla, o quasi nulla, a che vedere con gli autori di “commedie oscene”, o di “afrodisiaci letterari” destinati a un pubblico troppo maturo.

Con Feydeau trova conferma una delle tristi norme della letteratura: i generi raggiungono il loro massimo livello espressivo quando ancora stanno nascendo, quando nessuno li riconosce come tali, quando l’autore si muove liberamente nella direzione da lui desiderata, senza che critici, spettatori o drammaturghi imitatori, si ritrovino a cercare, nella memoria, il modello corrispondente.

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