Il nipote di Georges Feydeau

Il presente articolo è apparso sul quotidiano Le Monde il 03 dicembre 1951. L’autore è René Robert. La traduzione è mia.

Germaine Feydeau

Germaine Feydeau

Nell’istante in cui Georges Feydeau entra a far parte del repertorio comico del Théâtre Français accanto a Molière, forse è il caso di ricordare il tragico destino che colpì suo nipote Philipp Keun e che pochi conoscono. La storia ci è stata raccontata da uno dei suoi compagni di resistenza, il dottor Odic, che fu suo amico ed è l’attuale sindaco di Sèvres.

Georges Feydeau, come tutti sanno, ebbe tre figli e una figlia. I tre figli sono vivi e godono di una certa notorietà nell’ambiente teatrale parigino. La figlia è morta. Aveva avuto due figli maschi, uno dal primo matrimonio, Philipp Keun, e uno dal secondo, Jacques Tartière.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Philipp, malgrado fosse cittadino inglese, decise di combattere nei ranghi dell’esercito francese. Entrò nella legione straniera, si guadagnò i gradi di sergente e, nel giugno 1940, fu fatto prigioniero con la sua unità in virtù delle clausole dell’armistizio.

Suo fratello minore, un attore di cinema che aveva ottenuto un successo strepitoso recitando in un film ambientato nel Sahara, era entrato nell’aviazione inglese. Ufficiale pilota, legato sia al paese di cui era militare di carriera sia alla Francia, fu ucciso durante gli spiacevoli scontri determinati dalla resistenza del governo di Vichy all’occupazione della Siria da parte degli Alleati. Non staremo qui a ricordare le tragiche circostanze della sua morte; basti sapere che avvenne nel periodo in cui Philipp Keun riusciva a fuggire dai campi tedeschi.

Dopo la fuga, Philipp si nascose per qualche tempo a Parigi, poi raggiunse nuovamente l’Inghilterra, dove fu nominato ufficiale dell’esercito inglese, e rientrò nella Francia occupata per creare e dirigere la rete informativa della Resistenza Jade-Amicol. Fu allora che entrò in contatto con il dottor Odic, che divenne anch’egli membro della rete.

Jacques Tartière, fratello minore di Keun

Jacques Tartière, fratello minore di Keun

All’epoca, sua madre, Germaine Feydeau, rifugiatasi a New York, lo credeva morto; come se non bastasse era appena venuta a conoscenza della morte dell’altro figlio. Prostrata dal dolore, si suicidò, anche se Philipp non fu mai messo al corrente della notizia.

Il capitano Keun, un bel giovane atletico, energico, instancabile, taciturno – anche se capace di slanci di gioia infantile – flemmatico, con improvvisi e violenti scatti di collera, sembrava essere consapevole del tragico destino che lo aspettava. Si recava spesso a Londra, o in aereo, o in sottomarino. Il dottor Odic, invece, fu arrestato a Parigi, nel dicembre del 1943, con molti altri membri della rete, e spedito a Buchenwald. E fu proprio qui che incontrò di nuovo il nipote di Feydeau.

“Vi ricordate”, ci scrive il dottor Odic, “di quel piccolo gruppo che ci raggiunse in convoglio speciale a Buchenwald verso la metà di agosto 1944? Era composto da circa venticinque ufficiali inglesi e un paio di francesi, tra i quali il pilota automobilistico Benoît. Li rinchiusero subito nella baracca 17, dietro il filo spinato. Philipp ne faceva parte, mentre io operavo come medico. Fui informato del suo arrivo il giorno stesso. Il mio ruolo di medico mi consentiva di oltrepassare il filo spinato che circondava la baracca 17”.

“Philipp dimostrava la stessa pacifica audacia e forza di volontà che lo avevano sempre contraddistinto, e stava già cercando (“sempre che me ne lascino il tempo”, diceva) di mettersi in contatto con altri elementi del campo che gli sembravano più pronti all’azione”.

“Mi disse che, durante un lancio col paracadute, si era fratturato la colonna vertebrale, che i dolori si facevano ancora sentire ma che serviva ben altro per fermarlo. Mi spiegò che, dopo essere stato tradito da uno dei suoi agenti di Orléans, era stato sorpreso nel corso di una missione e catturato, in piena notte, assieme ad altri quattro compagni, in un granaio della valle della Loira, ai confini della Sologne, il 29 giugno 1944”.

“Quest’autunno, ho avuto modo di rivedere il luogo in cui, nel comune di Vienne-en-ville, è stata eretta, lungo un viale sabbioso, tra i cespugli e gli alberi, su un tappeto di erica che ha assunto tonalità rossastre, la stele che il Grande Quartiere interalleato ha realizzato in memoria del capitano Philipp Keun e dei suoi compagni, tutti morti nelle prigioni tedesche. L’angolo è bello: un deserto verdeggiante la cui calma è turbata solo dai suoni provenienti dalla foresta e dalla palude”.

Stele dedicata a Philipp Keun e ai suoi compagni

Stele dedicata a Philipp Keun e ai suoi compagni

“Ricordate quanto successo a Buchenwald? Quindici giorni dopo l’arrivo del convoglio di cui ho appena parlato fu commesso quel crimine che tutti noi abbiamo ben impresso nella memoria. Quei giovani, la cui giovinezza e nobiltà d’animo ci erano di conforto, furono orribilmente uccisi tra le mura del crematorio. Solo il colonnello Thomas, salvato da Kogon, sfuggì al massacro”.

“Così si concluse la vita di Philipp Keun, nipote di Georges Feydeau. Spesso ci aveva dato l’impressione di vivere la sua esistenza come un dramma la cui unica via d’uscita era la morte. Chissà se aveva previsto una simile fine”. […]

Siamo ben lontani, purtroppo, dalle storie narrate ne Il tacchino o La signora di Chez Maxim.

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