Hotel Paradiso: Alec Guinness in un film tratto da una pièce di Feydeau

Il presente articolo è stato pubblicato sul The New York Times il 15 ottobre 1966. L’autore è Thomas Lask. La traduzione è mia.

Hotel Paradiso (locandina)In quanto principale responsabile della pellicola Hotel Paradiso, la cui anteprima è stata proiettata ieri al Plaza Theater, Peter Glenville (produttore, regista e coautore della sceneggiatura) è diviso in due. È talmente innamorato degli oggetti esteticamente belli (e tutti a colori) da non consentire alla macchina da presa di lasciarli tranquilli: splendidi giardini, tende monumentali, piante in vaso, antichi parchetti tirati a lucido, sculture, tappeti nuovi che si alternano a tappeti consunti, vista panoramica. Perfino la stanza da bagno, con le decorazioni in marmo blu e gli zampilli che richiamano le fontane, ha una finitura in perfetto stile museale che è una gioia per gli occhi.

Il problema di questa sontuosa attenzione è che si scontra con l’idea del film e della sua messa in scena, poiché Hotel Paradiso è soprattutto una farsa da camera da letto, secondo i canoni della vecchia tradizione, ed è tratta da uno dei più spumeggianti esempi di questo genere teatrale realizzati dal maestro Georges Feydeau, che scrisse il copione in collaborazione con Maurice Desvallières. Un simile esperimento richiede una certa incisività, un’energia propulsiva che la pellicola di Peter Glenville possiede a sprazzi. Il risultato è un film incantevole quando invece dovrebbe essere vivace, e piacevole quando dovrebbe far ridere.

La trama vi risulterà senza dubbio familiare anche se nessuno ve ne ha mai parlato. È la storia di un marito un po’ traditore che complotta di trascorrere la notte con la bella moglie del suo vicino. Sia la moglie del traditore che il marito della traditrice saranno fortunatamente fuori casa. Come ben sappiamo, gli amanti andranno a rifugiarsi nell’hotel del titolo, ma il marito ignaro, che ha delle questioni di lavoro da gestire nell’hotel, si farà ben presto vivo. La cameriera di casa, intanto, ha un appuntamento con il nipote del vicino, e quindi entrambi giungono all’albergo. Un genitore passionale con le sue quattro figlie, e una coppia le cui intenzioni sono lasciate all’immaginazione dello spettatore, arrivano a loro volta in albergo. Qui troviamo una stanza abitata dai fantasmi, un turco dallo sguardo allucinato, uno stuolo di poliziotti francesi, e un fattorino dalla testa vuota che confonde le stanze. Le scappatelle che ne derivano necessiterebbero dell’intervento di un esperto di logica che le districasse. Com’è ovvio, il tutto avviene nella più totale innocenza.

Un film di questo tipo non richiede un grosso impegno da parte degli attori, ma va comunque detto che vederli all’opera è un vero piacere. In particolare Alec Guinness quando, dopo aver dichiarato la sua passione per una dama, scopre con dignità una piccola porzione di braccio e ci stampa sopra un casto bacio; è come assistere a un’avventura comica di eccezionale livello. Robert Morley, il marito tradito nonché vicino di casa, è quasi sempre infuriato nero. Peggy Mount, che interpreta la moglie megera di Alec Guinness, è una presenza esplosiva; Douglas Byng è il tipico genitore pomposo che non si accorge di nulla, e Akim Tamiroff, nella parte dell’albergatore italiano, è russo quanto basta. Gina Lollobrigida, che tende ad essere espansiva e sgargiante, non entra facilmente in sintonia con lo stile sostenuto dagli altri.

Gina Lollobrigida (Hotel Paradiso)Che cosa ci fa qui Peter Glenville nei panni di Georges Feydeau? Beh, questo lo sa lui. Ma è una burla ben riuscita, un po’ come un salone pieno di specchi che evoca l’infinito. E poi, ci sono gli indimenticabili elementi d’arredo, quasi troppo belli per essere veri.

Hotel Paradiso: sceneggiatura di Peter Glenville e Jean-Claude Carrière, da L’Hotel del Libero Scambio di Georges Feydeau e Maurice Desvallières.
Regista: Peter Glenville.
Produttore: Peter Glenville.
Compagnia: Metro-Goldwyn-Mayer.
Durata: 98 minuti.
Cast:
Benedict Boniface: Alec Guinness
Marcelle Cot: Gina Lollobrigida
Henri Cot: Robert Morley
Angelique: Peggy Mount
Anniello: Akim Tamiroff
La Grand Antoinette: Marie Bell
Maxime: Derek Fowldes
Mr. Martin: Douglas Byng
Duke: Robertson Hare
Victoire: Ann Beach
L’ispettore: Leonard Rossiter
George: David Battley
Il turco: Dario Moreno
Georges Feydeau: Peter Glenville

L’anteprima è stata proiettata al Plaza Theater, 58th Street East of Madison Avenue.

Per approfondire, vedesi anche la versione teatrale, sempre con Alec Guinness, Free Exchange at the Hotel Paradiso.

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  1. Pingback: Feydeau e il piacere di ridere per la pura gioia di ridere | annamaria martinolli

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