La riscoperta di Georges Feydeau in Canada a seguito del riallestimento delle sue opere a Parigi

Il presente articolo è apparso sul quotidiano canadese Le Devoir il 06 luglio 1963. L’autore è lo storico e scrittore Jean Hamelin. La traduzione è mia.

Il Tacchino - locandinaSi è reso necessario attendere il dopoguerra per vedere Georges Feydeau risalire sui palcoscenici parigini, e non i palcoscenici di second’ordine. Questo teatro arzillo che, nel periodo della sua messinscena e con una tecnica che lascia ancora oggi inebriati, cantava gli splendori della vita facile della Belle Époque era considerato, proprio ai primi del Novecento, il prototipo del teatro leggero. All’epoca, nessuno avrebbe mai pensato che il teatro di Feydeau fosse in grado di resistere allo scorrere del tempo e far cadere nel dimenticatoio, quasi quarant’anni dopo la morte dell’autore, il teatro serio dello stesso periodo rappresentato da autori quali Georges de Porto-Riche, Henry Bataille e tutti gli specialisti di quello che fu ben presto definito il teatro borghese.

Mentre ai giorni nostri questo teatro falsamente borghese resta sugli scaffali, i registi possono dormire sonni tranquilli perché (per fortuna) le opere di Georges Feydeau, dopo aver scontato i vent’anni di purgatorio previsti dalla “legge”, stanno vivendo una seconda giovinezza che non avevano mai perso ma che era stata dimenticata.

Georges Groulx, che ha appena messo in scena con entusiasmo un Feydeau poco conosciuto al Théâtre de l’Estérel, a Sainte-Marguerite-du-Lac-Masson in Québec, mi ha detto che fu Marcel Herrand il primo a rilanciare la moda di Feydeau dopo il 1945. La Comédie-Française lo avrebbe seguito a ruota con Il Tacchino e La pulce nell’orecchio, se non erro, e poi sarebbero arrivati Jean-Louis Barrault con Occupati di Amélie e Georges Vitaly con Il sistema Ribardier; sicché, da quindici anni a questa parte, quasi tutti i testi più importanti di Georges Feydeau sono stati ripresi a Parigi con un successo notevole se non addirittura eclatante, come nel caso dei succitati Occupati di Amélie e Il Tacchino. […]

Lo scrittore francese Jean Gwenaël Dutourd mi ha confessato di non amare affatto Feydeau e di trovarlo, anzi, volgare. Onestamente non credo che la sua affermazione sia esatta. Per me Feydeau non è volgare, sono i suoi personaggi a esserlo – o quantomeno i suoi personaggi maschili – . Poiché i testi di Feydeau sono fondati su un unico principio, l’infedeltà maschile, l’autore è riuscito a concepire dozzine di varianti sull’argomento, tutte divertenti e tutte strampalate. Allo stesso tempo, Feydeau si è convertito nel pittore, se non addirittura il caricaturista, di un’epoca; ma non un’epoca nella sua interezza bensì nella sua artificiosità e perniciosità. Il teatro di Feydeau presenta solo e unicamente dei personaggi borghesi che per di più si divertono. Certo, sono persone che svolgono un mestiere o che ricoprono un incarico, spesso importante, in ambito amministrativo, burocratico o affaristico, ma a vederli non si direbbe. Il loro pensiero fisso è tradire la moglie con l’amante. Una trama di questo tipo potrebbe sembrare a una prima occhiata abbastanza banale non fosse che, per una curiosa compensazione, si trasformasse in una satira crudele della dissolutezza di cui pretendiamo di farci beffe. Il teatro di Feydeau potrebbe essere interpretato come una gigantesca caricatura del teatro di boulevard, anche di quello ideato da André Roussin, il che non ci porterebbe molto lontano dalla verità.

Cartolina storicaPer molto tempo, Feydeau è stato ignorato sia dalle troupe che dai teatri semplicemente perché, almeno questo vale per il Canada, era molto difficile ottenere i diritti di rappresentazione. A Montréal, negli anni Trenta, Fred Barry portò in scena Il signore va a caccia al Teatro Stella, ma la cosa si chiuse lì. E onestamente non saprei giudicare lo stile di tale rappresentazione poiché temo che, all’epoca, ci si focalizzasse soprattutto sulla buffoneria delle situazioni inscenate. Dopo la ricomparsa dei testi di Feydeau sui più importanti palcoscenici parigini, l’onda d’urto arrivò anche qui da noi restituendoci le sue pièces. Il Théâtre du Nouveau Monde, tre anni fa, stupì la critica e il pubblico mettendo in scena Il Tacchino e raggiungendo la bellezza di settantacinque repliche (e la pièce fu addirittura presentata a un festival). La stagione scorsa, invece, il Théâtre du Rideau Vert ha allestito, per un mese e mezzo, La pulce nell’orecchio seguendo uno stile che mi è parso molto preciso e attento, visto e considerato che in Canada non si respira affatto l’atmosfera parigina. La stagione prossima, a quanto mi è stato riferito, la medesima troupe inserirà nel suo repertorio L’albergo del Libero Scambio.

Quest’estate sono ben tre i teatri che mettono in scena in contemporanea, o quasi, un testo di Feydeau: abbiamo Occupati di Amélie, allestito un po’ vigliaccamente al Théâtre La Poudrière, Il sistema Ribadier appena presentato al succitato Théâtre de l’Estérel e Il signore va a caccia al Théâtre de Marjolaine a Eastman. Se a questi allestimenti si aggiungono gli atti unici La suocera buonanima e Purghiamo il bimbo ci si accorgerà facilmente che i nostri registi e drammaturghi non hanno esitato a seguire l’onda parigina e si sono preoccupati di restituire a Feydeau tutta la sua modernità.

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