Feydeau e il cinema (I) – La signora di Chez Maxim

Locandina di La dame de Chez MaximIl seguente articolo è stato pubblicato il giorno 8 aprile 1933 sul settimanale Hebdo, Revue Indépendante et Impartiale de la Production Cinématographique. L’autore è Raymond Villette, la traduzione è mia.

La signora di Chez Maxim Vaudeville di Georges Feydeau diretto da Alexandre Korda e interpretato da Florelle, Alerme, Palau, Charlotte Lysès, André Lefaur, Magdelaine Ozeran.

Il film che Alexandre Korda ha tratto dal celebre vaudeville di Georges Feydeau è stato scelto per inaugurare la nuova sala Pathé-Natan, il “Marignan-Pathé”, edificata lungo gli Champs-Elysée. La scelta del film è motivata da un tocco di umorismo delicato; è molto divertente, in effetti, assistere a una pellicola che resuscita la vita parigina di inizio secolo in un cinema dall’architettura moderna estremamente armoniosa.

La sala, lussuosa ed elegante al tempo stesso, fa grande onore al gusto dell’architetto Bruyneel. Interamente costruita in cemento armato, le sue dimensioni sono le seguenti: 40 metri di lunghezza dal foyer alla parete scenica; 23 metri di larghezza complessiva; 20 metri di altezza dalle poltrone dell’orchestra al soffitto; circa 1800 mc di volume. Tutti i lavori in cemento armato sono stati affidati alla Ditta di Costruzioni Edmond Coignet, sotto la direzione dell’ingegnere E. Fougea. La realizzazione del “Marignan-Pathé” ha rappresentato un nuovo successo per questa società, e si va ad aggiungere al suo già brillante attivo.

Ma torniamo alla Signora di Chez Maxim, argomento che ci interessa particolarmente in questo contesto.

È una pellicola molto divertente, che sicuramente farà ridere il pubblico, realizzata con ritmo trascinante dal regista Alexandre Korda a partire dall’adattamento cinematografico di Henri Jeanson del celebre vaudeville di Feydeau.

L’inizio del film è particolarmente ben riuscito, con la visione di alcuni notiziari autentici del 1900, inseriti all’interno dell’ambientazione creata dal regista. Poi, l’azione indiavolata si snoda rapidamente e scivola via in un movimento accelerato fino alla scena del fidanzamento a casa del Generale. L’ultima parte si trascina un po’ per le lunghe, anche se qualche passaggio molto divertente non manca di certo.

Scena dal film La signora di Chez Maxim

La trama della Signora di Chez Maxim è risaputa:

Dopo un’operazione chirurgica che si è protratta fino a tarda notte, il dottor Petypon si lascia trascinare da un collega in un locale notturno dove beve più del dovuto. Lì conosce una frequentatrice abituale del posto: la Môme Crevette, e se la porta a casa. Il mattino seguente, il dottore si accorge con spavento della presenza della Môme Crevette e la supplica di andarsene prima che sua moglie la scopra. Nel momento in cui la donna sta per lasciare il domicilio di Petypon, sopraggiunge il Generale nonché zio del dottore: è venuto per invitarlo assieme alla Môme Crevette, che scambia per sua moglie, al matrimonio di sua nipote in Touraine.

Ritroviamo poi Petypon e la Môme Crevette nel castello del Generale. E qui si presenta una nuova complicazione: il futuro sposo è stato l’ultima “cotta” della Môme Crevette. Nel frattempo, quest’ultima conquista tutte le signore presenti in sala con la sua allegria e il suo brio scatenato. Non c’è niente di più divertente che vedere le dame dell’amministrazione dipartimentale andare in visibilio davanti al linguaggio argotico della Môme Crevette, e cercare di imitarne il benché minimo gesto.

La vera signora Petypon, però, ha saputo dell’invito del Generale e si presenta quindi a sua volta alla festa. Scambia la Môme Crevette per la moglie del Generale, mentre questi scambia la signora Petypon per la sposa del migliore amico di suo nipote. Nuove complicazioni dunque: i personaggi arrivano anche alle mani, prendendosi a schiaffi, ma questo non impedisce alla pellicola di arrivare ad un epilogo felice e soddisfacente per tutti quanti.

Questo classico del vaudeville è stato perfettamente rappresentato da Alexandre Korda che, lo ribadisco, è riuscito a preservare, trasponendolo sul grande schermo, il movimento indiavolato e la forza comica dell’originale; forza comica accentuata, per noi spettatori del 1933, dalle scenografie e dai costumi, e da quell’intensa atmosfera di inizio secolo a cui non possiamo assistere senza ridere.

L’interpretazione è eccellente, anche nei ruoli più secondari. Florelle interpreta con molta sagacia e notevole tatto la parte della Môme Crevette: sa essere divertente senza scadere nel volgare, e buffa con leggerezza. André Lefaur, che eccelle nei ruoli molto caratterizzati, è un Generale estremamente comico. Quanto ad Alerme, è sempre rimarchevole nel ruolo di Petypon. Vale la pena citare anche Palau, che interpreta con destrezza l’amico del protagonista; Magdelaine Ozeran nel ruolo della gentile Clémentine; Maurice Rémy nei panni di un fidanzato focoso; Charlotte Lysès, che interpreta la signora Petypon con molto stile, e Mayol che impersona con spirito un indulgente curato di campagna. La valutazione nel complesso è più che buona.

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