Georges Feydeau all’inglese: panoramica di adattamenti

Freddie Fox nel ruolo di Camille Chandebise

Freddie Fox nel ruolo di Camille Chandebise

A Flea in Her Ear (da La pulce nell’orecchio): Le farse tradizionali sono l’equivalente teatrale delle locomotive a vapore d’epoca: antichi macchinari restaurati con cura che ci scaldano il cuore quando li vediamo in lontananza.
Come un trainspotter che attende sul binario il Flying Scotsman, non vedevo l’ora di assistere al riallestimento di A Flea in Her Ear di Georges Feydeau, per la regia di Sir Richard Eyre, all’Old Vic Theatre. Questa pièce del 1907 è un classico dell’ingegneria teatrale tra i tanti concepiti dal grande maestro francese, con giunti e valvole progettati con la massima precisione.
Mentre molti drammaturghi faticano a scrivere a due dimensioni, le pièces di Feydeau sono tridimensionali e descrivono ogni movimento scenico nei minimi dettagli. Provate a dare un’occhiata ai copioni originali francesi dei testi dell’autore: le indicazioni sceniche sono più lunghe dei dialoghi. Le sue trame sono complicate ma i suoi personaggi sono comunque ben costruiti, ed è un autore di straordinaria attualità.
(John M. Morrison, Does farce have a future on stage?, The Guardian, 15 dicembre 2010, Courtesy of Guardian News & Media Ltd., traduzione mia)

A Little Hotel on the Side (da L’albergo del Libero Scambio): Dopo aver gettato le fondamenta, l’allestimento di Lindsay Posner perde parzialmente quel ritmo accelerato che è il marchio di fabbrica della farsa di Feydeau: l’atto centrale della pièce, ambientato in uno squallido albergo che puzza di sesso stantio, dovrebbe essere un incubo a occhi aperti collocato tra due atti di tormento coniugale. Richard Wilson dà un notevole contributo alla pièce nel ruolo dell’albergatore fallito che sfoggia muffole azzurre, e anche Debbie Chazen e Luke Newberry fanno la loro parte nel ruolo di una coppia di giovani amanti furtivi. Ho apprezzato molto anche la scena in cui Richard McCabe, addossato a una parete della camera da letto, si ritrova con il posteriore accuratamente ispezionato da un trapano ficcanaso. Tuttavia, come nei Rumori fuori scena di Michael Frayn, l’atto centrale dovrebbe essere uno slancio impetuoso da cui risulti evidente che i prezzi del peccato sono il panico, il furore e una contrastata tumescenza. Non fraintendetemi. La serata si rivela molto piacevole e l’ultimo atto è ben gestito; tuttavia, è solo grazie alla presenza del balbuziente Tom Edden che lo spettacolo ascende agli alti livelli di follia tipici della farsa.
(Michael Billington, A Little Hotel on the Side – review, The Guardian, 22 agosto 2013, Courtesy of Guardian News & Media Ltd., traduzione mia)

Every Last Trick (da Il Sistema Ribadier): Le Système Ribadier (questo il titolo originale francese), rappresentata per la prima volta nel 1892, è incentrata su un adulterio compiuto grazie all’ipnosi: un marito addormenta profondamente la moglie ogni volta che vuole andare dall’amante. La sintesi a grandi linee di cui sopra è tutto ciò che resta di Feydeau nel nuovo allestimento, ambientato negli anni Venti del Novecento e simile all’originale quanto un insieme di molle e ingranaggi modellati in una meridiana può essere simile a un Rolex. Nella versione scritta da Tamsin Oglesby, e messa in scena dalla compagnia diretta da Paul Hunter, la delicatezza della farsa va in frantumi convertendosi in una serie di gag, grossolanità e assurdità tenute insieme alla meno peggio. Ha importanza tutto ciò? No, se vi accontentate di una serata piena di nonsense approssimativi. Se invece vi aspettate un incontro con Feydeau, resterete delusi.
(Clare Brennan, Every Last Trick review – Feydeau’s farce gets a rough-and-ready makeover, The Observer, 27 aprile 2014, Courtesy of Guardian News & Media Ltd., traduzione mia)

Joseph Alessi nel ruolo di Duchotel

Joseph Alessi nel ruolo di Duchotel

The One That Got Away (da Il signore va a caccia): L’unico difetto di questo divertente allestimento della farsa di Feydeau Monsieur Chasse!, datata 1892 e qui rappresentata nell’attenta traduzione di Kenneth McLeish, è costituito dal fatto che il regista Laurence Boswell incita gli attori principali a ingigantire i personaggi in modo da indurre il riso, anziché lasciare che li interpretino e basta e che il riso scaturisca spontaneamente dalla crescente confusione dovuta agli sfortunati incontri galanti. Benché l’allestimento non manchi mai di divertire e, a volte, sia spassosamente slapstick, è raro che il pubblico provi quella forte emozione dovuta al prendere sul serio i personaggi al punto da temere per il loro avvenire.
(Clare Brennan, The One That Got Away review – delicious Feydeau farce, The Observer, 29 novembre 2015, Courtesy of Guardian News & Media Ltd., traduzione mia)

A Flea in Her Ear all’Old Vic Theatre:

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