Noël Coward adattatore di Feydeau e di Wilde

Il presente frammento è tratto dal saggio The Last Noël di Gerald Weales, The Georgia Review, Vol. 62, No. 4 (WINTER 2008), p. 828, Published by: Board of Regents of the University System of Georgia by and on Behalf of the University of Georgia and the Georgia Review. La traduzione è mia.

Look After Lulu Nel 1959 Noël Coward realizzò Look After Lulu, un adattamento della pièce di Georges Feydeau Occupe-toi d’Amélie che a Broadway, dove fu inizialmente rappresentata, ottenne uno scarso successo ma che ebbe un miglior esito a Londra con Vivien Leigh nel ruolo della protagonista. Nel volume Let’s Get a Divorce! and Other Plays (1958), che include anche una traduzione inglese della pièce di Feydeau, ad opera di Brainerd Duffield e dal titolo Keep an Eye on Amélie!, Eric Bentley ristampa un saggio su Feydeau del commediografo francese Marcel Achard. Feydeau era uno degli autori di farse francesi più noti e prolifici della fine del XIX secolo, ma Achard lo colloca ancora più in alto nella scala teatrale/letteraria definendolo “il più grande autore di commedie francesi dopo Molière”. Achard insiste molto sulla precisione del lavoro di Feydeau: “Nelle pièce di Feydeau è praticamente impossibile operare dei tagli. La cosa più straordinaria di questi testi è la precisione con cui ogni cosa è regolata, spiegata e giustificata, anche nella più stravagante buffoneria”. Questa affermazione spiega molto bene i problemi di Look After Lulu. In Remembered Laughter: The Life of Noël Coward, Cole Lesley descrive il lavoro compiuto da lui e Coward sulla traduzione: “ridevamo come matti ai nostri stessi giochi di parole, e, probabilmente, abbiamo finito per inserire nella pièce troppe battute di Coward che di certo non hanno fatto bene al testo di Feydeau”.

L’esempio più perfetto di cowardizzazione di una pièce che, già di suo, aveva uno stile e un ritmo definiti, lo si trova nel 1954 quando Noël Coward costruì, con materiale scadente, il musical After the Ball “innalzandolo” sulle rovine di Il ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde. In uno dei suoi diari, il coscienzioso adattatore annota: “Devo ammettere che più stile cowardiano riesco a inserire nel copione e più elementi wildiani riesco a eliminare, più felice mi sento”. Questo progetto di lavorazione segue a ruota la ponderata opinione che egli esprime nei confronti dell’autore la cui pièce crede di migliorare: “che sciocca, presuntuosa e inadeguata creatura era Oscar Wilde, e come si autoilludeva”. Un simile giudizio sembra in verità più adatto alla stessa persona di Noël Coward, soprattutto in questo contesto specifico. Infatti, le pièce migliori di Coward sono quelle in cui egli non prende rumorosamente le distanze da L’importanza di chiamarsi Ernesto.

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