Feydeau visto da Sacha Guitry

Il presente contributo è tratto dal libretto di scena pubblicato dal Teatro del Palais-Royal nel 1973 con il titolo Feydeau: l’homme de chez Maxim in occasione delle rappresentazioni dedicate a Georges Feydeau. L’autore è Sacha Guitry. La traduzione è mia.

Ritratto di Sacha GuitryPenso che nessun uomo, mai, sia stato favorito dal destino quanto lo è stato lui.

Nel mazzo di carte che la vita gli aveva messo in mano, aveva tutte le briscole: la bellezza, la distinzione, il fascino, il gusto, il talento, la fortuna e l’arguzia.

Poi, siccome il destino volle completare la sua opera, gli fu conferito il potere prodigioso di far ridere delle persone radunatesi a questo scopo. Altri autori, direte voi, avevano ricevuto questo potere prima di lui, e altri ancora lo esercitano adesso: è il dono e la capacità di far ridere – e io non mi permetterò di certo di contestare la genialità di Courteline o il talento e le idee originali di altri – ma Georges Feydeau, rispetto a tutti loro, possedeva una qualità assoluta e senza pari: il potere di far ridere con metodo infallibile, matematico, nell’esatto istante da lui eletto a questo scopo e per un numero ben preciso di secondi.

Le sue pièces erano concepite, costruite, scritte, rappresentate e interpretate secondo un ritmo particolare che, a distanza di vent’anni, bisogna rispettare.

I suoi vaudeville, poiché è questa la denominazione delle sue opere, portano la sua impronta indelebile. Ci sono altri vaudeville che assomigliano ai suoi, ma gli originali non assomigliano ai vaudeville di nessuno.

Fate saltare la cassa di un orologio e chinatevi a osservarne il meccanismo: ruote dentate, piccole molle e ingranaggi – affascinante mistero e prodigio! È una pièce di Georges Feydeau vista da dietro le quinte quella che state guardando. Richiudete la cassa e girate l’orologio: è una pièce di Feydeau vista dalla platea – le ore trascorrono, spontanee, rapide, deliziose…

Era un amico fedele, attento e discreto. Era un tipo solitario – e quest’uomo, che faceva sbellicare dalle risate i suoi contemporanei, ha attraversato la vita con malinconia. Il suo volto era così sottile, così bello, così francese che Larousse lo aveva scelto per illustrare il vocabolo “baffi” del suo dizionario.

Ignoro che ne sarà del suo nome, ma sono convinto che quando si presenterà davanti al Tribunale dei posteri e il Presidente gli chiederà quali sono i suoi titoli per la posterità, egli risponderà: Champignol suo malgrado, Ma non andare in giro tutta nuda!, La suocera buonanima e Occupati di Amélie.

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