Cento milioni piovuti dal cielo (l’incompiuta di Feydeau completata da altri)

Dopo la morte di Georges Feydeau, avvenuta nel 1921, Gustave Quinson, direttore del teatro del Palais-Royal ricevette dagli eredi alcuni manoscritti dell’autore. Tra questi vi era anche il testo di Cento milioni piovuti dal cielo, pièce in tre atti di cui Feydeau aveva composto solo i primi due. Quinson affidò a Yves Mirande l’incarico di concludere l’opera, che fu rappresentata al Palais-Royal il 27 aprile 1923. In epoca recente, il Collectif Les bâtards dorés ha portato in scena una versione dell’opera con un nuovo terzo atto da loro concepito.

Cent millions qui tombent (Collectif Les bâtards dorés)

Cent millions qui tombent (Collectif Les bâtards dorés). Foto di © Oscar Chevillard

Si riportano qui di seguito un articolo del 1923 e la sintesi dei tre atti dell’opera (frutto del lavoro di Feydeau e di quello successivo di Mirande):
Georges Feydeau, principe della gioia, re della risata, io vi invoco! Vi rivedo seduto in un angolo del Café Napolitain, malinconico e allo stesso tempo sorridente. Parlavate assai di rado e, quando dalla vostra bocca usciva una parola, era sempre spiritosa. Con buona probabilità sognavate, in quella vostra fantasia avvolta nel fumo dei sigari, i Cento milioni piovuti dal cielo di cui avevate già maturato l’idea.

I vostri successi erano stati talmente strepitosi che ogni vostra nuova opera non poteva, a vostro avviso, essere inferiore alle precedenti. Così, prima di rappresentarla, la accarezzavate a lungo. E di sicuro vi dicevate, pensando ai Cento milioni piovuti dal cielo: “La vita è una carnevalata e l’evento che può renderne meglio l’idea sono i saturnali, quelle feste in cui i domestici si fanno padroni, e i padroni domestici. Ecco perché metterò in scena gli sconvolgimenti generati dalla sorte, cambierò immediatamente la maschera dei miei personaggi, o meglio dei personaggi della commedia umana, e mentre le cortigiane, i re e i principi, cricca ben propensa ad andare d’accordo, si inginocchieranno davanti al ben noto vitello, di cui tutti vogliono grattare il rivestimento perché è d’oro, un cameriere li osserverà con sguardo arguto e sorriso sardonico.
Dopotutto, la società è divisa in compartimenti, quelli che occupano la prima classe potrebbero benissimo viaggiare in terza, mentre quelli che viaggiano in quest’ultima salirebbero fino alla prima. Dunque, scuotiamo i sonagli della follia e mescoliamo le carte; tiriamo fuori i vecchi abiti di una società che muore, scherziamo davanti al letto della cortigiana e alla corona del re, di fronte alla stupidità del tenutario e alla vanità dell’attorucolo, e lanciamoci in un valzer al suono delle monete, la musica a cui nessun cuore può resistere. Guidiamo il carnevale prima di andarcene. Facciamo un giro tra le rovine di un mondo equiparabile a un cimitero. Mostriamo un nuovo ricco, e dimostriamo che non è più stupido di quelli che l’hanno preceduto nella carriera dei soldi. E poi, una volta concluso il nostro compito, dopo aver vendemmiato nella vigna donataci dal fato, e da cui abbiamo estratto un vino che ha inebriato il mondo intero, diciamo arrivederci alla Môme Crevette della Signora di Chez Maxim, ad Amélie di Occupati di Amélie, marchiamo un accordo sul pianoforte scordato da cui abbiamo ricavato tante arie folli e andiamocene, andiamocene…”.
(Il presente articolo è tratto dal quotidiano La Rampe : revue des théâtres, music-halls, concerts, cinématographes, 06 maggio 1923. L’autore è René Wisner. La traduzione è mia).

Sintesi di Cento milioni piovuti dal cielo così come concepita da Georges Feydeau e poi rielaborata, nel secondo atto, e conclusa da Yves Mirande:

Blanche Bilbao

L’attrice Blanche Bilbao, interprete di Philomèle, in una caricatura del 1923

Atto primo (scritto da Georges Feydeau)
Paulette de Sortival ha tre domestici, John, Philomèle e Isidore, ed è mantenuta da Serge de Vieuxville pur essendo anche l’amante di un attorucolo, Victor Snobinet. Il rientro improvviso di Serge costringe Victor a cercare di nascondersi e a travestirsi da sguattera. La tresca, però, viene scoperta, e Serge si dichiara ben contento di lasciare Paulette al nuovo amante anche perché non ha più un soldo per mantenerla.
Nel frattempo arriva Mittwoch, proprietario di un losco locale, accompagnato dal principe Antinescu, ormai caduto in rovina e, mentre parla di quanto sia complicato fare soldi, annuncia che sul giornale è riportata la notizia di uno sconosciuto che ha ereditato cento milioni da uno zio d’America. Poiché Paulette non è più mantenuta da nessuno, Mittwoch le propone un nuovo pretendente.
Il domestico Isidore riceve intanto una lettera da cui scopre di essere l’erede della grossa somma. Tutti si congratulano con lui.

Atto secondo (scritto da Georges Feydeau ma poi rimaneggiato in parte da Yves Mirande)
Tutti quanti cercano di intromettersi in qualche modo negli affari di Isidore. Serge e Paulette lo invitano a pranzo. Mittwoch si offre di gestire le sue finanze e, avendo scoperto che Isidore è figlio naturale, gli propone di accettare come “padre” il principe Antinescu in modo da ottenere un titolo nobiliare che gli darebbe prestigio. Va da sé che questo lo obbligherebbe a mantenere a vita il principe, e in modo indiretto anche Mittwoch che ha avuto l’idea. Il domestico John, nel frattempo, si fa cacciare per il suo comportamento insolente. Prima di andarsene va a prendere il suo cavallo, essendo anche il cocchiere di Paulette, e l’animale finisce per entrare in sala da pranzo.

Atto terzo (composto da Yves Mirande)
A casa di Paulette si presenta tale Berthol che dichiara di essere un nipote dello zio d’America e quindi il suo legittimo erede. Isidore, a cui il denaro non ha dato alla testa, sta svolgendo i suoi ultimi giorni di lavoro prima di abbandonare per sempre la dimora della padrona. La presenza del nuovo probabile erede, del resto, distoglie l’attenzione di tutti da Isidore, che però sta ancora simpatico al principe Antinescu che si offre di adottarlo comunque. Berthol, non riuscendo a intimidire Isidore, gli confessa di essere un imbroglione e di essere stato costretto da Mittwoch ad agire in quel modo. Il domestico, impietosito, gli promette di prendersi cura di lui. Terminato il suo lavoro, Isidore dice a tutti quello che pensa di loro e se ne va con Philomèle che gli è sempre stata accanto nel bene e nel male.
(Il testo della trama è tratto dal volume Du mariage au divorce, Georges Feydeau, son œuvre, di Jacques Lorcey, Atlantica-Séguier, Paris 2004, pp. 146-148. La rielaborazione è mia)

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