Occupe-toi de Feydeau (Monkey’s Uncle): recensione dello spettacolo

Il presente articolo è stato redatto da Nurten AKA per Rue Du Théâtre, testata giornalistica online dedicata allo spettacolo dal vivo presente in Europa dal 2003 www.ruedutheatre.eu, twitter: @ruedutheatre – facebook.com/ruedutheatre. Si ringrazia Rue Du Théâtre per l’autorizzazione alla traduzione, a cura mia.

Una farsa convenzionale

Rideau de Bruxelles - locandinaIl testo che ci propone il Rideau de Bruxelles è un trompe l’œil in cui il vaudeville diventa teatro nel teatro, facendosi curiosità ibrida. Lo spettacolo Occupe-toi de Feydeau ci trasporta precipitosamente dalla Belle Époque al mondo attuale, basandosi sulla vita vaudevillesca del celebre autore francese e riuscendo a compiere un esercizio di stile impeccabile. L’allestimento di Adrian Brine sta (anche troppo) al gioco, che si rivela prodigo sotto tutti i punti di vista.

Decisamente, a teatro si è visto di tutto! Nel 2005, un autore inglese di origine gallese, David Lewis, si appassiona, un po’ per caso, al maestro incontestato del vaudeville, il francese Georges Feydeau (1862-1921). Lewis decide così di cogliere la sfida e di scrivere, come egli stesso afferma: “una pièce su di lui, nel suo stile”. Senza fare una piega, l’autore inglese imita lo stile di Feydeau e delinea un vaudeville incentrato su di lui accumulando una serie di riferimenti autobiografici e letterari. La farsa piccante, ovviamente, si svolge secondo i meccanismi infernali che caratterizzano questo genere teatrale: quiproquo a catena, amanti di ogni tipo, mogli virago, mariti in mutande, armadi, porte che sbattono, biglietti sdolcinati che finiscono nelle mani sbagliate e altri incontri inopportuni. Il copione si snoda nello stile di Feydeau, seguendo la tipica struttura in tre atti con inarrestabile movimento dei personaggi; uno degli atti si svolge inoltre in una camera d’albergo, nella garçonnière del commediografo francese.

Dalla Belle Époque…

Quando si alza il sipario sul primo atto, lo spettatore ha la sorpresa di trovarsi trasportato in un episodio di Au théâtre ce soir (celebre serie di spettacoli teatrali trasmessi dalla tv francese dal 1966 al 1985, N.d.T.), dal classico repertorio fuori moda (con rispetto parlando!). L’interno, lo studio di Georges Feydeau, ha le tinte della Parigi del Novecento, con la mobilia e la tappezzeria da studio notarile polveroso. Mentre la cameriera Yvette (Lara Hubimont) fa il suo ingresso, Georges Feydeau (Pierre Dherte) si risveglia su un divano e Madame Feydeau (Isabelle Defossé) rientra da casa della zia. Sbattono un paio di porte, e ciascuno assume l’aria indaffarata. Madame Feydeau è preoccupata perché il suo pupo non ha preso la purga (come nella pièce Purghiamo il bimbo del 1910), mentre Feydeau tenta, a fatica, di nascondere una probabile amante (Delphine Dessambre), attrice debuttante.

Fin dai primi minuti, David Lewis traccia uno schizzo del genere vaudeville: la tipica casa borghese parigina, la cameriera e l’amante nascosta sotto il tavolo, la sposa autoritaria e il marito in preda al panico. E gli avvenimenti si susseguono uno dietro l’altro. Sopraggiunge l’amico medico di famiglia (Bernard Cogniaux), amante dell’attrice, e arriva anche il marito di quest’ultima, Alphonse Habillot (Michel Israël), che di mestiere fa l’ufficiale di polizia e che imita i versi di ogni tipo di animale, affascinando, con il suo talento, solo la cameriera. A tutto questo, aggiungeteci il giovane e tormentato Levasseur (Sébastien Dutrieux), scrittore impegnato rivale del grande Feydeau, e una scimmia che di nome fa De Sade. Tra i continui andirivieni, Feydeau cerca di scrivere una pièce, sotto lo sguardo di un’attrice ambiziosa, una moglie sospettosa, gli amici, i mariti, e via discorrendo. I biglietti sdolcinati vengono letti da chi non ne è il destinatario e tutti (nel secondo atto) sbarcano, incrociandosi di continuo, all’Hotel Terminus…

…alla situation comedy

Ma la storia non finisce qui. Lasciandovi il piacere di gustarvi la sorpresa, sappiate che il terzo atto fa perdere la bussola. È l’unico atto ambientato nel presente e tra i personaggi in cui ci si imbatte figurano: una ragazza alla pari, uno psichiatra sotto Prozac, un’amante sotto gli effetti della cocaina, una coppia in pausa di riflessione, un dibattito sulla farsa… Il vaudeville, quanto a lui, come un eterno meccanismo, insegue se stesso in stile situation comedy…

Non vi è dubbio che David Lewis si sia magistralmente occupato di Feydeau. La traduzione francese di John Thomas è brillante. Tuttavia, la pièce sembra essere un mero esercizio di stile racchiuso in una manifestazione di prodezza o virtuosità. Fortunatamente, il livello del testo è risollevato con brio dagli attori, tutti straordinari. Non disertiamo questa pièce falsamente originale i cui due primi atti dipendono dal terzo. È un caro prezzo da pagare per un testo teatrale, ma si ride molto.

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