Léonie è in anticipo – articolo di critica teatrale del 1911

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano Le Temps il 18 dicembre 1911. L’autore è Adolphe Brisson. La traduzione è mia.

Locandina di Léonie è in anticipoLa farsa di Georges Feydeau, Léonie è in anticipo, non raggiunge la molièresca plenitudine di Purghiamo il bimbo, ma se ne avvicina parecchio. Verso la fine, la pièce langue; secondo noi ci guadagnerebbe se fosse un po’ più breve ma i primi trenta minuti sono ineffabili.

Léonie Toudoux soffre dei tipici dolori della maternità; se ne sta distesa in salotto a lamentarsi, trascinandosi dietro lo sventurato marito vanamente sollecitato a compiacerla. Léonie si sfoga maltrattandolo, e manifesta dei capricci a dir poco sbalorditivi dimostrando una tirannia spaventosa. Impedisce a Toudoux di cenare, poi lo rispedisce a tavola, poi lo richiama, poi lo caccia con la scusa che egli ha mangiato formaggio e che l’odore terribile dell’alimento la appesta. Pretende che il marito indossi un vaso da notte a mo’ di cappello, e Toudoux tenta invano di recalcitrare ma intuisce che la sua tremenda mogliettina l’avrà sempre vinta; quindi tace, si rassegna, obbedisce, sconfitto, docile, annientato, angelico… e la cosa non può che suscitare una leggera risata. Ma visto sul palcoscenico, tutto questo acquisisce uno spessore sorprendente. È la vita, accuratamente osservata al microscopio e ampiamente riprodotta a colpi di pennello con una perfezione e una crudezza impareggiabili.

Locandina di Léonie è in anticipo (1)La figura della levatrice, la signora Virtuel, maniaca, vanitosa e rimbambita, è davvero divertente. Tuttavia, in questo passaggio della pièce, Feydeau va sopra le righe, calca troppo la mano, forza gli effetti e, a volte, manca il bersaglio. Sicché, il testo perde di efficacia. Appena il pubblico intuisce che le cose non gli vengono più raccontate nel modo giusto; appena non riesce più a comprovare la veridicità dei fatti sulla base della propria esperienza, o del proprio ricordo, smette di ridere. L’essenza della comicità classica, della comicità di alto livello, è la verità… Insomma, Feydeau va oltre misura, e cade nello stesso errore di Henri Monnier (celebre drammaturgo e attore teatrale francese che lavorò anche come disegnatore e caricaturista. N.d.T.) che allungava troppo i suoi meravigliosi dialoghi… Cinque o sei sforbiciate e il testo sarebbe un capolavoro…

Gli interpreti Daynes-Grassot, Rosni-Derys, Suzanne Avril, Marcel Simon e Colombey danno prova di grazia, umorismo e grande verve.

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