Georges Feydeau e la poltrona estatica

Il presente saggio è tratto dalla Revue d’Histoire littéraire de la France, 60e Année, No. 4 (Oct. – Dec., 1960), pp. 557-559, pubblicata da Presses Universitaires de France. L’autore è Norman Richard Shapiro. La traduzione è mia. Si ringrazia Norman Richard Shapiro per l’autorizzazione.

La dame de Chez MaximMalgrado la disapprovazione di André Malraux, il teatro di Georges Feydeau continuerà, senza ombra di dubbio, a godere di quel ritorno di popolarità che lo caratterizza già da alcuni anni a questa parte. Senza ergerci a difensori di questa popolarità – peraltro più che meritata – cercheremo, nei paragrafi che seguono, di attirare l’attenzione di coloro che s’interessano di storia della drammaturgia e di storia della letteratura (e in particolare degli ammiratori di Feydeau) su un unico problema di erudizione. Anche se la questione da noi sollevata non è di primaria importanza nell’ambito della valutazione complessiva dell’autore, merita comunque la nostra attenzione poiché si tratta di un’allusione che dimostra fino a che punto Feydeau cogliesse la portata di determinate credenze, per non dire di determinate manie, della sua epoca, per trasformarle se non nella materia principale delle sue commedie almeno in un elemento comico significativo.

Nel suo saggio intitolato L’accessoire, deus ex machina, ou la fatalité dans le théâtre de Feydeau (in Cahiers de la compagnie Madelaine Renaud-Jean Louis Barrault, janvier 1956, pp. 71-78), Paul-Louis Mignon parla, con notevole perspicacia, dell’importanza degli oggetti di scena nel teatro del nostro autore. A titolo di esempio, egli cita, tra gli altri, la poltrona estatica, straordinario oggetto meccanico dai poteri anestetici (che presenta alcuni punti in comune con la sedia elettrica americana, inventata poco tempo prima) che svolge un ruolo molto importante nelle mille peripezie de La signora di Chez Maxim (1899) riuscendo ad addormentare le sue vittime senza difficoltà e… senza farsi scrupoli. Secondo Paul-Louis Mignon, questa poltrona è il frutto dell’immaginazione fantastica di Feydeau, nonché prova del suo desiderio di sfruttare (e, potremmo aggiungere, di schernire) il gusto dei suoi contemporanei per le meraviglie della Scienza con la S maiuscola:

In questo caso, risulta evidente uno dei caratteri originali dell’arte di Feydeau: il fantastico. È uno degli aspetti della poesia che il gioco sfrenato dell’immaginazione trasmette a questi intrighi relativi al mondo novecentesco. Feydeau, nella maggior parte dei casi, fa emergere questo tipo di fantastico dal mistero suscitato nel pubblico dalle invenzioni moderne della meccanica e dall’utilizzo dell’elettricità… Marcel Simon, l’interprete preferito di Feydeau, racconta che alla fine di una rappresentazione de La signora di Chez Maxim una coppia discuteva con serietà della poltrona estatica: credevano che esistesse davvero! Il teatro di Feydeau, in effetti, ha un che di magico, e l’oggetto di scena, in questo universo singolare, è un ammaliatore. Anche in questo, sembra unirsi alle divinità della tragedia. (pp. 76-77)

Dame de Chez MaximNon è nostra intenzione voler negare l’importanza dell’oggetto di scena nel teatro di Feydeau. Anzi. Tuttavia, possiamo aggiungere qualche altra riflessione all’esempio succitato, episodi che l’autore dell’articolo non aveva sotto gli occhi e che dimostrano, in modo ancora più palese, la forza di questa parodia della Scienza stessa. Non siamo in grado di specificare dove Paul-Louis Mignon abbia trovato l’aneddoto riferito da Marcel Simon, né, a maggior ragione, da chi fosse composta la famosa “coppia” che parlava della poltrona estatica con tanta serietà, tuttavia, chiunque fossero queste due persone anonime sarebbe forse sbagliato biasimarle per il loro credere all’esistenza di una macchina così bizzarra. In effetti, anche se la poltrona estatica era nata dalla fantasia di Feydeau, ed era quindi un oggetto che solo i creduloni avrebbero potuto scambiare per vero, il nome del suo presunto inventore, citato nella commedia, poteva facilmente trarre in inganno gli spettatori. Proviamo a dare un’occhiata alla scena in cui lo sventurato dottor Petypon, entusiasta delle possibilità terapeutiche di un simile apparecchio, lo mostra per la prima volta al collega Mongicourt:

Petypon (con un’esclamazione di sorpresa) Eh! no! è la famosa poltrona estatica! La celebre invenzione del dottor Tunékunc! Ho visto i suoi esperimenti a Vienna durante l’ultimo congresso di medicina e ho deciso di acquistarla per la mia clinica.
Mongicourt (inchinandosi) Ah? ti tratti bene!
Petypon Ma anche tu l’avrai, molto presto! Tutti i medici ne avranno una, perché questo è il futuro! Come con gli aeroplani. Chissà quali sorprese potranno riservarci questi raggi X!
Mongicourt E siamo solo ai primordi!
Petypon E pensare che fino a oggi i malati si addormentavano con il cloroformio, che oltre a essere molto pericoloso… è sempre penoso! Mentre ora, con questa poltrona!…

Ma chi era, dunque, questo dottor Tunékunc, inventore della poltrona? Il nome parla da solo. Per quanto poco si rifletta su questa serie di suoni, risulta evidente che un simile personaggio non è mai esistito. Tuttavia, e questo è meno ovvio, durante i primi otto-nove anni di vita della commedia, l’invenzione, anziché essere attribuita a un dottore immaginario, era attribuita a un vero medico, in carne e ossa, sempre citato da Petypon: il dottor Moutier. Un medico con questo nome, discepolo del celebre Jacques d’Arsonval (promotore dell’elettroterapia), si specializzò proprio nel trattamento di alcune malattie fisiche e nervose attraverso l’uso di correnti elettriche ad alta frequenza.

Dame de Chez Maxim

La macchina di Feydeau non era dunque una parodia generica e, per così dire, estratta, ma una parodia specifica e ben evidente. Talmente evidente che, molti anni dopo i primi successi de La signora di Chez Maxim, ovvero nel 1908, Feydeau e l’impresario Micheau si trovarono costretti ad affrontare un processo. Ecco la descrizione dei fatti secondo un annalista teatrale dell’epoca:

Il dottor Moutier, medico elettricista, ha intentato un’azione legale contro Georges Feydeau e Henri Micheau a causa di una frase contenuta ne La signora di Chez Maxim riguardante la poltrona estatica del dottor Moutier. L’esito del processo è stato reso noto a fine luglio: “Il tribunale ritiene che la somiglianza di nome e professione possa indurre lo spettatore a stabilire un collegamento disdicevole tra l’immaginario inventore della poltrona estatica e la personalità del richiedente, essendo egli proprio un esperto di elettroterapia. Ragion per cui le scene aventi per oggetto la suddetta poltrona sono da considerarsi lesive della dignità professionale del dottor Moutier” (Edmond Stoullig, Les Annales du théâtre et de la musique, année 1908 (Ollendorff), p. 385, note).

In seguito a questa sentenza, Feydeau cancellò il nome dell’erudito per sostituirlo con un altro il cui suono assurdo, che rasenta la volgarità, rende fin troppo evidenti i suoi sentimenti nei confronti del dottore che gli aveva creato tanti fastidi (Tunékunc, ovvero tu n’es qu’un con (sei solo uno stupido!)). Se dunque l’aneddoto riportato da Marcel Simon risale a prima del processo, allora l’errore commesso dalla “nostra” coppia è più che giustificabile. La reazione un po’ ingenua, ma scusabile, dei due sconosciuti potrebbe quindi essere da noi interpretata come una vittoria dello scherno di cui Feydeau faceva oggetto l’ottimismo, spesso eccessivo, di quell’epoca completamente intrisa di Scienza. Se la sua intenzione era deridere il dottor Moutier, dobbiamo ammettere che almeno due spettatori riuscirono a cogliere tale proponimento. Sarebbe tuttavia azzardato suggerire che Feydeau non avesse alcun rispetto per le scoperte scientifiche, anche se è fuori di dubbio che l’autore vedeva in esse un terreno fertile sia per i ciarlatani che per gli eruditi, la cui sincerità non impediva loro di imboccare spesso la strada sbagliata a spese della razza umana. La Scienza, infatti, agli inizi del Novecento, aveva assunto le dimensioni di una mania. Da vicino, non era affatto semplice distinguere i veri contributi scientifici dalle novità assurde e senza futuro.

Come suggerito da Paul-Louis Mignon, la Scienza contemporanea ha notevolmente incentivato l’immaginazione comica di Feydeau. Nel presente studio, ci siamo occupati di un unico aspetto di tale ispirazione che, qualora si desiderasse studiarla nell’insieme dell’opera dell’autore, fornirebbe materiale sufficiente per un saggio molto più approfondito del nostro.

La Dame de Chez Maxim alla Biennale di Fort de Bron – intervista al regista (in francese)

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