Elogio della follia di Feydeau

In un articolo riguardante il lavoro di traduttrice della scrittrice premio Nobel per la letteratura Elfriede Jelinek, Elisabeth Kargl scrive che l’autrice considera il vaudeville francese il precursore della commedia “slapstick” americana: “A teatro”, afferma la Jelinek, “Feydeau e Labiche restano impareggiabili dal punto di vista del ritmo. Ci sono battute su battute; solo il cinema, con le sue numerose possibilità tecniche, può ancora superare quei porcellini d’India impegnati a correre a folle velocità dentro la loro ruota: la ruota gira, gira, finché i porcellini, ormai sfiniti, finiscono per ritrovarsi esattamente al punto di partenza”.
(Citato da Aline Vennemann sul sito: http://jelinek.hypotheses.org/1288. La traduzione è mia)

Elfriede Jelinek

© Isolde Ohlbaum

Più passano gli anni e più il genio di Feydeau mi sorprende. Nei suoi testi, il meccanismo comico è anche, in fin dei conti, un “meccanismo infernale”.
Una volta fatta scattare la molla, il meccanismo, matematicamente, travolge, divora, ribalta, scuote. In questo caso, come del resto succede sempre, la molla è una prima menzogna… e da quel momento in poi, di menzogna in menzogna, d’invenzione in invenzione – tutto sommato sempre coerenti nell’istante in cui si verificano – un universo assurdo prende forma, un universo allo stesso tempo logico e perfettamente folle. Accettiamo tutto e reclamiamo anche dell’altro: la poltrona in grado di addormentare le persone, il banchetto nuziale di provincia che ricalca Pigalle scambiandolo per il faubourg Saint-Germain, la moglie mistica che vede e sente l’arcangelo Gabriele. In una serie di reazioni a catena, una società si atomizza con le sue ipocrisie e i suoi pregiudizi: il riso fa cadere le maschere, in una sequenza di sfrenati quiproquo a cascata. Tutto precipita, tutto vacilla, i pregiudizi, le uniformi borghesi, perfino il linguaggio che si sfascia con strafalcioni e calembour grandi come una casa. Un mondo folle s’impone. Indubbiamente, in Feydeau c’è già qualcosa di quel Ionesco che sarebbe venuto dopo.
(Gilles Sandier, 1924-1982, scrittore, regista e critico teatrale. La traduzione è mia)

Occupati di Amélie - locandinaIl vaudeville necessita di un tono più elevato rispetto a quello della commedia. In un certo senso, è un genere più colorato.
Si colloca a metà strada tra la commedia e l’operetta. È squillante. Nel 1947, il problema del vaudeville è stato da noi affrontato quando abbiamo messo in scena Occupati di Amélie di Georges Feydeau.
Feydeau è il maestro indiscusso di questo genere teatrale. Per questo merita di diventare un classico. Dopo le farse di Molière, sono i testi di Feydeau quelli più riusciti.
L’umanità profonda di Feydeau non perde mai la sua verità, anche nei momenti in cui Feydeau si abbandona alla più folle immaginazione.
Del resto, vi è della consapevole follia in Feydeau.
La sua scrittura è estremamente attenta e rigorosa. Appena cambiamo una parola, la frase perde il suo effetto.
Sul piano burlesco, l’autore riesce a ricreare un’atmosfera da sogno. Al punto che, a volte, ci sembra quasi di sognare, di avere l’impressione che i nostri sogni siano pervasi dalla follia. Il burlesco è una forma di spirito che non bisogna sottovalutare, come non vanno sottovalutati l’attenzione seria, lo scrupolo o la buona volontà.
La piega burlesca è una grande forza, che può aiutarci a vivere. Mantenersi lucidi di fronte all’assurdo consente di non perdere l’equilibrio e ci aiuta a rimettere in discussione i valori.
Una delle caratteristiche di Feydeau è concretizzare l’associazione d’idee. Alcune idee si susseguono l’una all’altra e si associano? Immediatamente la cosa prende forma.
Spesso, nella vita, le persone parlano prima ancora di pensare e questo conferisce loro quel delizioso ghigno di imbecillità.
Spesso, in Feydeau, le parole arrivano prima del pensiero, e il riso esplode con velocità e leggerezza.
Feydeau non è mai volgare poiché è sempre consapevole. Resta eternamente bambino.
Feydeau ha saputo mettere in pratica un trucchetto che riesce a pochi: il riso per insistenza e il riso ad oltranza, e bisogna proprio essere dei veri maestri per farlo bene.
(Jean-Louis Barrault, 1910-1994, attore e regista francese, la traduzione è mia)

Feydeau viveva in una “solitudine molto mondana”… Ha coltivato una misantropia generale che ci ha restituito, in modo unico, attraverso un umorismo feroce che ancora oggi ispira molti testi contemporanei…
In epoca attuale, a differenza di non molto tempo fa, non è più necessario giustificarsi per il fatto di “mettere in scena un Feydeau” nei teatri “stabili” e questa è una bella cosa poiché si tratta di uno degli autori più importanti del nostro repertorio.
(Patrick Pelloquet, direttore del Théâtre Régional des Pays de la Loire, la traduzione è mia)

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