Un Feydeau per bambini al Teatro delle dieci

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano L’Unità il 17 settembre 1967. Gli autori sono i redattori del quotidiano. Si ringrazia L’Unità per l’autorizzazione a riprodurre il testo.

La compagnia torinese ha ulteriormente diluito la satira già conformista del commediografo. A chi servono questi programmi?

Copertina FeydeauTORINO – Il quotidiano L’Italia se l’è presa con la TV e con il Teatro delle dieci di Torino perché uno spettacolo per bambini non deve avere al centro della storia i bambini cattivi e solo questi. La TV tace, come al solito, e quelli del Teatro delle dieci affermano che i bambini cattivi possono essere eroi negativi dai quali traspaia la necessità del bene senza la lagna del predicozzo.

La piccola polemica (ma sotto certi aspetti sarebbe interessante approfondirla) nasce da tre spettacoli per ragazzi affidati dalla TV agli attori del Teatro delle dieci (regista televisivo Vittorio Brignole, costumi Rita Passeri, compagnia del TDD aumentata di qualche altro elemento). La scelta della compagnia torinese cadde su Feydeau, naturalmente «modificato». Le commedie sono due: La purga di Bébé (da On purge Bébé) e Dormite, ve lo ordino (Da Dormez, je le veux!). La prima andata in onda con il titolo Un precettore per Bébé, mentre dalla seconda sono stati ricavati due diversi spettacoli intitolati Giustino è goloso e L’ipnotizzatore, quest’ultimo ancora da programmare.

Come mai, dunque, un Feydeau per ragazzi e per giunta alla nostra morigeratissima TV? Il tentativo del Teatro delle dieci (che tra l’altro presenta i tre lavori con la didascalia «riduzione per ragazzi a cura del TDD») si riassume nel fatto di abbandonare la satira di costume del commediografo francese conservandone invece il puro meccanismo comico. Alternando, inoltre, alcuni personaggi chiave e convertendone altri in bambini, i significati di molte battute acquistano una dimensione spesso rovesciata e, comunque, sempre incentrata sulle reazioni infantili.

La satira di Feydeau (oltretutto estremamente superficiale e tutt’altro che anticonformista, come è noto, nonostante la spregiudicatezza di molte sue pagine) qui è calata, per così dire, al di sotto dei personaggi e degli ambienti.

Il testo viene mutato di conseguenza, ed è il ragazzo terribile che guida il meccanismo. I rapporti matrimoniali, ad esempio, presi di mira da Feydeau, cedono il passo alla presenza determinante dell’infanzia e dell’adolescenza: sono i rapporti dei ragazzi con i genitori, con gli insegnanti, con l’ambiente ciò che conta. Che la cattiveria «programmatica» di questi ragazzi sia proposta come una maniera di dire le cose senza dirle ci sembra legittimo. Più dubbi solleva, invece, proprio il Feydeau. Per quanto si voglia girarlo e rigirarlo rimane sempre un autore da boulevard (abilissimo, diabolico, persino rappresentativo della borghesia del suo tempo) e ci sembra ben difficile che le sue battute possano possedere spazio e vitalità tali da consentire reali significati, autentici insegnamenti per i giovani e giovanissimi spettatori, ai quali questi programmi sono dedicati.

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