La personalità degli oggetti in Feydeau e Ionesco

Il presente articolo è tratto dal saggio Les objets au théâtre in Communication et langages, n. 43, pp. 59-78, terzo trimestre, 1979. L’autrice è Hélène Catsiapis. La traduzione è mia.

La Dame de Chez Maxim - locandinaSe il teatro classico riduce l’oggetto alla sua più semplice espressione, preservandone il ruolo secondario di ausilio al servizio di personaggi che si dibattono con le difficoltà dell’essere, il vaudeville del XIX secolo, in compenso, riduce i personaggi allo stato di semplici burattini per privilegiare l’oggetto.

Questo tipo di teatro viene divorato da un ciarpame di oggetti sempre più invadenti che, lentamente, annullano i personaggi. I teatri di Feydeau, di Courteline e di Labiche, ad esempio, esistono solo grazie alla loro orgia di gioielli, mazzi di fiori, cordoni, campanelli, sonagli, letti, borse, paltò, parrucche, camicie da giorno e abiti da sera, cappelli dall’insolito destino, lettere smarrite e d’improvviso ritrovate, bastoni impiccioni o salvatori, senza dimenticare, ovviamente, le finestre, le scale, gli ascensori e, soprattutto, l’eterna e onnipresente porta. In questo mondo di oggetti in delirio, un ruolo particolare lo svolge la poltrona estatica di La signora di Chez Maxim di Georges Feydeau poiché, per il suo potere di “togliere dai piedi” uno dopo l’altro tutti i personaggi fastidiosi addormentandoli, è, in certo qual modo, la lontana antenata de Le sedie di Eugène Ionesco, opera che mette in scena questa “folla di assenze presenti”. In Feydeau, gli esseri vengono eliminati dalla poltrona estatica che li addormenta; in Ionesco le sedie vanno ben oltre, poiché “non rappresentano più dei personaggi specifici (la dama, il colonnello, la bella, il fotoincisore, ecc…) ma la folla. Esse interpretano da sole tutti i ruoli”. Le sedie hanno interamente sostituito i personaggi umani che la poltrona estatica aveva tolto di mezzo per qualche minuto. In questa pièce, Ionesco, attribuendo agli oggetti un ruolo così smisurato, rende derisorio ciò che in Feydeau era solo burlesco, mettendone in evidenza l’assurdità.

Alcuni anni dopo, nel 1956 nella pièce Il nuovo inquilino, Ionesco riprenderà l’argomento asfissiando la scena, e soprattutto il nuovo occupante di un appartamento, con una valanga di mobili che paralizzeranno il suo essere. In seguito, in Amedeo o come sbarazzarsene e peggiorando ulteriormente la situazione, Ionesco ridurrà l’essere umano stesso allo stato di cadavere e alla stregua di oggetto che bisogna assolutamente far scomparire.

Andando di pari passo con i progressi scientifici, la poltrona estatica di Feydeau che, nel 1899, addormentava gli scocciatori per pochi minuti si evolverà nel 1975 nel robot della pièce Monsieur Klebs et Rosalie di René de Obaldia. Il robot possiede le dolci fattezze di una donna in grado di eliminare l’intera umanità.

Riflesso della vita stessa, il teatro contemporaneo presenta i sussulti dell’essere nella sua lotta contro l’oggetto e la sua tirannia distruttrice. Questa onnipresenza, e onnipotenza, dell’oggetto nel teatro attuale è l’espressione più rappresentativa dell’angoscia del mondo moderno che si dibatte, impantanato, nel materialismo più avvilente.

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