La bolla d’amore: l’unico balletto di Feydeau

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano La Critique nel 1898. L’autore è Émile Straus. La traduzione è mia.

Feydeau locandinaNel periodo in cui gli imponenti castagni ravvivano le loro verdi fronde con ghirlande rosa e bianche, in cui le paulonie in fiore riversano sul manto erboso le loro urne color malva, in cui il cielo svela i suoi astri gioiosi, il grazioso teatro di Marigny, nei suoi profumi primaverili, invita ad assistere a nuovi spettacoli.

Non so se gli amministratori del teatro associno il fascino del luogo all’azione che vi si svolge all’interno, ma i balletti, privati dei numeri di giocoleria introduttivi fin dalla prima rappresentazione del piacevole Chevalier aux Fleurs, di Armand Silvestre, contengono, senza tirate eccessive, alcune gradevoli evocazioni cariche di un felice e coinvolgente lirismo. Questa è la caratteristica principale, senza eccessiva voluttà e con una sottile vena malinconica, di La bolla d’amore, scritta da Georges Feydeau e accompagnata dalle musiche di Francis Thomé.

Il piccolo Principe Azzurro che ne è protagonista, a ben guardarlo, è un puro eroe romantico; vi è in lui un che di René de Châteaubriand. Si sente terribilmente oppresso dalla sua anima vuota e sfaccendata e, come il giovane principe Aërt di Romain Rolland, le donne lo “disgustano”. Né gli insegnamenti teorici impartiti attraverso i balletti sensuali delle schiave circasse e delle fulve odalische dalla schiena abbronzata, né i conclave di medici-stregoni molto moliereschi, né le cure e le preoccupazioni di Stato riescono a riempire quel povero cuore che si scora. Si annoia a morte il piccolo principe color del tempo, sognando infinite novità e rinunciando a portarle a termine quando le crede accadute, e in questo assomiglia anche al Faust di Goethe poiché nella gioia rimpiange il desiderio. Egli è anche una miccia che rilascia al suolo le sue energie sottoforma di idee filanti e di penosi sogni abortiti. Oh, caro piccolo Principe Azzurro, nostro fratello, Poeta, il tuo destino è dunque quello di adorare la Bellezza nelle sue sembianze più fragili, più illusorie, più ingannevoli! Fisserai il tuo dolce e languido sguardo sull’instabile reticolo che, per gradazione luminosa, si riduce verso il nulla. Nel gioco brillante della bolla, scorgerai qualcosa di nuovo. Avvolta nei suoi veli, la Bella addormentata nella bolla si sveglia e splende nel prisma quale prestigiosa visione, e l’assoluto fantasma dell’amore, vago e impalpabile, accarezza l’anima del principe innocente. E il dolce innamorato delle bolle muore per il suo sogno esploso. E il suo trapasso accanto allo stagno è delicato, tenero, emozionante, sulle note del canto misterioso di maggio accennato da forme femminili che, accompagnate dall’orchestra, intonano le gioie e i dolori del trionfo di Eros.

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