Free Exchange at the Hotel Paradiso: Feydeau in Inghilterra con Alec Guinness

Il presente articolo è tratto da The Glasgow Herald, 17 aprile 1956, pag. 5. L’autore è M. P. La traduzione è mia.

Alec GuinnessQuando il teatro inglese si è trovato ad affrontare il recente periodo di crisi, la risposta è arrivata dal moltiplicarsi degli allestimenti di commedie e farse. I risultati, tuttavia, non sono stati particolarmente incoraggianti, come dimostrato anche dalla stagione estiva dello scorso anno. Malgrado ciò è un vero piacere scoprire quanto eccezionale possa essere una farsa ben scritta se messa nelle mani di una compagnia di altissimo livello. È quanto accaduto ieri sera al King’s Theatre di Glasgow.

Free Exchange at the Hotel Paradiso è la prima pièce di Georges Feydeau a essere stata tradotta in lingua inglese. La trama è concepita in base al classico meccanismo che ha già fatto scattare molte altre farse: un marito in tête-à-tête con la moglie di un altro; numerose entrate e uscite a raffica dalle stanze di un albergo e l’interrogativo finale, che ogni spettatore si pone, su come faranno le vittime a districarsi da una simile situazione con tutte quelle prove a loro carico.

Georges Feydeau ha costruito la pièce magistralmente. Infatti, malgrado le tante circonvoluzioni della trama non vi è un solo dettaglio che venga trascurato. E poi c’è Alec Guinness, la cui interpretazione, nel ruolo del marito in fuga, è talmente superba da trasformare una serata che poteva essere definita buona in un delirante divertimento.

La trama della pièce
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un uomo di poco conto, piuttosto avanti con gli anni e non particolarmente elegante, che tuttavia dimostra una certa sicurezza malgrado il suo essere sopraffatto da una moglie spaventosa. Quando all’improvviso gli si presenta l’opportunità di ribellarsi alla situazione pensate forse che gli venga concesso un solo attimo di pace? Assolutamente no. Così, si ritrova a comportarsi da uomo brioso e cordiale, come chiunque altro farebbe, anche quando viene colto da un inaspettato, quanto fastidioso, attacco di indigestione.

Hotel paradiso: il film tratto dalla pièce

È un uomo che amoreggia gioiosamente con la bombetta ancora in testa, accenna all’improvviso un sorrisetto gentile e racconta bugie con una convinzione tale da farle attecchire per forza o da vedersele crollare miseramente – le sfumature che Alec Guinness riesce a dare alle sensazioni provate dal personaggio in questo contesto sono straordinarie. Martita Hunt, nel ruolo della moglie, è davvero imperiosa, mentre Irene Woth trasmette un’instancabile vitalità al personaggio della moglie dell’amico del protagonista. Douglas Byng, in compenso, non sbaglia un colpo nel ruolo dell’avvocato balbuziente.

Nel secondo atto, la scenografia concepita in modo ingegnoso da Osbert Lancaster permette al pubblico di vedere, in un colpo solo, quasi l’intero albergo. Mentre i magnifici cappelli per le attrici, disegnati dallo stesso Lancaster, riportano il pubblico al 1910 e si rivelano un oggetto assolutamente indimenticabile.

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