Hotel Peccadillo: Georges Feydeau in Ontario

La presente recensione è stata pubblicata il 30 agosto 2007 su Stage-Door.com, il più antico sito web di recensioni teatrali dell’Ontario. L’autore è Christopher Hoile che ringrazio per l’autorizzazione. La traduzione è mia.

FeydeauC’è stato un tempo in cui il George Bernard Shaw Festival era molto bravo a produrre farse. Qualcuno ricorderà One for the Pot, di Ray Cooney e Tony Hilton, rappresentata proprio durante il Festival del 1985 e poi ripresa, nel 1996, al Royal Alex Theatre di Toronto. Purtroppo sono trascorsi molti anni da allora. Nel 2005 Something on the Side, dall’atto unico di Georges Feydeau È una donna di mondo, è stata una delusione; lo stesso dicasi per Three Men on a Horse di George Abbott e John Cecil Holm nel 2004 e Passion, Poison and Petrifaction, di George Bernard Shaw, nel 1998. Altre compagnie non sono riuscite a fare di meglio. Nel 1996 la produzione dello Stratford Festival di A Fitting Confusion, da Sarto per signora di Feydeau, si è rivelata un fiasco, mentre nel 2001 A Flea in Her Ear, da La pulce nell’orecchio sempre di Feydeau, del Soulpepper Theatre non ha ottenuto maggiori consensi.

Quest’anno il George Bernard Shaw Festival ha presentato in anteprima l’adattamento di Morris Panych di L’albergo del Libero Scambio, pièce in tre atti di Feydeau e Desvallières risalente al 1894 a cui è stato assegnato il titolo Hotel Peccadillo. Sarebbe stato più onesto, da parte degli organizzatori del Festival, specificare che la pièce in questione era un nuovo testo di Panych liberamente ispirato a una commedia di Feydeau; infatti, esattamente come l’anno scorso quando ha “adattato” L’ispettore generale di Gogol per il Soulpepper Theatre, l’autore ha lasciato perdere il testo originale e i relativi dialoghi per sostituirli con qualcosa di suo pugno. L’unica cosa che la pièce di Panych ha in comune con il testo francese è l’introduzione, nell’atto primo, di numerosi personaggi, i cui cognomi restano in parte invariati, che in seguito lo spettatore incontrerà di nuovo, diversamente appaiati, nell’atto secondo e nell’atto terzo all’interno di un albergo malfamato; l’atto quarto è stato inserito per permettere ai personaggi di cercare di chiarirsi in merito all’accaduto. Nella pièce di Feydeau Pinglet e Paillardin sono due amici impegnati in un progetto edilizio mentre la moglie di Paillardin medita di vendicarsi del marito per le scarse attenzioni che le riserva. Nel testo di Panych i due protagonisti sono uno psichiatra e il suo paziente ed è lo stesso Dottor Pinglet ad avere l’idea di sedurre la moglie di Paillardin. Con tanti e tali cambiamenti il testo non sembra nemmeno lo stesso. Morris Panych introduce anche un personaggio di nome Feydeau (ignorando il povero coautore Desvallières) che narra e commenta le situazioni. L’idea in sé non è malvagia salvo che un simile stratagemma è già stato utilizzato, proprio da Panych, nella sua versione de L’ispettore generale dove, alla fine, si scopre che Gogol aveva inserito se stesso nella pièce come personaggio nel presunto ruolo del titolo.

Personalmente non trovo negativo che la nuova versione non sia ambientata nel 1894. Panych cita il Viagra, gli inibitori della ricaptazione della serotonina, gli impianti di glutei, le nudità involontarie di Janet Jackson, Michel Foucault e la tortura dei prigionieri iracheni. Quello che non mi spiego è perché la costumista Nancy Bryant ha ambientato la vicenda negli anni Sessanta, prima ancora che una sola delle succitate idee diventasse di dominio pubblico, e perché lo stesso programma si concentra così tanto sugli anni Sessanta. È chiaro che c’è stato un radicale cambiamento tra il testo che Panych aveva pianificato di scrivere e quello attualmente in scena.

Nessuna di tali modifiche avrebbe una qualche importanza se l’allestimento di Panych funzionasse, ma non è questo il caso. Le sue battute sono molto approssimative, con i colpi mancati che superano di gran lunga quelli andati a segno. Panych imbastisce diverse situazioni di potenziale comicità ma non le porta a termine. Perché quando il Dottor Pinglet, travestito da hostess, arriva al suo appuntamento segreto con la signora Paillardin lei non fa alcun commento sulla sua insolita mise? Perché, nel finale, nessuno si accorge che il Dottor Pinglet indossa calze e scarpe da donna? Che senso ha introdurre il pilota Mathieu e le sue tre hostess se non influiscono in alcun modo sull’azione? Perché chiedere a Ludmila di fare da chaperon alle hostess se non la vediamo mai esercitare questa funzione? Perché citare ripetutamente il fatto che la signora Pinglet ha assunto un giovane perché segua suo marito se gli spettatori non vedono mai una scena del genere? Nell’Hotel di Panych non vi è alcuna escalation di errori che si accumulano o di persone che vengono continuamente scoperte con il partner sbagliato nel posto sbagliato, ma sono proprio queste caratteristiche a rendere divertente il genere teatrale della farsa. La conclusione, come quanto la precede, è abborracciata e sbrodolata. I guai di Paillardin con la moglie non si risolvono. Pinglet, fatto alquanto strano, non ha alcuna reazione quando scopre che la moglie ha una relazione o che il nipote frequenta la donna che lui gli ha raccomandato di evitare. È come se la pièce finisse semplicemente perché sono comunque trascorse due ore e non importa se gli ultimi dettagli sono stati aggiustati o meno.

Hotel del Libero Scambio

Ken MacDonald è uno scenografo molto creativo, ma in questo specifico caso le sue scenografie finiscono per nuocere a quel poco di coerenza che Panych è riuscito a dare alla storia. Ricorrendo a un punto di vista molto forzato MacDonald presenta al pubblico un corridoio con cinque porte su ogni lato, ognuna delle quali è molto più piccola della successiva, e con una sesta porta giusto dietro l’angolo. I migliori giochi visivi di Panych consistono nell’indurre gli attori ad entrare o uscire dalle porte più piccole come se la pièce fosse incentrata sulla scenografia di MacDonald. È vero che le farse francesi sono famose per le innumerevoli porte, ma quello che Panych e MacDonald non hanno compreso è che l’umorismo farsesco è preciso e meccanico e che gli spettatori devono sapere con esattezza chi si nasconde dietro ogni porta e quando. Contravvenendo completamente alle regole, Panych tratta le dodici porte come se si aprissero tutte nel medesimo spazio condiviso, sicché nessuno può sapere chi, dove e quando vi si nasconde dietro. Gli attori entrano ripetutamente da una porta solo per uscire da un’altra, ragion per cui la parte centrale dello spettacolo, quando gli amanti si inseguono per le varie stanze, risulta priva di tensione, emozione e significato.

Malgrado la debole sceneggiatura, e l’altrettanto debole regia, qualche attore riesce comunque a lasciare un buon ricordo di sé. Se non fosse per Patrick Galligan, nel ruolo del Dottor Pinglet, l’intero spettacolo crollerebbe come un castello di carte. I vani tentativi del suo dottore di apparire tranquillo quando invece è confuso sono sempre divertenti, così come i suoi sforzi di giustificare le sue bizzarrie e quelle degli altri con un logorroico gergo psicologico. Jeff Irving, nel ruolo del nipote di Pinglet, Maxime, è un nerd di prim’ordine, mentre Mike Nadajewski, nella parte del fattorino d’albergo che si stupisce delle strane attività a cui assiste nell’hotel cittadino, è di una candida ingenuità. Panych avrebbe potuto sviluppare ulteriormente entrambi i personaggi. Trish Lindström, nel ruolo di Victoire, la segretaria miope di Pinglet che cerca di rivaleggiare con il suo principale in ambito psichiatrico, ha un bel numero comico; Laurie Paton, invece, assurge buffamente al ruolo, non suo, di sciatto chaperon per hostess russe con un’incerta padronanza dell’inglese.

Hotel del Libero Scambio

Purtroppo, sotto la direzione di Panych, o per la mancanza di questa, l’altrimenti superba compagnia del George Bernard Shaw Festival mette in scena spettacoli il cui livello ci si aspetterebbe piuttosto da un gruppo amatoriale. Persone come Benedict Campbell, nel ruolo di Paillardin, e Goldie Sample, in quello della moglie di Pinglet, ripiegano sulla convenzionale sfuriata. David Leyshon, nella parte di Mathieu, l’amico di Pinglet, Charlotte Gowdy, in quella della moglie di Paillardin e William Vickers, nel ruolo dell’ispettore Boucard, sembrano mezzi addormentati. Lorne Kennedy, orrendamente truccato nelle vesti di Feydeau, declama di continuo le ben poco divertenti battute che Panych gli mette a disposizione con una stanchezza totale che finisce per essere percepita come stanchezza e basta.

La presenza che avrebbe dovuto risollevare la situazione è quella dell’orchestra di sei elementi diretta da Ryan deSouza, ma Panych non ha sfruttato a dovere il suo potenziale. Gli orchestrali si limitano a una funzione di accompagnamento e nessuno, sul palcoscenico, si accorge della loro presenza; una negligenza alquanto strana visto il tentativo eccessivo di Panych di risultare postmoderno. A conti fatti, le due ore di soggiorno all’Hotel Peccadillo sono due ore buttate via.

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