Ojo por ojo, cuerno por cuerno: il Tacchino di Feydeau in stile iberico

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano spagnolo ABC il 12 novembre 1975. L’autore è Adolfo Prego. La traduzione è mia.

Immagine d'epocaGeorges Feydeau è un classico del vaudeville. Se non sbaglio Marcel Achard gli dedicò alcune pagine cariche di emozioni e ricordi, il che non è insolito visto che Achard, in un certo senso, fu l’erede di quell’umorismo da “boulevard” che può essere individuato anche in autori francesi contemporanei di maggiore spicco. Viene da pensare che, in ambito teatrale, l’importanza consista nella longevità e nell’internazionalità dei testi, siano essi seri e inquietanti oppure leggeri e molto frivoli. In alcuni volumi di storia del teatro, tuttavia, il nome di Feydeau viene addirittura omesso. Ciononostante, ottant’anni dopo la messa in scena di Le Dindon, ribattezzato in stile iberico Ojo por Ojo, Cuerno por Cuerno, il pubblico madrileno ha avuto modo di apprezzare la perfezione del meccanismo comico messo in moto in Calle de Cedaceros, che non è esattamente un boulevard parigino. La messa in moto, inoltre, è avvenuta nel rispetto dell’ambientazione scenica dell’epoca e sfruttando al massimo le possibilità umoristiche della pièce.

Il regista Ricardo de Lucía, a cui dobbiamo alcuni straordinari allestimenti drammatici, si dà al virtuosismo. Gli interpreti seguono le sue istruzioni. Quello che ci viene presentato è un Feydeau nella sua stessa essenza, nel suo rigoroso e, se vogliamo, modesto significato, ma che è stato accolto dai surrealisti e dagli idolatri del teatro dell’assurdo quasi fosse un correligionario, visti e considerati i numerosi cambi di direzione che il teatro di questi anni ha subìto per riuscire a superare i suoi limiti. Qualcosa, insomma, che assomiglia molto da vicino alla rivalutazione del cinema comico muto che, fino a non molti anni fa, era considerato deprecabile. Ne consegue che far ridere non è né facile né disprezzabile, sempre che non si ricorra all’ordinarietà e alla zotichezza, che sono l’ultima risorsa per spettatori semi-civilizzati.

L’interpretazione di Luis Prendes merita una menzione speciale. È stato un enorme trionfo il suo. Non ho mai visto questo attore padroneggiare così bene un personaggio che sembrava molto lontano dal suo stile abituale. E invece eccolo là, intimamente comico, divertente e quasi patetico nella sua buffa avventura che si conclude in tono moraleggiante; forza scatenante dell’intreccio nel quale, a volte, ci perdiamo, a causa del notevole dinamismo delle situazioni. Esiste, tuttavia, un preciso rapporto di causa / effetto e ben presto ritroviamo il filo di quanto è veramente successo. Al fianco di Prendes, e in un ruolo meno brillante, Pepe Calvo ha modo di confermare che per essere simpatici non è necessario dimostrarsi volgari. A lui vanno i nostri più vivi complimenti.

Clara Suñer, nel ruolo della protagonista femminile, si dimostra molto convincente nell’impersonare la moglie pronta a vendicarsi in caso di tradimento del marito; l’attrice è l’elemento scatenante della commedia e il suo personaggio è supportato da un buon talento interpretativo e servito da un’ammirevole capacità di stare nelle righe, cosa non facile, soprattutto nelle ultime scene in cui l’ingenua birichinata di Feydeau avrebbe potuto assumere quella rilevanza erotica che va tanto di moda ai giorni nostri. Yolanda Farr, con la sua corporatura slanciata e la forza con cui interpreta un’inglese esplosiva, si è fatta applaudire in due scene della commedia. Il trio dei personaggi femminili, che ha notevolmente contribuito al successo della rappresentazione, è completato con grande maestria da Mercedes Barranco.

Vale la pena menzionare anche l’interpretazione di Juan José Otegui, nel ruolo del secondo conquistatore destinato a rimanere a becco asciutto.

Sopra tutti, spicca il regista Ricardo de Lucía, le cui intenzioni sono state ottimamente concretizzate dallo scenografo Víctor María Cortezo, con scene e costumi fedeli all’epoca in cui fu per la prima volta allestita la pièce.

Molti applausi per tutti.

Teatro Arniches, Madrid, 11 novembre 1975:
Regia: Ricardo de Lucía.
Scenografie: Víctor María Cortezo.
Interpreti: Luis Prendes, Clara Suñer, Mercedes Barranco, Yolanda Farr, Juan José Otegui, Margarita Mas, Monica Cano, Pepe Calvo.

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