Elenco dei trucchi utilizzati nelle opere di Feydeau e loro spiegazione

1) Porta che si chiude da sola, La palla al piede (1894):

Per ottenere l’effetto della porta che si chiude nel momento desiderato durante il terzo atto, ecco come bisogna procedere. La porta è provvista esteriormente, sul lato del pianerottolo, di due molle di gomma, grazie alle quali ricade ogni volta che non viene trattenuta. Per evitare altresì che durante le scene iniziali dell’atto in cui il domestico deve uscire lasciando la porta accostata, ma non chiusa, quest’ultima, nella foga dell’interpretazione dell’attore, non ricada troppo forte e di conseguenza si richiuda, cosa che ostacolerebbe il seguito dell’azione, è bene provvedere a bloccare temporaneamente il funzionamento della serratura, mantenendo tesa la maniglia di tiraggio, che fa girare il chiavistello, tramite un gancio sistemato orizzontalmente rispetto alla serratura. Quando non è più necessario che la porta resti aperta, ovvero nel momento in cui Bois-d’Enghien, cacciando definitivamente Lucette, le dice: “Oh! sì, per sempre! Oh! sì, per sempre!”, l’artista che interpreta il ruolo, facendo finta di niente, toglie il gancio e la maniglia ritorna a funzionare normalmente. A quel punto non resta che mantenere la porta aperta quando Bois-d’Enghien esce sul pianerottolo per strappare la pistola di mano a Lucette, per poi fare in modo che si richiuda, quando necessario, per effetto del giro d’aria causato dal brusco aprirsi della finestra. A questo scopo, utilizzare due fili doppi che vanno a finire nello stesso punto, dietro la scenografia (angolo destro del fondo del gabinetto da toeletta), in modo da poter essere gestiti dietro le quinte da un’unica persona. Il primo filo deve partire dal centro della porta, lato interno, in modo che basti mantenerlo teso all’uscita di Bois-d’Enghien sul pianerottolo per impedire che il battente ricada. Il secondo deve partire dalla finestra, lato esterno, e deve essere fissato a una molla che impedisca alla finestra di aprirsi. Per il resto basta fare attenzione alla battuta dell’attore. Quando Bois-d’Enghien, all’estrema destra del pianerottolo, ha posato la pistola sulla sedia e voltandosi, per rientrare nell’appartamento, dice: “Finalmente potrò starmene in santa pace”, la persona che muove i fili, tira in simultanea il filo della finestra (il che fa scattare la molla, e la finestra, dotata al suo interno di molle di gomma e la cui spagnoletta è in posizione verticale, si apre bruscamente) e lascia andare il filo della porta (e il battente si chiude spontaneamente, giusto in tempo perché la porta sbatta in faccia a Bois-d’Enghien).

Un altro consiglio per il primo atto: Siccome capita spesso che il biglietto inserito da Bouzin nel bouquet risulti difficile da trovare, è meglio sistemarne preliminarmente uno sul pianoforte. L’artista che interpreta il ruolo di De Chenneviette prenderà quello e fingerà di estrarlo dal bouquet nel momento voluto. Lo stesso discorso vale per lo scrigno contenente l’anello; anziché metterlo all’interno del bouquet, posizionarlo sul caminetto, da dove Lucette lo prenderà, fingendo di averlo trovato nei fiori.

2) Pistola-ventaglio, La palla al piede (1894):

Bois-d’Enghien (supplicandola) Lucette!
Lucette (fermandolo con un gesto perentorio; con un ghigno amaro) Benissimo! Ora so cosa mi resta da fare!
Compie un ampio gesto con la mano, come per dire “il dado è tratto”, e si sposta a sinistra.
Bois-d’Enghien (inquieto) Cosa?
Lucette (aprendo la sua borsa e frugandoci all’interno) Ti ricordi quello che ti avevo promesso?
Bois-d’Enghien (a parte) Cosa mi aveva promesso?
Lucette (con voce strozzata) E sarà solo tua la colpa! (Estraendo una pistola dalla borsa e singhiozzando) Addio e sii felice!
Bois-d’Enghien (precipitandosi da lei per disarmarla: le cinge la vita e le blocca le braccia) Suvvia, Lucette! Sei impazzita, in nome del cielo!
Lucette (dibattendosi) Lasciami… Lasciami!
Bois-d’Enghien (tentando di afferrare la pistola e allo stesso tempo cercando un argomento di conversazione in grado di calmarla) Lucette… te ne supplico… abbi pietà!… innanzitutto quello che fai è sconveniente… non ci si uccide in casa d’altri.
Lucette (ridendo amaro) Ah! Ah! E a me cosa importa!…
Bois-d’Enghien (spaventanto e continuando a trattenerla) Ascoltami ti prego!… Quando mi avrai ascoltato, vedrai… ti renderai conto!… mentre, se ti uccidi, come farò a spiegarti…
Lucette (svincolandosi) Ebbene, sentiamo! Cosa mi vuoi dire? Cosa?
Bois-d’Enghien (prontamente) Dammi la pistola!
Lucette (bloccando il gesto di Bois-d’Enghien) No, no! Parla! Prima di tutto parla!
Bois-d’Enghien (con disperazione) Oh, mio Dio!
Voce della Baronessa Duverger (dietro le quinte) Bois-d’Enghien! Bois-d’Enghien!
Bois-d’Enghien (esasperato) Eccomi! Eccomi! (Si sposta verso il fondo) Oh, mio Dio! Mio Dio! (Ad alta voce, aprendo la porta di fondo e uscendo parzialmente) Eccomi!
Lucette (non potendone più) Oh, che caldo!
Preme il grilletto della pistola e ne esce un ventaglio con il quale si sventola nervosamente.

3) Campanelli elettrici infilati sotto il materasso, Il tacchino (1896):

Pontagnac indica due campanelli elettrici avvolti in un pezzo di carta, che in precedenza aveva posato sul tavolo.
Lucienne Cosa sono quelli? dei campanelli elettrici!
Pontagnac Proprio così! Conoscete la pesca con i sonagli?
Lucienne No!
Pontagnac Ebbene, è proprio questa. Si posiziona un sonaglio in cima alla canna da pesca, ed è il pesce stesso a suonare per avvisare il pescatore di aver abboccato. Il metodo che io applico a uso di Vatelin è semplicemente questo.
Lucienne Volete pescare mio marito con i sonagli?
Pontagnac Potete ben dirlo, e saranno lui e la sua… compagna a farci la cortesia di suonare nel momento desiderato.
Lucienne Oh, suvvia che sciocchezza!…
Pontagnac Sciocchezza? State a vedere quant’è facile! (Risalendo verso il letto, seguito da Lucienne) Su che lato dorme, di solito, vostro marito?
Lucienne Sul lato sinistro.
Pontagnac Il sinistro, bene! di conseguenza la signora, dormirà sul destro! Il sinistro, il destro! Bene! Detto questo, ora prendo i due campanelli elettrici! il più grande!… (Fa suonare uno dei campanelli. Si sente un suono grave) Diciamo che questo è Vatelin! E quest’altro invece… (Fa suonare l’altro campanello. Si sente un suono acuto) è la signora! (Facendoli suonare uno di seguito all’altro) Il signore e la signora! Bene! Il signore lo metto qua! (Infila il primo campanello sotto il materasso, nel posto che Lucienne ha indicato come quello di Vatelin. Poi, gira attorno al letto e ricompare davanti al lato destro) E la signora, la metto qua! (Infila l’altro campanello sotto l’altro lato del materasso).

4) Poltrona estatica, La signora di Chez Maxim (1899):

Da dietro le quinte parte un filo elettrico che scorre sotto la finestra, costeggia il tappeto, sale lungo la gamba destra (sullo sfondo) del tavolo-scrittoio e va a finire sul suddetto tavolo. Al capo del filo collocato sul palcoscenico, una spina che nel corso dell’atto sarà inserita in un morsetto applicato sulla pila di cui è dotata la “poltrona estatica”, e che serve ad azionarla. All’altro capo del filo, dietro le quinte, un quadrante a corrente alternata appoggiato su uno sgabello. (Sul palcoscenico, sistemare i due grossi libri di medicina sopra il filo per impedirne la caduta, in attesa dell’ingresso della poltrona estatica).

Esempio di funzionamento della suddetta poltrona:

Troppo tardi! Mongicourt non ha nemmeno finito di dire “sai”, che Petypon, senza neanche accorgersene, preso com’è dalla dimostrazione, ha colpito con il piatto della mano il bottone a sinistra della poltrona. La macchina si è messa subito in funzione; Mongicourt riceve una specie di choc che lo fa sussultare ed eccolo immobilizzato nella sua espressione finale, gli occhi gioiosamente spalancati e un sorriso ebete sulle labbra.

Petypon (al di sopra della poltrona, continuando la dimostrazione, senza accorgersi di aver addormentato il collega) E immediatamente, mio caro, il paziente, sotto l’influenza del fluido, cade in uno stato di squisita estasi!… e a quel punto, ci siamo! Insensibilità totale! Hai tutto il tempo che vuoi! Puoi tagliuzzare, trinciare, aprire, chiudere, come fossi a casa tua! Non lo trovi strabiliante?… (Pausa). Eh? (Avanzando a sinistra della poltrona, stupito dal silenzio di Mongicourt) Ma di’ qualcosa, insomma!… (A parte) Che gli prende? (Chiamando)Mongicourt!… Mongicourt! (Bruscamente) Accidenti! l’ho addormentato!…

5) Armadio truccato, La Duchessa delle Folies-Bergères (1902):

Il Duca sprofonda sul divano, tenendosi la testa tra le mani, gli ufficiali mantengono un rispettoso silenzio. In quel momento si vede la Duchessa alzare la testa, si intuisce che le è balenata un’idea improvvisa; guarda l’armadio, poi, con decisione, si lancia verso di lui, apre l’anta, spinge uno dei ripiani e tutto il fondo ruota sulla cerniera, trascinando i ripiani con quello che hanno sopra e lasciando libero il passaggio sul vestibolo. La Duchessa attraversa l’armadio e immediatamente richiude il fondo, le due ante anteriori, beninteso, rimangono aperte. […]

6) Fonografo funzionante che registra la conversazione tra due amanti, Passa la mano (1904)

Nota dell’autore sul copione: Per il fonografo utilizzato nella pièce rivolgersi alla ditta Pathé (98, rue Richelieu), i cui apparecchi sono stati selezionati per le rappresentazioni di Parigi a causa della semplicità d’uso, della purezza del suono e della dimensione comoda. La ditta, nel suo negozio, dispone dei cilindri con le registrazioni già pronte necessarie per la pièce.

7) Letto girevole, La pulce nell’orecchio (1907):

[…] Questi pulsanti, una volta premuti, attivano dei sonagli di legno sistemati dietro le quinte, mediante i quali i macchinisti vengono avvisati ogni volta che devono azionare il meccanismo che fa girare il letto. Ecco in cosa consiste questo meccanismo: nella piattaforma sulla quale è posizionato il letto sono inseriti due dischi, il primo, quello inferiore che è fisso e orizzontale, è collocato in modo da correggere la pendenza del palcoscenico, l’altro è sovrapposto, mobile e gira su delle rotelle rivestite di feltro o di gomma. Il diametro del disco è costituito dal pannello del muro in modo tale che, ogniqualvolta i macchinisti, tramite un filo azionato da un tamburo, fanno ruotare il disco, il pannello e il letto girano assieme a quest’ultimo e lasciano il posto al pannello e al letto della stanza accanto: i due pannelli e i due letti devono dunque essere identici. […]

8) Coperta “magica”, Occupati di Amélie! (1908):

Il trucco si potrebbe eseguire nel modo in cui viene spiegato dal personaggio stesso, ma questo comporterebbe numerosi inconvenienti, uno dei quali, il più grave, sarebbe, visto e considerato l’angolo acuto formato dalla cordicella attorno al piede del letto, la rottura di quest’ultima a causa dello strofinamento e l’impossibilità di proseguire l’atto teatrale.

Ecco dunque spiegato come va eseguito:

Nella scenografia, sotto il letto, a sinistra (nell’angolo formato dal piede e dal telaio del letto), realizzare due fori orizzontalmente paralleli, distanti circa cinque-sei centimetri l’uno dall’altro, e posizionati a una distanza dal pavimento pari a quella della parte inferiore del letto che deve essere di circa trentacinque centimetri.

Di prospetto ai fori, a ogni traversa della rete (che deve essere cava e di legno), avvitare due viti a occhiello.

Sul rovescio del copripiedi ovattato (sul lato rivolto verso la testiera del letto), a dieci centimetri dal bordo e bene al centro del suddetto bordo, cucire saldamente due linguette di stoffa molto robuste, lunghe otto centimetri e larghe quattro, e posizionate parallelamente a cinque o sei centimetri di distanza nel senso della lunghezza rispetto al copripiedi. Fissare saldamente a ogni linguetta due anelli per le tende (quindi sono quattro in tutto); il secondo anello deve essere posizionato cinque centimetri più in alto rispetto al primo.

Procurarsi due gomitoli di corda resistente (sferza), ognuno deve essere un po’ più lungo della metratura necessaria a coprire il tragitto dalla testiera del letto ai piedi del letto, e dai piedi del letto al gabinetto di toeletta, zona interna.

Da dietro le quinte, far scorrere i fili in ognuno dei fori praticati nella scenografia, e poi in ogni vite a occhiello corrispondente della rete. (Fare attenzione a non attorcigliare i fili). Dopodiché, aggirare esternamente il piede sinistro del letto con i due fili paralleli, farli salire lungo la parte anteriore del letto, farli passare sopra la barra di traversa, infilarli sotto il copripiedi e agganciarli entrambi, per prima cosa, al secondo anello, e solo dopo al primo anello (per il quale deve essere avanzato un po’ di filo prima di praticare il nodo) della rispettiva linguetta. A questo punto, tirare il piede del copripiedi in modo che ricada, di traverso, sulla parte anteriore del letto, così da nascondere la cordicella agli occhi del pubblico e consentire ad Amélie di tirare a sé la coperta quando si trova nel letto. Per il resto, l’attrezzista incaricato di eseguire la manovra non dovrà fare altro che lasciare il filo, quando Amélie si allontana con la coperta, e tirare il filo a sé quando il copripiedi deve tornare al suo posto. Verificare che tutto funzioni alla perfezione prima ancora di andare in scena, e anche che le cordicelle fatte scorrere nelle viti a occhiello non struscino per terra. Questo onde evitare che Amélie, infilandosi nel letto, resti impigliata.

Nota: è preferibile, nell’interesse della manovrabilità del filo stesso e nell’interesse della scenografia, la cui tela subirà dei danni dovuti all’usura, fissare dietro allo scenario, nell’angolo in cui è perforato, una piccola armatura di legno contenente i medesimi fori della scenografia. In questi fori saranno incastonati due occhielli di vetro o metallo. Questo permetterà una migliore scorrevolezza del filo.

9) Vasi da notte che si rompono, La purga di Bébé (1910):

Dietro la tela di fondo del vestibolo collocare, in posizione perpendicolare, una tavola, o un praticabile qualsiasi, e sistemare nel mezzo dei “blocchi” di ghisa, posizionati di taglio, in modo da opporre un corpo duro al lancio dei vasi da notte, questo affinché si possa avere la certezza che si rompano.

10) Vespe artificiali, Ma non andare in giro tutta nuda! (1911):

Nota dell’autore sul copione: per le vespe artificiali rivolgersi alla Maison Bérard, 8, rue de la Michodière, Parigi.

11) Poltrona da dentista simile a uno strumento di tortura, Ortensia ha detto: “Me ne frego!” (1916):

All’alzarsi del sipario, Vildamour è seduto sulla poltrona operatoria, una salvietta attorno al collo, la bocca imbavagliata da un quadrato di gomma nera, al centro del quale spunta solamente il dente da curare. Il pezzetto di gomma è fissato, a ogni lato della bocca, con una pinza collegata a una specie di giarrettiera di gomma che gira tutto attorno alla nuca. Per completare il supplizio, nell’angolo sinistro della bocca, è collocato l’aspirasaliva di cui si è parlato in precedenza.

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