Georges Feydeau, la pièce misteriosa e l’allusione a Rostand

Il presente saggio breve è tratto dalla Revue d’Histoire littéraire de la France, 80e Année, No. 1 (Jan. – Feb., 1980), pp. 90-93. Published by: Presses Universitaires de France. L’autore è Norman Richard Shapiro. La traduzione è mia. Si ringrazia Norman Richard Shapiro per l’autorizzazione.

Il sistema Ribadier - locandinaMolto rare sono le occasioni in cui un ricercatore riesce a prendere due piccioni con una fava. Di recente, ho avuto modo di fare questa fortunata esperienza.

La mia ammirazione per il teatro di Georges Feydeau risale agli anni Cinquanta, epoca in cui avvenne la sua “riscoperta” postuma. In quegli anni, mentre stavo preparando la mia tesi su questo geniale drammaturgo (Topical Allusions in the Theatre of Georges Feydeau, Harvard University, 1958), mi sono scontrato con numerosi problemi di minore portata sia fattivi che interpretativi; problemi che, un giorno o l’altro in futuro, mi ripromisi di risolvere. Uno di questi riguardava l’esistenza di una commedia in tre atti, Ni vu ni connu (alla lettera Chi s’è visto s’è visto). Secondo l’Almanach des spectacles di Albert Soubies (Éditions Flammarion, vol. 1909, p. 91) era stata rappresentata al Teatro della Comédie-Royale il 29 aprile 1909. In verità, nessuna pièce recante questo titolo è mai stata pubblicata quando Feydeau era ancora in vita, e non figura nemmeno in alcuno dei nove volumi del Théâtre Complet pubblicato dalle Éditions Le Bélier tra il 1948 e il 1956. Ho sempre supposto, in mancanza di prove a discarico, che si trattasse di una commedia andata perduta, o, se non altro, rimasta inedita per ragioni misteriose. Del resto, non sarebbe stata l’unica pièce dell’autore ad aver subito questo destino (il manoscritto de Il biglietto di Joséphine è stato verosimilmente bruciato da Georges Feydeau in persona, mentre del balletto La bolla d’amore sono rimasti solo gli spartiti con le musiche). Come se non bastasse, le mie ricerche non avevano portato alla luce la benché minima recensione di questa commedia, né alcuna critica a essa riferita. In sostanza, per me la commedia Ni vu ni connu è rimasta per molto tempo un mistero almeno quanto l’ironica tempestività quasi beffarda del titolo che le era stato attribuito.

L’altro problema che mi ero trovato ad affrontare riguardava un’enigmatica allusione. Essa è contenuta ne Il sistema Ribadier, commedia in tre atti, scritta da Georges Feydeau in collaborazione con Maurice Hennequin, figlio di uno dei drammaturghi che Feydeau aveva preso a modello. (La pièce fu rappresentata al Teatro del Palais-Royal il 30 novembre 1892 e rimase inedita fino al 1949). Angèle – la signora Ribadier – ha appena assistito a una conversazione oltremodo rivelatrice tra suo marito e Savinet, commerciante di vini e marito della nuova amante di Ribadier. Durante questa conversazione, Angèle scopre quindi il tradimento del marito. Quando chiede una spiegazione al fedifrago, quest’ultimo, da bravo furbastro qual è, sostiene con forza che il dialogo da lei udito faceva parte delle prove di una commediola da circolo amatoriale. “Ah! Allora è così!, esclama Angèle, preparandosi a cogliere Ribadier nell’atto di mentire. “Mi era sembrato, per brevi istanti, di aver udito anche dei versi!”, “Ma continuamente, mia cara… Continuamente!”, risponde Ribadier, contento di averla ingannata, o almeno così crede. “Versi magnifici”. A questo punto, Angèle fa scattare la trappola chiedendo con insistenza al coniuge di recitarle una parte del dialogo: la “scena” in cui Savinet, malgrado il risentimento nei confronti dell’amante della moglie, riesce comunque – mantenendosi devoto alla sua professione – a rifilare a Ribadier un’intera cassa di champagne pregiato. Ribadier, anche se per poco, viene colto alla sprovvista e, alla fine, ripete – in maniera improvvisata e in “versi” molto discutibili – il dialogo di poco prima con il commerciante di vini:

Ribadier Ma, mia cara… Cerco il filo… Capisci, i versi… Ehm! sì, ecco… Savinet, versandosi un bicchiere di cognac e bevendo… ehm… “È buonissimo, signore, il vostro eccellente cognac!”… Ehm!… “Ma è leggermente impuro… Sa di Armagnac!”.

Angèle Sì, sì, in effetti, mi ricordo che ha parlato di questo!

Ribadier Vero? (A parte) Eh! beh… ma Armagnac e cognac… Non c’è male!

Angèle Vai avanti!

Ribadier Ecco!… Ehm!… “E quanto lo pagate?” E io: “Ma otto franchi la bottiglia.” Ehm!… E Savinet: “È caro! ma potrei… darle acquavite di paccottiglia che per sei franchi a fusto… dello champagne conserverà tutto il gusto.”

Angèle Ah! Molto bello! molto bello! Soprattutto l’ultimo verso.

Ribadier Vero?

Angèle È lungo!

Ribadier Ah! certo, è un verso lungo!… Ah! perché è la fine della tirata… (A parte) Non mi riconosco più! Versifico! Faccio il poeta!

Angèle E la tua risposta alla sua offerta di cognac, qual è stata?

Ribadier Eh! beh, cosa volevi che gli rispondessi? Gliene ho comprato un fusto.

Angèle Eh! Ma dì un po’, questa parte non è in versi!

Ribadier Uh! Uh! Sì! Sì! Solo ti stavo dando l’idea generale, ma è in versi, certo, certo! (Declamando) “Se voglio del cognac? Ah! diamine! Perdincibacco! Mandatemene subito un fusto… corpo di bacco!”

“Stupendo”, risponde Angèle, non del tutto convinta dalla scaltrezza di suo marito. “E di chi è questa bella commedia?”.

Ribadier Di chi è? Ma di Rostand, mia cara, di Rostand! Non ne hai riconosciuto la fattura?

Angèle Proprio per niente!

Ribadier Oh! eppure è facilmente riconoscibile!…

Il sistema Ribadier - locandina

Sarebbe facile cadere nella tentazione di riconoscere, nell’allusione a Rostand, quell’atteggiamento derisorio tipico di Feydeau di cui sarebbe oggetto il miglior dramma neoromantico, idealista e per di più – cosa ancora più imperdonabile per Feydeau – in versi. Esiste, tuttavia, un ostacolo di non poco conto che esclude questa possibilità: il fatto che all’epoca in cui Feydeau scriveva Il sistema Ribadier, il futuro autore di Cyrano de Bergerac – rappresentato per la prima volta nel 1897 – fosse quasi sconosciuto e ancora all’inizio della sua carriera letteraria. Edmond Rostand aveva scritto, con il futuro cognato Henri Lee, Il guanto rosso, un vaudeville in quattro atti messo in scena al Teatro Cluny il 24 agosto 1888 che, in effetti, aveva goduto di una certa notorietà passeggera, benché immeritata, secondo alcuni critici del tempo. Ad ogni modo, questa pièce, oggi introvabile, era scritta in prosa e quindi non può essere presa in considerazione per quanto concerne l’allusione fatta da Ribadier. Altresì, è ben poco probabile che la seconda commedia di Rostand, I due Pierrot, un atto unico scritto in versi, sia all’origine di quest’allusione sarcastica. Accolta benevolmente alla Comédie-Française, grazie alla mediazione del drammaturgo Maurice Féraudy, venne poi rifiutata per essere in seguito rappresentata molti anni dopo e pubblicata più tardi ancora, nel 1923. Quanto alla prima commedia veramente importante di Rostand, I romaneschi, si sa che fu terminata nel 1890 ma rappresentata solo quattro anni dopo, al Teatro della Comédie-Française il 21 maggio 1894.

Quale giustificazione può dunque trovare questa presa in giro anodina di Feydeau nei confronti di Rostand se quest’ultimo aveva appena debuttato come drammaturgo? Nella mia succitata tesi avevo imbastito tutta una complessa teoria, addirittura barocca, ben poco convincente anche per me. Spero avrete la bontà di dispensarmi dal riproporla qui…

ComœdiaCi sono dunque due problemi che, a prima vista, sembrano indipendenti l’uno dall’altro. Va comunque detto che la “prima vista” non è sempre la migliore. Infatti, mi è capitata tra le mani una recensione che permette di svelare entrambi gli enigmi. Si tratta di un articolo apparso sul giornale Comœdia del 30 aprile 1909 (N. 578, p. 3). Il testo è firmato Emery e descrive nei dettagli l’intreccio della misteriosa pièce Ni vu ni connu, da cui risulta che la famigerata commedia-fantasma non è altro che una semplice replica de Il sistema Ribadier. Questo spiega perfettamente l’allusione, di sicuro aggiunta a posteriori nel 1909, a un collega all’apice della gloria ma di cui Feydeau non avrebbe esitato a considerare l’opera – per forma e contenuto – alquanto esagerata, ampollosa e degna di un piccolo buffetto dato senza malizia.

Alla luce di questi fatti, mi permetterei di suggerire la sostituzione del titolo de Il sistema Ribadier con quello sotto il quale, a quanto sembra e salvo prova contraria, Feydeau stesso avrebbe voluto che la pièce restasse nel repertorio del teatro comico.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...