Le battute al vetriolo di Georges Feydeau

Le seguenti battute sono tratte da L’esprit de Georges Feydeau, testo realizzato nel 1927 da Léon Treich. La traduzione è mia.

Feydeau ritratto da Carolus-DuranIn un ristorante dell’avenue Trudaine, una sera Feydeau chiamò il direttore per fargli notare che, all’astice servitogli poco prima, mancava una chela:

“L’avrà persa in battaglia”, rispose il direttore.

“E allora portatemi l’astice che quella battaglia l’ha vinta!”, rispose Feydeau.

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Un ex industriale, ormai in pensione, era tremendamente avaro. Tutti i suoi amici erano a conoscenza del suo difetto, e lo sbeffeggiavano per questo. Egli non capiva gli scherzi che subiva e, al contrario, sosteneva, con gran orgoglio, di essere di una generosità impareggiabile.

“Io – disse un giorno in un salotto in cui si parlava di beneficienza – appena qualcuno mi ferma per strada per chiedermi l’elemosina, porto subito la mano al portafoglio.

“Certo – rispose Feydeau – il problema è che da lì non la togliete!”

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Un giorno, alcuni amici stavano parlando, al cospetto di Feydeau, dell’abilità di alcune chiaroveggenti. Feydeau, tirando una boccata dal suo eterno sigaro, manifestò tutta la sua incredulità a riguardo, finché, il poeta Louis B., noto per la sua insistenza, lo convinse ad andare a incontrarne una “eccezionale veramente”, e gliene fornì l’indirizzo.

“Andateci, mio caro, andateci, e tornerete convinto…”

Feydeau ci andò e, alcuni giorni dopo, rincontrò il poeta:

“Capitate a proposito, volevo giusto dirvi che sono andato dalla vostra chiaroveggente”

“Ebbene?”

“Straordinaria davvero!”

“Ah! Avete visto che avevo ragione!”

“Sì… mentre mi leggeva le carte, mi ha detto che presto sarei stato vittima di un imbroglio…”

“Accidenti, e voi?”

“Le ho detto che aveva ragione… infatti mi ha chiesto duecento franchi!”

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Camminando sul marciapiede, un giorno Feydeau si scontrò con un tale che procedeva a tutta velocità lungo il muro:

“Fate attenzione, che diamine!”, gridò l’autore.

E l’uomo rispose:

“Che pretendete? Che entri nel muro?”

E Feydeau, proseguendo per la sua strada:

“Non ve lo proibisco mica!”

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Georges Feydeau discuteva con un impresario greco al quale rifiutava di concedere La signora di Chez Maxim per una tournée. L’impresario greco dapprima lo lusingò, poi lo minacciò e alla fine gli disse che lo avrebbe citato in giudizio:

“Vi trascinerò in tribunale e vincerò la causa”.

“Perché – rispose Feydeau – credete che anche i giudici siano truccati come le carte che voi usate a poker?”

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Durante una rappresentazione di La signora di Chez Maxim, al Teatro delle Nouveautés, si verificò un episodio curioso. La Duchessa d’Uzès scrisse a Georges Feydeau per chiedergli di sopprimere il personaggio dell’abate che offendeva le sue convinzioni religiose.

L’autore rispose che avrebbe soddisfatto volentieri la sua richiesta ma che, in cambio, la pregava di sopprimere la terribile battuta di caccia, che si teneva periodicamente nella tenuta della Duchessa, e che offendeva profondamente i suoi sentimenti umanitari.

“Insomma – le scrisse Feydeau – io sopprimo l’abate e voi sopprimete la battuta”

La questione non ebbe alcun seguito.

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Un giorno a Feydeau fu sottoposto un questionario a cui rispose nel modo seguente:

Domanda: “Lavorate con gioia?”

Risposta: “Neanche per idea, se solo sapessi dove si impara quella professione!”

Domanda: “Qual è il vostro hobby?”

Risposta: “Il teatro. Il mio mestiere, invece, è la pittura. Il pubblico ha invertito le due cose!”

Domanda: “Se vi trovaste in esilio, e doveste portare con voi solo cinque libri, quali scegliereste?”

Risposta: “Cinque libbre? Ma io penso solo a perderle non a portarmele dietro! Ah, si parlava di libri! Scusate, ho frainteso la domanda.

Domanda: “Chi è il più grande benefattore dell’umanità?”

Risposta: “Lo sto ancora cercando, e se lo trovo vado a fargli visita!”

Domanda: “Pensate che la giovane generazione sia inferiore o superiore a quella che l’ha preceduta? E quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?”

Risposta: “La giovane generazione è molto inferiore a quella che l’ha preceduta. Diamine! Ma se potessi farne parte, cambierei idea!”

Domanda: “Qual è il capolavoro pittorico che vi dispiacerebbe di più venisse rubato dopo La Gioconda?”

Risposta: “Una certa signora di mia conoscenza, ma a parte questo, non so dirvi come si chiama”.

Domanda: “Vi è mai capitato di trovarvi in un certo posto, in campagna, in città o in qualche paese, e dire: “è qui che vorrei passare tutto il resto della mia vita”?”

Risposta: “Ma certo, è il posto dal quale tre giorni dopo uno esclama: “Mio Dio! A che ora parte il primo treno?”.

Domanda: “Qual è la qualità che, in quest’epoca, garantisce la felicità?”

Risposta: “Le persone ricche vi direbbero i soldi. E c’è da crederci, altrimenti è molto probabile che vi darebbero un po’ dei loro”.

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