Il circuito di Georges Feydeau: la prima vera pièce automobilistica della storia di Francia

Il presente articolo è stato pubblicato il 30 ottobre 1909 sul quotidiano Le Figaro. L’autore è un orchestrale, la traduzione è mia.

Costume d'epocaIl titolo per essere moderno è moderno. Come ben sapete, infatti, il circuito di cui si parla è una di quelle straordinarie corse automobilistiche come se ne vedono in Alvernia o a Dieppe; corse che si trasformano in una sorta di sfida mortale, condotta dai piloti per guadagnarsi da vivere. Se sul ciglio dello strapiombo riescono ad evitare il capitombolo, a volte ottengono la gloria accompagnata da forti guadagni. Quanto al capo della scuderia vincente, si vede immediatamente piovere addosso una serie di richieste e, poiché la sua auto ha corso in pista, gli affari marciano…

Il circuito, di Georges Feydeau e Francis de Croisset, è la prima pièce della storia del teatro francese interamente e prettamente automobilistica. Fino a oggi, il pubblico aveva visto gli attori lucidare un’auto in scena, o spolverarla o indossare occhiali da automobilista, oppure aveva sentito, da dietro le quinte, il qua-qua di un clacson; tutto questo, tuttavia, aveva sempre avuto un carattere puramente accessorio. Ne Il circuito, l’automobilismo la fa da padrone. I personaggi della pièce sono fabbricanti di automobili oppure meccanici; le scenografie rappresentano l’interno di un garage e lo scorcio di una pista da corsa. Per l’intera pièce non si parla d’altro che di fari, motori, coni di frizione, differenziali, panne e incidenti. Si fa anche pubblicità a una marca di pneumatici molto nota, esattamente come fanno annualmente le riviste specializzate. Infine, il pubblico vede addosso ai protagonisti degli abiti sportivi che riportano, sulla schiena, i marchi Paquin e Bertholle; questi abiti sono di un taglio e di uno stile talmente pregevoli da far venir voglia di correre a comprarsi una limousine da ventimila franchi solo per avere una scusa per vestirsi in quel modo!

Come si diceva il primo atto è ambientato in un garage. La scenografia, molto dettagliata, mostra una serie di scaffali ingombri di accessori tipici dell’ambiente: fanali, pezzi di ricambio ecc… Ci sono poi dei bidoni di benzina sparsi un po’ ovunque. A sinistra, si scorge un salone dove sono allineate automobili di tutti i tipi.

Il secondo atto è invece ambientato in un castello bretone. La mobilia è sontuosa, anche se alquanto priva di gusto poiché tutto è subordinato al monumentale caminetto antico addossato a una struttura architettonica che svolge un ruolo primario. Di primo acchito, questa struttura sembrerebbe una cisterna. In realtà, si tratta di un nascondiglio amoroso predisposto tempo addietro da un anziano signore; la funzione di questo nascondiglio diventa subito chiara dopo aver premuto un pulsante. Un pannello del caminetto scivola di lato e tutti possono vedere cosa sta accadendo in quel nido d’amore…

Già immaginerete che cosa due autori ingegnosi come Georges Feydeau e Francis de Croisset sono riusciti a tirare fuori da un simile meccanismo vaudevillesco! In un preciso istante, grazie a una serie di specchi posizionati nei punti giusti, il pubblico vede quanto sta avvenendo nel nascondiglio come se fosse presente in loco e… diamine, la faccenda è alquanto gustosa! Ma per oggi, domani e anche per i giorni a venire, terrò la bocca chiusa…

L’ultimo quadro, è la corsa automobilistica vera e propria. Si vede la strada a tornanti che costeggia la collina e lungo la stessa si scorgono delle piccole automobili ben definite che filano come treni. Quando si presuppone che stiano passando davanti al pubblico sulla strada più bassa, si sente un fortissimo rumore di slittamento, imitato benissimo da un congegno meccanico; la cosa funziona talmente bene che addirittura si solleva una nuvola di polvere fino all’altezza dei celetti del teatro…

Costume della Maison DracollQuesta facezia un po’ folle è magnificamente e dissennatamente azionata dall’ottima troupe che sa maneggiare con grande abilità la gioia e la follia. Il pubblico si è divertito tanto nel vedere lo straordinario Albert Brasseur in tuta blu da meccanico e poi in divisa da corridore. Guy, perfetto come sempre, ha tratteggiato in modo molto divertente la figura del vecchio industriale. Quanto a Max Dearly, si merita una menzione speciale per il personaggio assurdo e definitivo che ha saputo interpretare. Il suo vecchio dandy di epoca imperiale, Amaury de Châtel-Tarrau, sembra un parente prossimo del Duca D’Enface (vedere nota 1)… Quando il pubblico lo ha visto entrare in scena, debilitato e smagrito, le gambe a cerchio, atassico, la vita stretta in un corsetto e il volto irriconoscibile, è scoppiato in una valanga di risate e di applausi… Per quanto riguarda quello che di imprevisto e strampalato è riuscito a fare nei tre atti complessivi, rinuncio a raccontarlo. Come disse una volta qualcuno: bisogna vedere per credere!

Prince nel ruolo del venditore di automobili, Moricey in quello del meccanico e Carpentier nella parte del principe Zohar hanno contribuito con brio alla strampaleria generale.

Per quanto concerne le attrici, Marie Magnier ha interpretato una ex stella da circo di epoca imperiale straordinariamente ben conservata! I suoi costumi vengono dalla Maison Drecoll (vedere nota 2)… che di sicuro non vestiva le donne sotto l’Impero, cara mia! Lantelme, con il suo dolce visetto e il suo consueto estro, ha dato vita a una giovane cocotte di nome Phèdre che brucia di passione violenta, come la sua antenata, non per un conduttore di carri ma per un affascinante pilota di automobili. Dieterle interpreta la deliziosa giovane e sfacciata Gabrielle, che di volta in volta si dimostra amorevolmente fiduciosa o tremendamente gelosa.

Se Il circuito attrae, come è doveroso che sia, la stessa clientela a cui piace il Salone dell’automobile, il teatro delle Variétés non rischia certo di restare in panne.

Note:

[1] Celebre personaggio interpretato da Albert Brasseur nel 1904 nell’opéra-comique Le petit Duc di Charles Lecocq, su libretto di Meilhac e Halévy.

[2] Nel 1902, il Barone Christoff Von Drecoll aprì a Vienna una celebre casa di moda presso la quale si vestivano le dame della corte viennese. Nel 1905 aprì una filiale anche a Parigi, gestita da Monsieur e Madame Besançon de Wagner. La Maison ha chiuso i battenti nel 1963.

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