La disarmante sincerità di Georges Feydeau

La presente citazione è tratta dal testo Le théâtre et la vie sous la Troisième République, deuxième époque. Éditions Marchot, 1947, pp. 241-242. L’autore è René Peter. La traduzione è mia.

Georges Feydeau ritratto da harles Émile Auguste Durand, detto Carolus-Duran

Georges Feydeau ritratto da Charles Émile Auguste Durand, detto Carolus-Duran

Una sera in cui avevo appuntamento con Georges Feydeau al Café Napolitain, lo vidi arrivare profondamente costernato. All’epoca, a Parigi, vi era un attore, soprannominato “il galletto”, che imitava con grande abilità i suoi colleghi. Quella sera stessa, Feydeau, nel passare “per caso” sul palcoscenico del Teatro delle Nouveautés, l’aveva notato mentre, per divertire gli altri attori, stava facendo l’imitazione del canto dell’usignolo. Feydeau si era avvicinato e, senza cattiveria alcuna – me lo giurò e rigiurò – aveva esclamato: “Cos’è? Avete cambiato uccello?”. La conseguenza fu che le signorine presenti arrossirono divertite e le bocche dei signori si aprirono in un sorriso pieno. Feydeau si rese subito conto che la sua battuta era stata erroneamente interpretata come un’allusione alle abitudini del personaggio, visto e considerato che era soprannominato “il galletto”. Cercai in tutti i modi di consolare il commediografo, ma non ci riuscii; era molto desolato per il dispiacere che aveva causato all’attore. Il giorno dopo la battuta era sulla bocca di tutti i parigini.

Trascorsero alcuni mesi e mi ritrovai a pranzo a casa di Feydeau. Erano presenti la sua bella moglie, la sua graziosa figlia, i suoi tre figli, il precettore e alcuni invitati. Iniziammo a parlare delle battute che si è soliti attribuire a diversi personaggi famosi al solo scopo di aumentare il loro cachet. A un certo punto esclamai: “È come per la tua battuta sull’uccello”.
“Quale uccello?”.
“Quella che ti attribuiscono, no! Ti ricordi quella sera al Teatro delle Nouveautés?”.
“Sì, in effetti è successo proprio alle Nouveautés, ma io l’ho detta sul serio!”.
“Certo, ma non apposta”.
“Eccome se l’ho detta apposta. Ed anzi è una delle mie battute migliori. E mentre la dicevo l’ho pure guardato di sottecchi, il poveretto! Me ne sono quasi pentito”.

Ecco. Questa è la dimostrazione che Feydeau era un uomo profondamente sincero; tuttavia, si era dimenticato di quello che mi aveva raccontato la sera stessa dell’episodio, e siccome la battuta aveva avuto un successo impressionante, aveva ammesso di buon grado di averla detta apposta. E ci tengo a sottolineare che io non l’ho mai disilluso a questo riguardo… almeno non in pubblico.

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