La lycéenne (La liceale) – articolo di critica teatrale del 1887

Locandina della Belle-EpoqueIl presente articolo è stato pubblicato per la prima volta nel 1887 sul quotidiano Le Peuple Français. L’autore è Auguste Vitu. La traduzione è mia.

Teatro delle Nouveautés – La liceale, pièce in tre atti di Georges Feydeau con musiche composte per l’occasione da Gaston Serpette.

Un tempo Alexandre Bisson nel suo Lycée de jeunes filles, uno dei maggiori successi del Teatro Cluny, si divertiva a spese del nuovo sistema pubblico di istruzione scolastica che suscita tante legittime diffidenze. L’ambizione di Georges Feydeau non si estende fino alla satira. Il giovane autore di Sarto per signora ha fatto della sua Liceale una semplice farsa, intessuta di quiproquo che si risolvono alla bene e meglio, e di cui il pubblico ride fino a contorcersi, preferendo ridere sulla fiducia piuttosto che sforzarsi di comprendere.

L’eroina della storia, la signorina Finette Bichu, è una delle più insopportabili e maleducate pettegole che si siano mai viste, ma la colpa non è della scuola statale, poiché Finette è costretta ad andarci solo a scopo punitivo come se fosse una casa correzionale per ragazze. Che ha dunque fatto, la poverina? Ora lo capirete.

Locandina della Belle-Epoque (2)Il padre di Finette è un ex negoziante ignorantissimo che prova un’ammirazione smodata per qualsiasi persona che conosca almeno l’ortografia; così, un qualunque professore, appare ai suoi occhi come il più grande dei geni. Il suo sogno è perciò di far sposare la figlia a un professore universitario vecchio, brutto e sciocco, portando in dote quattrocentomila franchi. All’alzarsi del sipario, il personaggio è quasi riuscito nella sua impresa, poiché si sta celebrando il pranzo di fidanzamento di Finette con il signor Saboulot, professore di fisica in un istituto per ragazze. Finette fa tutto il possibile per disgustare Saboulot e mandare a monte le nozze: gli parla in gergo, gli fa ballare il boston (ballo basato sul tempo di 3/4 come il valzer ma con circa 30 battute al minuto (circa la metà delle battute del valzer viennese. N.d.T.)), minaccia di trovarsi un amante, e per finire interpreta davanti a lui, in tutte le sue varianti più sconvenienti, la celebre scena di La finta semplice in cui Rosina si prende gioco di Don Cassandro. Tuttavia, Saboulot continua a resistere.

Per la firma del contratto di matrimonio arriva un notaio chiamato Dottor Carlin, e qui la pièce entra senza difficoltà nella follia pura. Il giovane imbrattatele Apollon Bouvard, innamorato di Finette e da lei ricambiato, si confonde tra gli invitati. Il maître d’hotel di turno lo scambia per un cameriere venuto a dare una mano, ma Apollon affida l’improvvisata corvée a un nuovo arrivato, ovvero il notaio, di cui prende il posto. La scena si presenta dunque come segue: l’innamorato recita la parte del notaio, mentre il vero notaio porta in giro le bibite fresche. Apollon approfitta dell’equivoco per dire insolenze di ogni tipo in faccia al futuro sposo e prendersi gioco di lui facendogli cantare, al cospetto della fidanzata, una canzone da caffè-concerto intitolata Il cannibale e la prostituta.

Locandina della Belle-Epoque (1902)

Mi farebbe molto piacere sbellicarmi dalle risate assieme all’intera platea, se almeno questi strabilianti quiproquo presentassero una parvenza di verosimiglianza e abbozzassero, anche solo per un secondo, un’idea di commedia, ma alla fin fine, tutti si divertono, e suppongo che né il teatro né l’autore chiedessero di meglio.

Alla fine Saboulot si rende conto dell’inganno, ma ce ne ha messo di tempo! Apollon Bouvard viene cacciato, e la signorina Finette spedita di corsa in sala di disciplina, ovvero alla scuola statale, dove è invitata a restare fino a resipiscenza. Non posso fare a meno di notare che il mezzo costrittivo è scelto male: se non mi sbaglio i licei femminili non accolgono interni e non dispongono di dormitori.

Locandina della Belle-Epoque (3)Il secondo atto è ambientato nella classe del suddetto liceo: le ragazze indossano l’uniforme e marciano militarescamente con dei fucili sotto lo sguardo di un sorvegliante che sogna di giocare a baccarà e per il quale ogni pretesto è buono per baciarle o farsi baciare da loro. Naturalmente in questo gineceo può entrare facilmente chiunque: Saboulot deve tenere una lezione di fisica, Apollon Bouvard arriva con la scusa di essere il suo supplente. La signorina Finette organizza una rivolta: a Saboulot viene strappato il parrucchino e l’uomo è costretto alla fuga. Apollon cerca di tenere una lezione di chimica, ma mescola assieme delle sostanze talmente pericolose da generare una spaventosa esplosione. In mezzo al tumulto generale, Apollon trascina via Finette.

Li ritroviamo, qualche istante più tardi, al Jardin de Paris (uno dei più importanti caffè-concerto sugli Champs-Élysées. N.d.T.), dove Apollon si guadagna da vivere disegnando delle sagome al prezzo di cinque franchi l’una. La cantante che doveva debuttare quella sera è stata congedata per colpa della goffaggine del direttore di scena, a cui era stato ordinato di mettere un suo manifesto alla porta e che invece ha messo la cantante alla porta (la battuta non è mia). Tra l’imbarazzo generale, come avrete ben intuito, a sacrificarsi è Finette, nei panni di un’altra Niniche (vaudeville in tre atti di Hennequin e Millaud (1878). N.d.T.). La giovane sale sul podio e canta La commissione di leva venendo coperta di fiori. I parenti, però, arrivano furibondi sul posto. Calmatevi per cortesia! Finette è ormai compromessa e non può sposare Saboulot, sposerà quindi Apollon che è appena riuscito a vendere un suo quadro per trentamila franchi. Prendete per buona questa storia, bevetevi un sorso d’acqua, e andate a vedere se nel frattempo, per caso, sono andato a farmi un giro.

Locandina della Belle-Epoque (4)Georges Feydeau non manca di sicuro di savoir faire, né di spirito, né di verve; e a me sta benissimo che scriva delle pièces come La liceale per prendere la mano, ma penso che lavorerebbe più proficuamente se si prendesse la briga di rendere più maturi i suoi intrecci burlesque e di concatenarli utilizzando una parvenza di logica, di cui lo spettatore meno esigente possa, in caso di necessità, farsi almeno un’illusione.

L’attore Saint-Germain canta Il cannibale e la prostituta con un estro talmente sorprendente che il pubblico gli chiede sempre il bis.
Albert Brasseur ha il dono di farsi amare di per se stesso; anche lui canta alcune strofe scritte, come tutte le musiche della pièce, da Gaston Serpette.
La signorina Jane May, nota un tempo per i suoi ruoli comici di grande successo in Le fils de Coralle di Albert Delpit e in Martyre! di d’Ennery e Tarbé, è sempre una graziosa attricetta, ma farla cantare è un grosso errore.

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