Dalla Rue Biot alla Signora di Chez Maxim: Georges Feydeau parla di Armande Cassive

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano Le Figaro il 26 aprile 1912. L’autore è Georges Feydeau. La traduzione è mia.

Armande Cassive (1)Stasera, tra una gradevole commedia e un’operetta, che mi è stato riferito essere davvero deliziosa e a cui il nostro allegro Claude Antoine Terrasse ha prodigato tutta la vivacità della sua musica indiavolata, il teatro Michel mi ha fatto l’onore di replicare il mio atto unico Purghiamo il bimbo.

Ovviamente, tra Lamy, attore comico finemente malizioso, e Lucien Rozemberg, ogni interpretazione del quale determina il progressivo evolversi del suo talento, è Armande Cassive a ricoprire di nuovo il ruolo di Julie; parte di cui il pubblico conserva ancora un ricordo meraviglioso.

“La mia Cassive”, potrei chiamarla io; visto che è talmente ben integrata nelle mie pièces che il pubblico fa quasi fatica a concepire l’una senza le altre. Vedere una mia opera senza la mia interprete favorita, oppure vedere Armande Cassive in una pièce non mia, trasmette una sensazione di incompletezza, di spagliamento. Io e lei assieme siamo quasi un duo vincente, e dico quasi poiché, se la cosa si rivela un fallimento, la colpa è solo mia.

La nostra collaborazione risale ai tempi di La signora di Chez Maxim che, ci tengo a sottolineare, nessuna ha saputo interpretare come lei. Eppure, molto tempo prima, il destino, che di certo sapeva ciò che faceva, ci aveva già messi sulla stessa strada.

Come mai, per utilizzare un’espressione volgare, la cosa non ha attecchito subito? Ah! Perché???

Tutto accadde nel…, ma preferisco omettere la data, Armande Cassive tra qualche anno potrebbe volermene! Non so come né perché fossi approdato in un minuscolo Caffè Concerto della Rue Biot, dal lato della Place Clichy. Vi stavano rappresentando una rivista. Quale? L’ho dimenticato. Ma c’era una ragazzina deliziosa, che interpretava la comare: recitava con uno slancio e un trasporto tali che ne rimasi folgorato. Il programma di sala diceva: “La comare: Armande Cassive”. Il nome diceva ben poco, ma era carino; non era difficile da memorizzare, e il mio cervello trovò subito un angolino in cui collocarlo. Non si sa mai nella vita…!!

In quello stesso periodo, assieme al mio vecchio amico Maurice Desvallières, ero impegnato nelle prove di una pièce in tre atti al Teatro delle Variétés. Il giorno dopo aver notato Armande Cassive, come ben potete immaginare, segnalai la mia scoperta a Baron, che condirigeva il teatro assieme a Bertrand. Stavamo camminando su e giù davanti all’edificio: “ebbene!”, mi disse Baron, “se questa ragazza è davvero così graziosa come sostenete, portatela qui. Le assegneremo una particina rimasta scoperta”. Non aveva ancora finito di parlare, che esclamai: “Ah! Ma è quella!”. Era seduta al Cafè de Suède in compagnia del padre e, come un vero ometto, stava sorseggiando acqua e granatina.

Senza indugiare oltre, mi avvicinai, e togliendomi rispettosamente il cappello, le dissi: “Signorina, iera sera, durante il vostro spettacolo, ho avuto l’onore di applaudirvi. La vostra interpretazione mi è parsa davvero straordinaria; se foste interessata, potrei farvi lavorare al Teatro delle Variétés!”. Così dicendo, già gongolavo all’idea dell’esplosione di gioia che avrei suscitato in lei.

Armande Cassive (2)Ahimé, che delusione cocente! La giovane mi guardò con sdegno, e con tono piccato (atteggiamento e tono che erano, come constatai in seguito, solo la conseguenza di una timidezza che ella desiderava tenere celata), mi rispose: “Ma signore! Io non vi conosco affatto! Vi ringrazio, ma sto benissimo così!”.

Non potei fare altro che inchinarmi e dirle: “Ah! Vi chiedo scusa!”, e con la coda tra le gambe tornai da Baron: “Non c’è niente da fare! La signorina mi ha mandato a quel paese!”.

Così, mi dimenticai di Armande Cassive. La cui timidezza aveva probabilmente rimandato di qualche anno l’esplosione del suo talento. Tuttavia, mi restavano ancora da assegnare due piccoli ruoli femminili (due cavallerizze). Bertrand disse che nella sua troupe aveva due ragazze, una piuttosto alta e abbastanza aggraziata, e l’altra un po’ goffa, ma giovane e carina. Le sottoponemmo ad un provino, ma furono poco convincenti, così, dopo attenta riflessione, decidemmo di eliminare i due ruoli!

Oggi posso anche confessarlo: la ragazza alta e abbastanza aggraziata era Yvette Guilbert, e quella giovane e carina, ma un po’ goffa, era la signorina Sorel, attuale membro della Comédie-Française.

Chi l’avrebbe mai detto?

In parole povere, Armande Cassive era ancora lontana! La dimenticai completamente finché, un bel giorno, al Teatro della Gaîté, durante una rappresentazione del Pays de l’Or, vidi comparire una giovane, di straordinaria bellezza, coperta solo da una maglia, con delle gambe che avrebbero acceso di passione chiunque (con questo non voglio dire che fossero dei fiammiferi!), e con un visetto vivace e adorabile.

“Accidenti!”, esclamai con veemenza tra me e me, “ma è la mia comare della Rue Biot! Diamine, non so quanto valga come attrice, ma è di una bellezza stratosferica!”.

A dire il vero, il suo livello recitativo non lasciava ancora presagire la straordinaria interprete che sarebbe diventata in seguito.

Dal Teatro della Gaîté, la ritrovai in quello della Porte-Saint-Martin dove, dopo aver interpretato una particina in Le Petit Faust, una provvidenziale raucedine dell’attrice Granier le permise di farsi notare al grande pubblico, e di conquistarlo al primo colpo nel ruolo di Marguerite.

Da quel momento in poi, la sua carriera fu in continua ascesa. Le restava solo da lavorare sodo, cosa che non si rifiutò mai di fare. Alle Folies-Dramatiques, per ben due anni, interpretò brillantemente il ruolo della prima donna nelle operette fino al giorno in cui Micheau pensò di ingaggiarla.

Armande Cassive (3)C’era solo un piccolo problema in tutto questo! Armande Cassive aveva un difetto: era rimasta cantante da operetta; di conseguenza parlava come un tenore, e nei dialoghi era insopportabile. Pian pianino, grazie alla sua grande forza di volontà, la giovane riuscì ad eliminare questa pecca. Fu allora che pensai a lei per il ruolo della Môme Crevette in La signora di Chez Maxim; parte che ella riuscì a fare sua trasmettendole un’incredibile personalità.

Le cose, comunque, non furono così facili come sembra. Ci mancò un pelo che non accettasse. Un giorno Micheau mi fece chiamare e mi disse: “Siamo nei guai. Armande Cassive è venuta da me. Ha dei problemi personali che la distraggono del lavoro; non vuole più recitare. Dice che non possiamo contare su di lei”. Immaginerete il mio disappunto! A chi altri avrei potuto assegnare la parte? Pensai alla Burty, che in passato aveva recitato molto bene il ruolo di una cocotte ne Il Tacchino, rappresentato al Palais-Royal. Stavo già propendendo per lei, quando, alcuni mesi dopo, Micheau mi fece nuovamente chiamare per dirmi che Armande Cassive era tornata sui suoi passi, che aveva deciso di continuare la carriera di attrice e, di conseguenza, era pronta a recitare in La signora di Chez Maxim.

Felice decisione, la sua, poiché quel ruolo la consacrò definitivamente. Da quel momento in poi, passò di successo in successo, fino a diventare l’attrice consumata che ancora oggi applaudiamo. E non lo dico per vantarmi, ma fu soprattutto nella mie pièces che si fece le ossa: in La Duchessa delle Folies-Bergère, in Occupati di Amélie, in La suocera buonanima, in Ma non andare in giro tutta nuda!, rappresentato nei mesi scorsi al Teatro Femina, in Purghiamo il bimbo, attualmente al Teatro Michel. Insomma, una lunga serie di testi che lei ha mirabilmente interpretato.

Una volta qualcuno mi ha detto: “Armande Cassive è un po’ una vostra scoperta. Se fosse possibile indicarne il pedigree, come dicono gli amanti delle corse, bisognerebbe scrivere: «Cassive di pura razza Georges Feydeau e Signora di Chez Maxim»”, e non poteva farmi complimento migliore.

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2 risposte a “Dalla Rue Biot alla Signora di Chez Maxim: Georges Feydeau parla di Armande Cassive

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