Champignol senza volerlo (Feydeau in Tv nella riduzione di Carlo Terron)

Il presente articolo è tratto dal Radiocorriere Tv, 24 febbraio-02 marzo 1963, pag. 25. L’autore è Errezeta.

Spettacolo Feydeau (locandina)La commedia che conclude stasera il breve ciclo del “Teatro del buonumore” provocò alla sua prima rappresentazione (Parigi 1892) una così sfrenata ilarità da parte del pubblico che il più autorevole e severo critico contemporaneo, Sarcey, riferisce in una sua cronaca come da un certo punto in avanti non fosse più materialmente possibile intendere il significato delle battute (Nota: in realtà il testo oggetto di tanta ilarità non fu Champignol ma L’Hotel del Libero Scambio. Vedesi a questo riguardo l’articolo qui linkato). Questa notizia ha un valore puramente storico, e la sua citazione non sottintende la speranza di raggiungere un risultato analogo: anche chi presume che le leggi della comicità non cambiano sa come le sue occasioni sono legate a fattori transitori e difficilmente recuperabili, specie nel campo dello spettacolo e soprattutto quando esso viene trasferito sul piccolo schermo della televisione. Suscitare il buonumore, far sorridere con un testo che settant’anni fa scatenava un’ilarità fragorosa, costituisce già un traguardo difficile per chiunque abbia parte nella rappresentazione: da chi ha scelto la commedia, all’adattatore, agli interpreti.

Feydeau non insegnò a ridere ai parigini che frequentavano i teatri del Boulevard: per limitarsi al vaudeville, questo genere esisteva da oltre un secolo quando egli iniziò la sua attività di commediografo, ed aveva avuto in Labiche un capostipite illustre. Ma Feydeau permise ai francesi colti di divertirsi senza disagio o vergogna e senza contraddire le loro inclinazioni più raffinate. Prima di lui, il vaudeville era considerato un genere teatrale inferiore, estraneo alle forme e ai contenuti dell’arte, inetto a ospitare sia i motivi della realtà che la loro figurazione poetica. Feydeau introdusse il vaudeville nella buona società e lo sollevò al decoro della letteratura. Egli ne perfezionò il meccanismo con un’esattezza che sembra stimolata da un furore matematico, nobilitò la qualità dell’invenzione comica e impiegò una lingua di impeccabile proprietà. In più, alla base dei caratteri che popolano il suo teatro è riconoscibile uno studio del vero e una penetrazione psicologica che precedono la deformazione satirica e le attribuiscono un nesso più concreto con la realtà. Ma, accertata questa premessa, va poi osservato come le sue commedie siano dominate da un destino implacabile, trascinate verso l’epilogo da un moto irresistibile che si è voluto paragonare a quello provocato dalla fatalità nelle tragedie.

Champignol malgré lui

I suoi personaggi, dal momento in cui l’azione incomincia, sono destituiti di ogni possibilità e attitudine a volere, a scegliere, perfino a sentire. Una forza estranea, alla quale non sono in grado di sottrarsi, li scontra, li separa, li sospinge nelle direzioni più diverse e imprevedibili. E agli occhi della critica attuale, gli esiti assurdi delle sue trame non sembrano derivare da una meccanica progressione di effetti, ma paiono esprimere un’interpretazione consapevole della realtà che trova riscontro nel teatro contemporaneo dell’astratto e dell’assurdo. Di qui il rinverdire della sua fama, la sua ascesa e il suo stabile trattenersi fra i classici della Comédie-Française, la sua riscoperta da parte dei circoli teatrali più intellettuali e raffinati.

Champignol senza volerlo: Tre atti di Georges Feydeau e Maurice Desvallières, libera riduzione e traduzione: Carlo Terron, regia: Silverio Blasi, interpreti: Champignol: Gianrico Tedeschi; Adriana: Anna Maria Gherardi; Angela: Maria Teresa Vianello; Belouette: Quinto Parmeggiani; Camaret: Loris Gizzi; Carlotta: Gabriella Pallotta; Celestino: Paolo Poli; Chamel: Mario Maranzana; Giuseppe: Lucio Rama; Grosbon: Adriano Micantoni; Il brigadiere: Paolo Bonacelli; Il Principe di Valenza: Giuseppe Porelli; Ladoux: Attilio Cucari; Lafouchette: Claudio Gora; Maurizietta: Alessandra Panaro; Saint Florimond: Giancarlo Sbragia; Singleton: Carlo Montagna.

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