Georges Feydeau collezionista d’arte

Il presente articolo è stato pubblicato nel Catalogue des tableaux modernes, aquarelles, gouaches, pastels et dessins composant la collection de M. Georges Feydeau nel 1901, in occasione della vendita all’asta (per debiti) delle opere d’arte collezionate da Georges Feydeau. L’autore è Henry Fouquier (patrigno di Feydeau). La traduzione è mia.

BoudinI collezionisti sono persone dall’umore stravagante, e d’altronde molto allegro. Si può ben intuire come mai la loro psicologia abbia affascinato Balzac al punto da introdurci nella pinacoteca del cugino Pons. Hanno un animo da conquistatori e da scopritori di paesi, sono dotati di un’ambizione insaziabile e, come se non bastasse, vorrebbero possedere tutto. Poiché non esiste patrimonio al mondo che gli consenta di ottenere tutto quanto desiderato, nello specifico quegli oggetti d’arte sui quali è caduta la loro scelta, decidono di avere almeno oggetti di ogni tipo. Da questo deriva il gusto degli appassionati di quadri per il ricambio delle opere, per le modifiche all’interno delle loro gallerie artistiche, e la facilità con cui mettono in vendita, nel momento che ritengono opportuno, una parte delle loro ricchezze. In un certo senso, questi personaggi sono i Don Giovanni dell’arte, e se provano un benché minimo rimpianto nell’abbandonare Elvira, da tempo posseduta, si consolano in fretta pensando a Zerlina, verso la quale si indirizza il loro nuovo amore. È a causa di questo mutevole umore da collezionisti che ora assistiamo alla messa in vendita della galleria di dipinti di Georges Feydeau; galleria, questo vale la pena sottolinearlo, classificata tra le più belle mai riunite negli ultimi anni e la cui dispersione, attraverso la vendita all’asta dei quadri, sarà, per gli amanti dell’arte, l’evento più importante della stagione.

Georges Feydeau è un collezionista nell’animo, e del resto sa bene da chi ha preso. Suo padre, romanziere e archeologo, amava molto i libri rari e aveva messo insieme una notevole biblioteca.

Feydeau ha indirizzato i suoi gusti verso la pittura, che a volte pratica, ma con una certa dose di modestia e senza preoccuparsi di esporre i suoi paesaggi nella sua stessa galleria, accanto ai Corot e ai Boudin. Va comunque detto che essere un po’ del mestiere non nuoce affatto al collezionista di quadri. Certo, si può essere degli appassionati molto ben informati sull’arte senza averne appreso professionalmente le tecniche, ma le conoscenze di Feydeau rappresentano un vantaggio nel momento della scelta delle opere. Il collezionista nato si distingue per il suo procedere sempre per spirito di esercizio e passione, più che per la volontà consapevole di essere un collezionista. È con questo procedimento che Georges Feydeau ha pian piano messo su la sua magnifica galleria; vasta e selezionata al punto che ora sono più di cento i quadri destinati alla vendita, e tutti di pregio. La collezione è iniziata con un quadro, che gli piaceva. Poi se n’è aggiunto un secondo, che si abbinava bene con il primo, poi un terzo… per fare il confronto. E poiché tutte le passioni, che si impadroniscono di noi, non mancano di sedurci con qualche buona ragione che ci sussurrano all’orecchio, da tre o quattro dipinti, adatti ad ornare un salotto, Feydeau è passato agilmente al centinaio, in capo a sette-otto anni, e l’ha ben presto superato realizzando una galleria molto stimata dai grandi appassionati. Considerato poi che i suoi successi teatrali gli hanno permesso di soddisfare i suoi gusti, Georges Feydeau si è completamente abbandonato a essi.

Corot

Tutto questo è avvenuto operando delle scelte oculate, stabilendo delle regole e prendendo decisioni definitive che, con l’esperienza, si sono fatte più sagge e convinte. Mettere insieme una galleria di dipinti non è solo una questione di soldi e di colpi di fortuna. È una sorta di opera personale. Di conseguenza, non esiste galleria davvero bella che non possieda un che di speciale o una caratteristica che gli è propria È il caso della collezione che viene messa in vendita oggi: la sua caratteristica peculiare consiste nel presentarci una sorta di storia del movimento paesaggista francese dal 1830 in poi, mettendo in evidenza il rinnovamento di cui è stato oggetto fino ai giorni nostri. Ciò è determinato sia dalla presenza di alcuni esemplari specifici, sia dall’alto numero di quadri che ci consentono di affermare, come nel caso di Boudin, che tutte le varietà di stile di un grande artista sono ampiamente rappresentate.

Il rinnovamento del paesaggismo risale, in Francia, al movimento del 1830, in parallelo al romanticismo letterario ma comunque molto diverso da quest’ultimo. Se, in effetti, gli innovatori del paesaggismo furono dei grandi poeti, si può affermare che amarono anche molto la realtà e la verità. Provarono un profondo affetto, il che può sembrare scontato ma rappresentò una sorta di rivoluzione artistica, per la natura spontanea. Le bellezze della natura non erano di certo sfuggite agli artisti che li avevano preceduti, ed è addirittura curioso trovare in alcuni di essi (Salvator Rosa a Firenze o Velázquez a Madrid) dei paesaggi che, per fattura e sentimenti che trasmettono, sembrano essere stati dipinti da un Corot o da un Dupré, ma la scuola classica del paesaggismo francese, eccezion fatta per alcune tele che furono degli incidenti di percorso, applicava alla natura le regole compositive che venivano insegnate per la pittura storica, e affrontava lo studio della luce seguendo precise convenzioni e restrizioni. La scuola del 1830 ritrovò la libertà avvicinandosi alla realtà in modo semplice. Tutto, nell’arte del paesaggio francese che è stata portata ai suoi massimi splendori, nasce e si sviluppa da questi maestri, anche le opere degli impressionisti che, con una formula nuova, proseguono una loro ricerca della verità, cercando di tradurre l’effetto primario che il colore degli oggetti genera nello sguardo dell’osservatore, in presenza di particolari e specifiche condizioni di luce. […]

Corot (1)

Quando ho chiesto a Georges Feydeau come passava il suo tempo quando non era impegnato a scrivere delle pièces, egli mi ha risposto: “Cerco dei Boudin”. Se di primo acchito una simile occupazione poteva sembrare inquietante, di fronte a una collezione di così alto livello devo ammettere che utilizzare il proprio tempo libero per riunirla è stata la cosa migliore che potesse fare.

Quando si ama l’arte pittorica, la si ama in tutte le sue manifestazioni. Con questo voglio dire che se i pittori paesaggisti sono i più numerosi nella pinacoteca di Georges Feydeau ciò non significa che non siano accompagnati da altrettanto ottimi pittori figurativi. […] Tutte queste opere sono state riunite nell’arco di dieci anni, con infinita pazienza e molto gusto per l’arte. Il loro proprietario le ha raccolte con gioia e ora, la loro vendita, andrà a fare la gioia di qualche appassionato. Devo ammettere che provo un po’ di malinconia nel veder partire queste opere straordinarie, che spesso rivedevo con piacere, divertendomi a scoprirvi una bellezza nuova, come succede per le cose belle che, pian piano, uno riesce a possedere interamente. Ora altre persone si godranno questo piacere, da me provato per l’ultima volta nello scrivere queste poche righe sincere.

Qui è possibile vedere due dei quadri di Eugène Boudin appartenenti alla collezione di Georges Feydeau:

eugeneboudin

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