Una riflessione sulle donne delle farse di Feydeau

Il presente frammento è tratto dall’intervista realizzata da Riccardo Visintin nel 2002, per la testata Fucine Mute, all’attrice Patrizia Zappa Mulas in occasione della messinscena dello spettacolo Duo di Feydeau incentrato su due atti unici del drammaturgo. L’intervista intera è disponibile a questo link.

Patrizia Zappa MulasIl primo personaggio è una donna frustrata e feroce, e Feydeau disegna il ritratto di una coppia che si odia e si distrugge, qualcosa che ci riguarda molto, ma in termini quasi drammatici, e poi di conseguenza comici.

La prima (Yvonne di La suocera buonanima) mi è costata, perché…. Non lo so, mi è costata, mi ha fatto anche un po’ soffrire, invece la seconda (Clarisse di Ma non andare in giro tutta nuda!), che temevo di più perché c’è la prova della nudità, ed è un personaggio che veramente non avevo mai prima d’ora interpretato, cioè una donna completamente sciocca, diciamo, ma nella sua ingenuità e sciocchezza è sveglissima, è simpaticissima, io la adoro […] È un archetipo femminile, io quando ho letto il testo ho subito pensato a Marilyn Monroe.
Cioè Marilyn Monroe quella grande, di A qualcuno piace caldo, ma soprattutto Quando la moglie è in vacanza, quella specie di creatura desiderabilissima ma soprattutto pura, dotata di grazia, di infantilismo e di infanzia… non infantilismo, è sbagliato… di energia infantile.
Perché la grandezza di Marilyn Monroe non è che era bella… era bella, era bellissima, ma… quante donne bellissime ci sono state nel cinema, eppure lei è unica, perché la sua bellezza era completamente calata in una creatura innocente, dotata di grande grazia e quindi senza volgarità, nuda, sexy, ma senza volgarità.
Ho pensato che quella fosse la strada, un po’ perché l’ha scritta così, obiettivamente, naturalmente Feydeau fa di tutto per far passare le sue donne per delle deficienti, le battute che denotano la loro ignoranza, la loro insipienza intellettuale, ci sono e sono divertenti.
Però, nel caso di Clarisse non è stato difficile capovolgere il disegno, cioè non giudicarla male, ma giudicarla benissimo, in fondo lei compie una battaglia che per noi è abbastanza ovvia, una battaglia contro questo marito obiettivamente ossessionato, lei è obiettivamente provocante e lui è obbiettivamente un po’ ossessionato.
Ma lei dice: “Ma insomma, cosa sarà mai, il nudo, ma che importanza ha…”
Naturalmente gli rovina la carriera politica, e si può immaginare una situazione del genere, ma lei lo fa con una tale gioia di esistere che a questo punto la si può solo amare. […]

Patrizia Zappa Mulas

Fare l’attrice di teatro è un mestiere storicamente femminile, che non esige la rinuncia alla femminilità, mentre la conquista di molte altre carriere da parte delle donne ha comportato obiettivamente dei prezzi.
Chiaro che questo non vale, e quindi fare teatro, e quindi essere una donna in scena, comporta meno danni.
Comportando meno danni tiene integra diciamo la salute mentale, e quindi anche il talento.
Il talento non è una cosa che uno ha o non ha, il talento si può anche distruggere, si può anche deteriorare se le condizioni esterne sono negative.
A questo aggiungi che – obiettivamente insomma – in questo secolo e questo periodo finalmente si aprono degli spazi. Mi spiego: se io avessi interpretato due atti unici cinquanta anni fa, sessanta anni fa, in una Compagnia capocomicale, sarei stata spinta a sviluppare di questi due personaggi gli aspetti negativi.
Io adesso non sto pensando al modello televisivo Casa Mondaini, che poi il modello è quello no? Quello dove la coppia litiga, lei è la scema, ma non perché Sandra Mondaini non sia simpatica, però obiettivamente è più simpatico lui, lei è rompipalle, no?
E non c’è dubbio che in questi atti unici questa è l’impronta, però il fatto è che oggi lavoriamo in condizioni produttive più artistiche, dove il talento può esprimersi di più ed è meno schiacciato dalle premesse ideologiche e culturali, che una volta obiettivamente riducevano le donne a ruoli secondari, di servizio, ed anche umilianti.
Questo mi ha permesso per esempio di cercare in entrambi i casi non solo le ragioni di queste donne, ma anche i loro diritti, la loro qualità, diciamo, la loro qualità più che i diritti; non è stato difficile trovarla, perché Feydeau, essendo un grande scrittore, supera anche se stesso, è come Strindberg: anche lo svedese è un misogino, io ho fatto Il pellicano ed è una cosa… Però sono talmente grandi che dietro l’aspetto ideologico uno riesce a trovare comunque il personaggio, e quindi a dare valore.
Ricordiamoci che quando un autore è grande non esistono veri e propri giudizi… il giudizio… Giudicare un personaggio negativamente è tipico di chi ha poco talento, nella scrittura e nell’interpretazione. Il personaggio non va mai giudicato, va messo in scena, poi sarà il pubblico a giudicarlo o a non giudicarlo. […]

Patrizia Zappa MulasRecitare il comico è faticoso, molto faticoso fisicamente, dà molta soddisfazione ed hai subito un riscontro immediato, sulla risata.
Il pubblico nel comico entra dentro lo spettacolo in termini ritmici, musicali, con la risata, però ti lascia un’amarezza. Mi spiego meglio: ho capito perché si dice che i comici sono persone tristi e disperate, perché mettere in scena la parte peggiore di noi, metterla al pubblico ludibrio, ridere di sé, svergognarsi, “spudorarsi”, in questo caso poi addirittura anche fisicamente, è una bella prova dal punto di vista professionale, però poi non ti lascia il cuore sgombro e pulito come quando si affronta un personaggio drammatico o tragico: non c’è catarsi, c’è una scarica di aggressività nella risata, del pubblico e dentro di noi: è una funzione molto utile, io credo che far ridere sia oggi un dovere quasi politico, per la situazione in cui viviamo.

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