Georges Feydeau visto da Michael Frayn

Michael FraynDomanda: Quello con le opere di Georges Feydeau deve essere stato un vero e proprio incontro creativo. Il commediografo francese ha innescato qualcosa in lei?

Risposta: Diciamo di sì, nutro una profonda ammirazione per Georges Feydeau e mi piacciono molto le sue pièces. Quando ho iniziato a scrivere Rumori fuori scena ho concepito il testo come fosse un pastiche di una farsa di Feydeau, ma poi mi sono ricordato che in Gran Bretagna nessuno mette in scena i testi di Feydeau ma vengono allestite le tipiche farse inglesi da camera da letto. Non avendo mai assistito ad una farsa inglese da camera da letto, sono dovuto andare a vederne alcune per capire com’era strutturato il genere.

Con la farsa, la questione è che devi imbastire gran parte della trama. Devi costruire un intero castello di carte prima che ci sia qualcosa da far collassare. Questa è la parte noiosa; anche i primi atti delle farse di Feydeau sono spesso molto tediosi: la signora X deve incontrare il signor Y nell’hotel Tal dei tali, mentre il signor Z ha dato appuntamento alla signorina A nello stesso hotel, e non puoi evitare di sorbirti tutto questo prima di arrivare all’hotel dove si creerà la confusione tra le coppie. Nello scrivere Donkeys’ Years (del 1976, ancora inedito in Italia, N.d.T.) ho pensato di aggirare la cosa impostando l’inizio della pièce come una commedia di costume, divertente di per se stessa, e scegliendo poi di farla progressivamente evolvere nella farsa. Il risultato è stato che la prima metà dei critici ha gradito la commedia di costume, e ha pensato che degenerasse in farsa, mentre la seconda metà ha gradito la farsa trovando però alquanto fastidioso il doversi sorbire la commedia di costume. Devo ammettere che ricordavo ben poco di Donkeys’ Years, ma di recente ho avuto modo di rinfrescarmi la memoria andando a vedere il nuovo allestimento: secondo me è molto divertente.

(Frammento di un’intervista rilasciata da Michael Frayn a Shusha Guppy nel 2003 e pubblicata, nell’inverno dello stesso anno, sul numero 168 del Paris Review. La traduzione è mia)

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