Un cliché da evitare quando si mette in scena Georges Feydeau

Cartolina illustrata ispirata a Sarto per signora

Cartolina illustrata ispirata a Sarto per signora

La sola cosa che ci viene imposta, in qualità di registi, e di cui bisogna assolutamente sbarazzarsi, è, in definitiva, il cliché che tutti noi abbiamo nei confronti del teatro di Georges Feydeau, che poi è come il cliché che, per molto tempo, abbiamo avuto nei confronti del teatro di Racine e di Cechov, ovvero: che tutto si riduca a uno sbattimento di porte, a scapito delle altre dimensioni.

Se il teatro di Feydeau fosse solo una macchina, per farla funzionare basterebbe interpretare le sue pièces alla massima velocità. E questo non è assolutamente il caso. Un altro scoglio che va ugualmente evitato è quello di interpretare “un testo di Feydeau” anziché interpretare la situazione. In realtà, è proprio la capacità di interpretare la situazione, senza cercare l’effetto, in tutta spontaneità e con l’indispensabile candore, a restituire all’attore tutta la sua libertà.
(Jean-Louis Martinelli, Entre réalisme et fantaisie, L’avant-scène théâtre, n° 1261, 01 aprile 2009, p. 82, traduzione mia)

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