Occupe-toi de Feydeau (Monkey’s Uncle): quando Feydeau diventa il soggetto di una farsa

La presente intervista è stata pubblicata nel Dossier Educatif dedicato alla pièce Occupe-toi de Feydeau (Monkey’s Uncle) rappresentata al Rideau de Bruxelles (http://www.rideaudebruxelles.be) dal 22 novembre al 31 dicembre 2006. Si ringrazia Le Rideau de Bruxelles per l’autorizzazione alla traduzione, a cura mia.

Intervista a David Lewis

Perché avete scelto Feydeau per questa “commedia umana”?

Sam Walters, che ha curato la regia di molte delle mie pièces all’Orange Tree Theatre, in Inghilterra, è un grande appassionato di Feydeau. Ho avuto modo di assistere a uno dei suoi allestimenti di una pièce di Feydeau e, nel programma di sala, ho letto una breve biografia dell’autore. Sono rimasto molto colpito da come gli avvenimenti della vita di Feydeau sembrassero fornire gli ingredienti fondamentali per una farsa, soprattutto il periodo in cui Feydeau lascia la moglie e i figli per andare a vivere da solo all’Hotel Terminus. Ho chiesto a Sam se qualcuno aveva mai scritto una farsa su Feydeau. A quanto gli risultava, no (ma sono certo che ne esiste qualcuna da qualche parte!). Ad ogni modo, ho deciso di provare. Anche se avevo già scritto numerose pièces, non avevo mai visto né letto quelle di Feydeau. Sapevo che il suo stile aveva influenzato alcuni autori che, a loro volta, avevano influenzato me. Le mie pièces contengono molto spesso degli elementi farseschi e, proprio come nel teatro di Feydeau, mi sono occupato con una certa assiduità di argomenti quali la guerra e l’amore tra i due sessi. All’inizio, ho avuto l’impressione che sarebbe stato un compito troppo arduo scrivere una pièce su di lui, nel suo stile; tuttavia, non ho resistito alla tentazione di cogliere la sfida… Ho lavorato sodo. Occupe-toi de Feydeau (Monkey’s Uncle in originale) potrebbe benissimo essere la mia prima e ultima farsa!

Occupe-toi de Feydeau (foto di scena)

© Daniel Locus

Questa comicità “alla francese” si riallaccia in qualche modo alla comicità di situazione “all’inglese”, alla Buster Keaton? O sono stati soprattutto i quiproquo linguistici a catturare il vostro interesse?

La domanda è complessa. Io non sono un vero esperto di humour inglese, forse perché sono di origine gallese. Tuttavia, ho letto molte farse francesi e sono consapevole di come abbiano influenzato la commedia di situazione inglese e lo humour ebraico americano (dai fratelli Marx a Woody Allen); humour che ho molto apprezzato in età adulta. Indubbiamente, esiste una solida tradizione farsesca inglese, ma per quanto mi riguarda le farse inglesi hanno sempre avuto una forte somiglianza, più o meno evidente e da un punto di vista emozionale e sessuale, con le farse francesi. (Spero che il mio paese di adozione non me ne voglia!)

Secondo voi una risata può salvare l’uomo da una tragedia?

No, non credo. Se facessi un elenco di tutti gli elementi che hanno lo scopo di scongiurare una tragedia (come ad esempio una dieta equilibrata, l’esercizio fisico, guardare a destra e a sinistra prima di attraversare la strada, stare alla larga dagli avvocati ecc…) la risata sarebbe l’ultima dell’elenco o non sarebbe nemmeno citata. Ma in fin dei conti poco importa quello che facciamo, la vita ha una sostanza di tragedia e una sostanza di comicità. Per me, una vita senza tragedie sarebbe una vita senza commedie. Alcuni anni fa, stavo scrivendo una commedia su una coppia che non riusciva ad avere figli, e avevo paura di essere troppo tragico; un amico, però, mi ha detto: “Esagera con il dolore, sarà più divertente”. In seguito, ho continuato a seguire questo consiglio per le altre pièces che ho scritto. A quanto sembra, anche Feydeau ha affermato qualcosa del tipo: “Per fare un buon vaudeville, penso alla situazione più tragica possibile”.

Parlatemi delle altre pièces che avete scritto. Anch’esse si occupano di rapporti di coppia e si fanno emblema della società moderna nel suo complesso (con tradimenti, dissimulazioni, soddisfazione immediata dei piaceri, difficoltà a intraprendere una relazione di lunga durata, paura dell’altro)?

Cerco sempre di scrivere storie di vita comune, familiare, in un contesto incentrato su tematiche universali. Penso che il teatro sia fatto per questo (indipendentemente dal suo essere tragico o comico); il suo scopo è cercare di spiegare con chiarezza il rapporto tra l’individuale e l’universale.

Occupe-toi de Feydeau (foto di scena)

© Daniel Locus

Occupe-toi de Feydeau è il primo allestimento francese di uno dei vostri testi?

Sì, ma spero non sia l’ultimo. Visto che Occupe-toi de Feydeau è una farsa francese, mi fa molto piacere vederla recitata in questa lingua. Ovviamente, spero sempre che trovi la strada per Parigi, città natale di Feydeau. Se non dovesse succedere, mi consola comunque il fatto che i diritti della versione francese di Occupe-toi de Feydeau sono gestiti da un’agenzia situata a Parigi, in Rue Feydeau!

Non vi turba il fatto che una pièce inglese, incentrata su un autore francese, sia stata tradotta dall’inglese e recitata in francese nell’allestimento di un inglese?

Adesso che me l’avete fatto notare, devo ammettere che non mi turba affatto!

Secondo voi, è stimolante per un autore lavorare per un teatro, e con il gruppo di attori a esso correlato, per così tanto tempo? Questa situazione vi ha permesso di trovare un vostro “stile di gioco” più rapidamente del tempo che avete impiegato, in seguito, a trovare un regista? O, al contrario, un simile stato di cose può contribuire a forgiare delle abitudini pericolose?

Penso che dipenda dal teatro e dall’autore. La mia collaborazione con l’Orange Tree Theatre si è rivelata molto positiva per me. Anche la mia compagna collabora regolarmente con questo ente (nella pièce originale interpretava la parte di Madame Feydeau). Per noi è come una seconda casa. Se ho appreso questo mestiere, lo devo in gran parte alla mia collaborazione con l’Orange Tree e, fattore ancora più importante, non ho mai avvertito alcuna pressione che mi spingesse a scrivere un determinato genere di pièce.

In compenso, sono sicuro che non avrei mai scritto Occupe-toi de Feydeau se non avessi incontrato Sam Walters. Ragion per cui giudicare una simile influenza come positiva o negativa dipende, almeno credo, dal sentimento che si prova nei confronti della pièce

Occupe-toi de Feydeau (foto di scena)

© Daniel Locus

Per voi, una porta deve essere aperta o chiusa?

L’apertura e la chiusura delle porte in Occupe-toi de Feydeau mi ha fatto andare leggermente fuori di testa. È talmente vero che, per parecchi mesi, ho tenuto la porta dell’ufficio chiusa. La mia nuova pièce non ha nemmeno le porte.

Il copione originale della pièce Monkey’s Uncle è acquistabile al seguente indirizzo: http://www.josef-weinberger.com/plays-and-pantomime/play/monkey-s-uncle.html

Le foto del presente articolo sono tratte dal sito dell’Orange Tree Theatre.

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