Feydeau e la censura della televisione italiana

Il presente articolo è tratto da La Stampa, 21 dicembre 1968, pag. 7. L’autore è il critico Ugo Buzzolan (1924-1990).

Belle EpoqueMartedì la televisione ha trasmesso La presidentessa, tipica pochade della cosiddetta Belle Époque. Un avvenimento, perché la pochade di questo tipo che chiameremo galantè non era mai arrivata sul video. Abbiamo lodato la vivace interpretazione di Valeria Moriconi, Alberto Lionello, Mario Scaccia e compagni; e abbiamo rilevato come solo la bravura degli attori e il gusto del regista Enriquez siano riusciti a rendere divertente un testo che è molto invecchiato e che soprattutto è pieno di ingenuità.

Ma la storia della pochade in tv pare sia già finita. Dall’ufficio stampa della Compagnia dei Quattro diretta da Enriquez ci è giunta una lettera in cui si avverte che La presidentessa doveva essere la prima parte di una trilogia dedicata alla Belle Époque e comprendente anche La dame de Chez Maxim di Feydeau e Il viaggio del Signor Perrichon di Labiche.

La compagnia era pronta per l’allestimento di Feydeau quando – citiamo testualmente la lettera – “per un incredibile e imprevisto intervento” del Comitato di vigilanza del Ministero delle Telecomunicazioni che sconsigliava la realizzazione della pochade di Feydeau, la Rai-tv cancellava premurosamente La dame de Chez Maxim dal repertorio, mandando così a monte il progetto della trilogia.

Se l’informazione è vera – e sarebbe consolante apprendere che non è vera – non si sa se piangere o se ridere. Il copione incriminato risale al 1899 e allora fu salutato come un capolavoro di comicità e di malizia. Oggi la commedia risulta piacevolmente brillante, ma la comicità s’è un poco stinta come il colore di un antico quadro e la malizia appare talmente scoperta, ilare e candida che non avrebbe neppure più la forza di far arrossire una educanda (ammesso che ce ne siano ancora in circolazione). Solo un maniaco potrebbe ricavarci, e a fatica, argomenti per lubriche meditazioni.

Non resta che un’ipotesi. Chi ha suggerito, ammonito, sconsigliato, ecc. ecc., non conosce il testo, forse perché non esiste una traduzione italiana. S’è lasciato suggestionare dal titolo che ha una vaga risonanza di peccato, che sa di donne perdute, di tabarin e di coppe di champagne. Lo invitiamo cordialmente a leggersi la commedia o a farsela tradurre; e a riflettere su un fatto elementare, che non è vietando un autore innocuo come Feydeau che si salvano le anime degli spettatori o si raddrizza la morale pubblica e privata.

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2 risposte a “Feydeau e la censura della televisione italiana

  1. Certo che censurare Feydeau nel ’68, quando il mondo stava ribollendo per ben altre ragioni, voleva dire essere proprio fuori dal mondo… La Presidentessa l’ho vista qualche anno fa con Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli, ricordo che andai un pò prevenuto perché pensavo che la Ferilli servisse solo da specchietto per le allodole, e invece piacevolmente scoprii che era brava!

    • Io La Presidentessa l’ho vista da bambina, in una versione dialettale molto ben allestita e interpretata da una compagnia della mia città. Con la Ferilli e Micheli ho visto “Un paio d’ali”, sarà stato il 1997, di Garinei e Giovannini, e mi è piaciuto il modo in cui duettavano anche nella parte cantata.

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