Feydeau, la pigrizia e l’opinione degli spagnoli

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano spagnolo ABC il 24 marzo 1908. L’autore è l’inviato speciale a Parigi José Juán Cadenas. La traduzione è mia.

Teatro dell'Opéra - locandinaOccupati di Amélie: Sarei molto felice di raccontarvi la trama dell’ultima commedia di Feydeau, rappresentata ieri sera al Teatro delle Nouveautés, ma… la censura non me lo permetterebbe. Occupati di Amélie è la pièce più follemente divertente che sia mai stata messa in scena in un teatro, e l’autore de La signora di Chez Maxim ci ha ben abituati alle trame un po’ audaci e alle situazioni divertenti…

Tuttavia… vedo e rivedo l’opera, alla ricerca di un mezzo per tracciarne una sintesi, molto concisa, ma, alla fine dell’articolo, anziché immaginarmi le mani degli impaginatori e le colonne del quotidiano ABC, vedo il cestino della carta straccia del direttore…

Bah! Meglio rinunciare all’impresa… Eppure, è un vero peccato che non possiate ridere come ho fatto io quando ho assistito alla prima rappresentazione, e come farò quando andrò a vedere le repliche successive, perché questa commedia, alla pari di La signora di Chez Maxim, è condannata a non essere mai tradotta in castilgiano, vista l’audacia e la crudezza in essa contenute… No; in castigliano probabilmente non la vedrete mai… Ma comunque, può sempre darsi che qualche compagnia italiana, di quelle che in primavera fanno una tournée a Madrid, la metta in scena, così, la nostra pudibonda società inghiotterà la pillola tradotta in italiano e rappresentata durante una fashion nightCantata e in lingua italiana la morale ci guadagna molto, come si suole dire.

Feydeau, il fortunato autore della nuova commedia rappresentata alle Nouveautés, di recente ha rivelato, sulle pagine del quotidiano Le Matin, come è nata la sua vocazione di autore comico e, con spiritosaggine e con la simpatica eleganza dello stile francese, ha ammesso che fu tutta colpa della sua pigrizia… Era un ragazzino fannullone, sfaccendato e pigro, non studiava mai e, affinchè non lo disturbassero, si inventò la scusa che stava scrivendo una pièce… Così, poteva trascorrere intere giornate senza fare nulla, rinchiuso nella sua stanza, fumando sigari, dormendo tranquillamente o leggendo qualche libro ameno o poco impegnativo…

L’escamotage diede i suoi frutti, e suo padre iniziò a sospettare che il figlio fosse portato per il genere teatrale quando ordinò che non lo interrompessero nel suo lavoro. Così, mentre il giovane fannullone si chiudeva in camera e se ne stava beatamente sdraiato a osservare il fumo del sigaro che lentamente svaniva, i domestici passavano per il corridoio in punta di piedi e in casa non si sentiva volare una mosca. Ernest Feydeau, il padre di Georges, se ne stava vigile dicendo: “Fate silenzio!… Il signorino sta lavorando!”. Oh, certo! La scrittura di una pièce richiede tempo, concentrazione, studio e raccoglimento, e il giovane Feydeau sfruttò a lungo l’ingenuità dei suoi genitori che, un giorno o l’altro, speravano di vedere l’opera terminata. Proprio quell’opera così accuratamente pensata ed elaborata durante lunghe ore di silenzioso lavoro…

Poi, arrivò il giorno in cui Feydeau si trovò a riflettere sul serio su qualcosa che non gli era mai passato per la testa, e cioè che doveva per forza scrivere un’opera!

Boulevard di Parigi

In effetti, il lavoro stava andando troppo per le lunghe, i genitori iniziavano a insospettirsi e lo controllavano più di prima; i domestici avevano ricominciato a fare baccano senza preoccuparsi dell’opera che il giovane autore aveva tra le mani, e perfino Ernest Feydeau stava ormai dimenticando la sua classica raccomandazione: “Fate silenzio!… Il signorino sta lavorando!”.

Georges Feydeau fu dunque costretto a scrivere la pièce per dignità, per vergogna o perché non c’era via d’uscita. Così, un giorno intraprese la rischiosa impresa. Cosa avrebbe potuto scrivere? Un vaudeville… In fondo, l’opera non sarebbe mai stata rappresentata e alcune pagine scritte in rima sarebbero bastate a giustificare le lunghe ore trascorse a far niente…

Progettò una trama, la sviluppò come meglio poteva e, pian piano, iniziò a nutrire interesse per il suo lavoro. Una volta ultimata l’opera, si rese conto che, in fondo, non era poi tanto sconclusionata… Anche il direttore teatrale che ebbe modo di leggerla la trovò abbastanza apprezzabile, e così decise di rappresentarla. La sera della prima, il pubblico rise di gusto, la critica accolse il nuovo autore con frasi elogiative ed entusiastiche e… fu così che la pigrizia condusse il giovane Feydeau verso quel teatro che gli avrebbe riservato tanti successi…

Un anziano letterato, che la sera della prima ebbe modo di incontrare il giovane Feydeau, nel notare la gioia riflessa sul suo volto, gli disse: “Complimenti ragazzo, complimenti… È stato un vero trionfo, il vostro, la gente vi applaude e vi festeggia… Tuttavia, non fidatevi. Stasera hanno sancito il vostro successo, ma ve lo faranno pagare caro”.

Quell’uomo aveva ragione… Perché al mondo non vi è niente di più simile a una donna allegra di un autore… Si lasciano inebriare alle prime lusinghe, spendono e spandono a piene mani, si circondano di adulatori, però alla donna non passa mai per la testa che un giorno tutto ciò svanirà, né all’autore viene in mente che, dopo di lui, ne verranno altri, con altri talenti, a occupare gli stessi scenari dove furono le sue capacità a trionfare.

Feydeau ha assaporato l’enorme piacere del successo strepitoso; ha visto le sue opere, tradotte in tutte le lingue, andare in tournée nei più importanti teatri del mondo e ha guadagnato ingenti somme di denaro. Tuttavia, conducendo una vita da gran signore, ha speso sempre almeno quanto guadagnava, cioè un buon venticinque per cento in più. Oggi potrebbe essere multimilionario; tuttavia, non solo non lo è, ma si vede costretto a scrivere per il teatro ogni volta che ha bisogno di soldi, unica ragione abbastanza valida da scuoterlo dalla sua pigrizia…

Incoreggibile bohémien, ma in frac e guanti bianchi, Feydeau conduce una vita da boulevardier ed è tutt’ora della stessa incredibile pigrizia che lo contraddistingueva ai tempi dell’escamotage dell’opera da scrivere affinchè lo lasciassero dormire della grossa… Anche adesso dorme; ma quando si sveglia, colloca il suo nome sul manifesto di un teatro… E nessuno riesce a smuoverlo da lì per i successivi due anni!

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