Riunione notturna (Séance de nuit) di Georges Feydeau

Il presente articolo è stato pubblicato per la prima volta il 04 aprile 1897 sulla rivista Le monde artiste: théâtre, musique, beaux-arts, littérature. L’autore è Edmond Stoulling. La traduzione è mia.

Café Anglais (Parigi)

Il Café Anglais in una illustrazione d’epoca

Un atto unico di Georges Feydeau, un solo atto dell’autore di Champignol suo malgrado e Il Tacchino: l’evento era raro e intrigante ed eravamo tutti ai nostri posti quando il sipario si è alzato sulla saletta privata del Café Anglais, dove il banchiere Fauconnet si crede baciato dalla buona sorte – i camerieri, vili adulatori, lo chiamano esageratamente barone – . Dopo aver raccontato alla moglie di dover partecipare a una riunione notturna del suo consiglio d’amministrazione, il nostro personaggio ha ben pensato di recarsi al ballo dell’Opéra – ma ci si va ancora? – e di tornare – il fortunello! – con una donna mascherata da domino con cui spera di cenare galantemente facendo partecipare al festino anche l’amico Gentillac, un allegro scapolo. Per rendere la serata ancora più perfetta, Fauconnet affida una missiva a uno dei camerieri e manda a chiamare Rigolin ed Emilie, detta Bamboche, che, non avendo trovato posto al Café Anglais, si erano rifugiati in un cabaret vicino. Contemporaneamente, comunica alla moglie, sempre tramite il cameriere, di non aspettarlo alzata – la riunione notturna andrà per le lunghe – e di andare tranquillamente a letto.
La prima delusione, però, è in agguato: la donna mascherata da domino che ha portato con sé dal ballo dell’Opéra è un’orribile vecchia con il mento che fiorisce e il cui naso come un torso (vedere Nota 1) è munito di uno spaventoso occhialino. Gentillac indietreggia terrorizzato, e Fauconnet progetta già di mettere in disparte al più presto la vecchia crosta con cui si è andato a impegolare quando, all’improvviso, sopraggiunge sua moglie (il poveretto ha inavvertitamente scambiato le missive che aveva affidato al cameriere) accompagnata dalla domestica. “È stato molto gentile da parte tua”, esordisce lei, “invitarmi a cena con te e il tuo amico Gentillac; ma non capisco perché mi hai tanto raccomandato di portare anche Emilie! La poveretta si era già coricata e ho dovuto farla alzare apposta…”. Fauconnet cerca di trovare una giustificazione plausibile a tale affermazione, ma il quiproquo si complica ulteriormente quando Gentillac riconosce nella Signora Fauconnet la donna da cui credeva di aver ottenuto un appuntamento mentre, durante un viaggio in treno, quest’ultimo entrava in galleria (e brava la nostra galleria!). In realtà, a causa dell’oscurità, lui aveva cercato di sedurre la cameriera della signora. Ma non è finita: sotto il falso nome di Artémise, la vecchia dalla maschera di domino che ha tratto in inganno tutti, Rigolin, sopraggiunto nel frattempo, riconosce la zia, di cui è unico erede, e si ritrova costretto a riaccompagnarla a casa, così come Fauconnet è obbligato a ricondurre a casa sua moglie… Gentillac resta dunque solo con Bamboche. “Mi ami, tesoruccio?”, chiede lei. “Certo che sì”, risponde lui. “Certo che la vita è proprio strana!”, ribatte lei. Bella filosofia!…

Riunione notturna (Séance de nuit)

Séance de Nuit di Georges Feydeau. Illustrazione di Yves Marevéry

L’idea alla base di questo atto unico non è di sicuro nuova – anzi il fatto che si citi ancora il ballo dell’Opéra la fa sembrare un po’ vecchiotta – ma ciò non toglie che il testo sia molto divertente, soprattutto nella seconda parte, e che sia mirabilmente interpretato da Gobin, molto convincente nel ruolo di Fauconnet, da Charles Lamy, che fa dell’amico Gentillac un bonario gaudente – e vedrete che Charles Lamy, molto bravo nel costruire i suoi ruoli, farà una magnifica carriera al Palais-Royal – da Jeanne Leriche che ha accettato con coraggio di imbruttirsi pur di interpretare quella vecchia cariatide di Artémise; dalla Signorina Cheirel, figlia della succitata Leriche, che ha saputo muoversi sul palcoscenico con la giusta grazia; dalla Signorina Narlay, sempre divertente, e infine dalla Signorina Gillet, davvero buffa nei panni di Emilie, la cameriera straordinariamente tonta.

Nota:
[1]
Riferimento a Ruy Blas (1838) di Victor Hugo (atto quarto, scena settima) e nello specifico alla battuta di Don Cesare: “La dama che voi conoscete mi manda una vecchia, orribile compagnia, di cui fiorisce la barba, e il naso si va facendo come un torso…”.

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