Il principe dei gaudenti: Georges Feydeau in una pièce alla Georges Feydeau

Il presente articolo è tratto da Séquences: La revue de cinéma, 19 settembre 2014. L’autore è il caporedattore Élie Castiel. La traduzione è mia. Si ringrazia Élie Castiel per l’autorizzazione.

Alain Zouvi nel ruolo di Feydeau

Alain Zouvi nel ruolo di Feydeau © Théâtre du Rideau Vert

La stagione 2014-2015, al Théâtre du Rideau Vert di Montréal, è iniziata con un omaggio al re del vaudeville, ossequio ideale per un luogo che spesso ha privilegiato, in modo ammirevole, questo genere teatrale. Scegliere Feydeau per inaugurare una stagione che si prospetta molto promettente è una scommessa rischiosa con cui Gabriel Sabourin, autore del testo, ama coraggiosamente confrontarsi.

Questo suo confronto avviene soprattutto con l’insolito e seducente potere delle parole, con i loro molteplici significati e i loro ritmi diversi, con i loro appassionati percorsi e le loro strade a doppio senso, ma soprattutto attraverso l’ideazione di un racconto inventato a partire da una ricerca approfondita e da un’autentica conoscenza del drammaturgo francese. Mai ci fu ideazione più vicina al soggetto trattato. E le similitudini nel fraseggio del testo sono tante e tali che sembra proprio di trovarsi in una pièce di Feydeau.

Il punto di partenza è la stanza d’albergo in cui Georges Feydeau risiede, completamente ignaro del fatto di avere la sifilide. Qui incontra diverse persone, della sua cerchia familiare e di amici, dando vita a situazioni sia comiche che drammatiche.

Questa sola ambientazione fa da sfondo ad alcune scene indimenticabili in cui risate, emozioni e studio umano sono al servizio degli attori (e degli spettatori). Alain Zouvi spicca nel ruolo del protagonista: donnaiolo, gaudente incallito, resiliente di fronte alla finitudine umana, epicureo, edonista, eterno viveur, amante di numerose innamorate. Zouvi non è mai stato così versatile, appagante e magnifico come in questa interpretazione.

Al suo fianco, Gabriel Sabourin, nel ruolo del copista Sicard, non smette di sorprendere. Il suo personaggio omosessuale, scosso d’amore e concepito per esigenze di copione, è un miracolo di prodezza e sincerità. È talmente franco che alcuni spettatori sono stati colti da una risata nervosa nella scena in cui confessa la sua passione per Feydeau figlio. A questo proposito, vale la pena aprire una parentesi: situazioni di questo tipo provocano quasi sempre una sensazione di malessere nella maggior parte degli spettatori, sia che ci si trovi a teatro sia che ci si trovi al cinema. Cosa alquanto sorprendente, secondo me, visto che il Québec è un paese molto tollerante in materia di orientamenti sessuali. O lo è per finta?

Le Prince du jouisseurs - una foto di scena

Per tornare alla pièce, l’allestimento di Normand Chouinard utilizza un approccio cinematografico. La dissolvenza al nero tra una scena e l’altra si rivela interessante all’inizio della rappresentazione, ma a forza di ripeterla, finisce per stancare. Bisogna comunque riconoscere che ogni sequenza da lui finemente ricamata è un gioiellino di messa in situazione e che sa dirigere i suoi attori con mano da maestro. Al punto che tutti quanti, percorsi da un entusiasmo contagioso, non possono che risultare convincenti agli occhi dello spettatore.

Giocoso, gioviale, spiritoso, in grado di non lasciare neanche un attimo di respiro al pubblico, che non si annoia mai, Le Prince des jouisseurs è un commovente e sincero gesto di rispetto non solo verso un autore fondamentale del teatro mondiale ma anche verso la lingua francese che, in questo contesto, dimostra ancora una volta di essere una delle più belle e vivaci del mondo.

Le Prince des jouisseurs
Autore:
Gabriel Sabourin – Regia: Normand Chouinard – Scenografie: Jean Bard – Accessori: Normand Blais – Luci: Claude Accolas – Costumi: Suzanne Harel – Musiche: Yves Morin – Interpreti: Alain Zouvi (Georges Feydeau), Frédéric Desager (Direttore Bertrand), Marie-Pier Labrecque (Sofia Sévignie), Hélène Mercier (Marguerite), Jonathan Michaud (Jacques Feydeau), Geneviève Rioux (Marie-Anne Feydeau), Gabriel Sabourin (Sicard) | Durata: 1 h 50 circa (senza intervallo).

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