Fantoni è Feydeau diventato pazzo

Il presente articolo è tratto dal trimestrale di teatro e spettacolo Hystrio, n. 1, gennaio-marzo 1997. L’autore è Ugo Ronfani.

Dal matrimonio al divorzio

Immagine tratta dall’archivio digitale del Teatro Stabile di Torino

Si tratta di un’operazione un po’ particolare, con la quale si è inteso presentare di Feydeau, il Grande Orologiaio della comicità Belle Époque, una faccia nascosta, quella di una malinconia che viene dopo la risata, di una tragicomica stanchezza di fronte alla stupidità umana.

Il traduttore Ferrero rivela le intenzioni dell’allestimento quando definisce le “scene da un matrimonio” dei quattro atti unici, unitariamente raccolti secondo il disegno ch’era stato dell’autore, come il rovescio, in chiave satirico-farsesca, degli inferni famigliari di Strindberg. Verissimo; la risata di Feydeau è spietata, la caricatura della società della Terza Repubblica francese mette in scena la flaubertiana bêtise di Bouvard e Pécuchet: non per nulla Artaud riconosceva nell’autore di La dame de Chez Maxim un maestro del Teatro della Crudeltà.

C’è anche, nelle quattro farse che fruiscono della maliziosa evocazione delle scene di Luzzati, la messa in evidenza di quel teatro dell’assurdo, allora nascosto nei palazzoni borghesi dei Grands Boulevards parigini, che poi sarebbe esploso – allegramente, ma non troppo – nelle commedie di Ionesco. Che altro fece infatti Ionesco nella Cantatrice calva – dove un signore ed una signora s’incontrano, si fanno domande e alla fine scoprono (C’est curieux, c’est bizarre) che abitano nello stesso appartamento, hanno lo stesso cognome e sono marito e moglie – se non riprendere, estremizzandola, la tragicomica condizione dei coniugi Ventroux, ferocemente “separati in casa”?

C’è infine, in Dal matrimonio al divorzio – ed è il timbro decisamente nuovo dello spettacolo – come un’“ombra piemontese” (un’aria alla Guido Gozzano…) stesa sui materiali farseschi: quasi che, potrei aggiungere, si sia voluto evocare il “sorriso” di Cechov. Il quale sosteneva che il vaudeville debba essere recitato come una tragedia.

Questa patina viene conferita dalla presenza in scena dello stesso Feydeau, fuggito dall’asilo psichiatrico dov’era stato ricoverato per gli effetti devastanti della luce, e trasformato in spettatore svagato e malinconico. Quest’invenzione da “teatro nel teatro”, per certi aspetti artificiosa, se rallenta i ritmi à la diable della comicità di Feydeau, se trasforma la farsa in un vaudeville alla Guitry, offre a Fantoni – truccato da Napoleone III, di cui il drammaturgo delirante si proclamava figlio naturale – l’occasione per una magistrale interpretazione fatta di mezzitoni vocali, assorte rimembranze, cadute nel sogno, infantili incoscienze.

Dal matrimonio al divorzio

Immagine tratta dall’archivio digitale del Teatro Stabile di Torino

Sotto i suoi occhi un Francesco Migliaccio dinamicamente comico come il compianto Lionello, con un di più di subumana ottusità, e una Maria Ariis che, con le sue belle forme generosamente esibite, gorgheggia, strilla e ruggisce, per metà moglie castratrice per metà Madame Sans-Gêne, animano le varie scene che li vedono alle prese con il (falso) decesso della madre della sposina (La suocera buonanima), con una gravidanza isterica (Léonie è in anticipo), con il sogno di gloria di Monsieur Ventroux che vuole arricchirsi fornendo pitali all’Armée mentre la moglie cerca di somministrare il purgante al figlio Gianburrasca (La purga di Bébé), e con l’irresponsabile impudicizia con cui Madame rovina la carriera politica del marito (Ma non andare in giro tutta nuda!). I personaggi di contorno sono efficacemente tratteggiati da Maurizio Gueli, Carla Manzon, Sergio Abelli, Marcello Vazzoler.

Dal matrimonio al divorzio di Feydeau. Traduzione (ricercata) di Piero Ferrero. Elaborazione di Sergio Fantoni (anche regista e nel ruolo dell’autore) e di Vincenzo Salemme. Scene (stilizzazioni Belle Époque) di Emanuele Luzzati. Costumi (citazioni d’epoca) di Santuzza Calì. Musiche (con presagi di jazz) di Nicola Campogrande. Con Francesco Migliaccio e Maria Ariis (coppia comicamente terribile) e (godibili caratterizzazioni) Maurizio Gueli, Carla Manzon, Sergio Abelli, Marcello Vazzoler, Florens Fanciulli. Produzione: Stabile di Torino e La Contemporanea.

Qui è possibile vedere il trailer della pièce:

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