Jean Renoir parla di La purga al pupo di Feydeau

Il presente frammento di intervista è tratto dal numero speciale 22-23-24 della rivista Premier plan, pubblicato nel maggio 1962, pp. 14-15 e 103. Il volume è a cura di autori vari. La traduzione è mia.

Jean RenoirIl mio primo film sonoro fu una sorta di esame. Non si fidavano di me. Dovevo farmi le ossa. Mi concessero l’autorizzazione a girare La purga al pupo, tratto da una pièce di Feydeau. Si tratta di un film non molto celebre, ma l’ho girato in quattro giorni, la pellicola supera i duemila metri di lunghezza, costò meno di duecentomila franchi al produttore e ne incassò oltre un milione.

Ritengo di aver fatto bene a cominciare da lì. Se avessi debuttato nel cinema sonoro con un’opera di una certa importanza, molto probabilmente ne sarei uscito con le ossa rotte. Gli anni Trenta erano l’epoca dei rumori fasulli. Le scenografie e gli oggetti di scena venivano “predisposti” per il sonoro in modo incredibilmente ingenuo. Ero profondamente infastidito da simili abitudini, così, per rendere palese il mio malumore, decisi di registrare il rumore dello sciacquone di un gabinetto.

Fu una sorta di rivoluzione. Per la mia reputazione, ebbe delle conseguenze molto più positive di quelle derivanti dall’aver girato una dozzina di scene ben riuscite. Le maggiori personalità artistiche e scientifiche, appartenenti alle grandi società sonore, dichiararono che l’idea di prendere il microfono, andare in quel posticino e tirare la catena fu un’“audace innovazione”. Vale comunque la pena sottolineare che la faccenda fu molto più complessa di quanto si potrebbe pensare di primo acchito, visto che all’epoca non esisteva il mixage. Si rese, quindi, necessario l’utilizzo di un secondo microfono e di un segnale luminoso, oltre che l’aver studiato in precedenza la densità del rumore dello sciacquone per poi poter “miscelare” il tutto. Mica semplice!

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