A Horse of a Different Color – l’adattamento americano di A scatola chiusa di Feydeau

A Horse of a Different ColorIl presente articolo è stato pubblicato sulla rivista Theatre Journal nel maggio del 1980. L’autrice è Kathleen E. George, la traduzione è mia.

Il Clarence Brown Theatre, presso l’Università del Tennessee, ospita una compagnia di attori professionisti specializzata nell’allestimento di nuove pièces (tra le quali Incontro al fiume di Christopher Isherwood e Flemming di Sam Bobrick) e nella ripresa di opere già andate in scena nella scorsa stagione. Quest’anno, l’ultima pièce in cartellone è stata una farsa di Georges Feydeau.

Il nuovo adattamento di Julian Forrester di Chat en poche (in italiano A scatola chiusa, N.d.T.) ha assunto il titolo A Horse of a Different Color (in senso figurato Un altro paio di maniche) e ha per protagonista Pacarel, un uomo che si è arricchito inventando e producendo oggetti perfettamente inutili (nel testo originale era un produttore di zucchero e sciroppi). La sua ultima invenzione, come specificato nella battuta d’obbligo del titolo, è una tintura per cavalli. La tintura per cavalli, come spiega egli stesso allegramente, può essere utilizzata per camuffare i cavalli durante le corse o per coordinare il colore del manto del cavallo con quello dell’abito della sua giovane proprietaria. Simili raggiri in ambito affaristico o sportivo e il vizio, così scandaloso, di abbandonarsi ai piaceri o alle mode, sono parte integrante dell’habitat estetico di Feydeau nonché del mondo della bella vita rappresentato nelle sue pièces.

Le scenografie di Robert Cothran sottolineano alla perfezione le due tematiche della pièce: il vizio e il raggiro. Lo scenario, che rappresenta la casa e il giardino di Pacarel, mi ricorda con insistenza il cibo – un esotico vassoio da frutta azzurro, porpora, verde e giallo, con al centro due pouf dall’aspetto confortevole, quasi fossero stampi per aspic. Al tempo stesso, come le vite dei personaggi, il vassoio è bidimensionale ma pratico; quasi privo di spessore, ma con una prospettiva forzata molto più profonda.

Uno dei tratti distintivi della scrittura comica di Feydeau, che Forrester tende a evidenziare nell’adattamento e nella regia, è la ripetizione di una medesima battuta già mirabilmente sfruttata in precedenza. Ad esempio, quando il giovane Lanoix arriva in casa di Pacarel alla ricerca della sua fidanzata, Amandine è impegnata a leggere una lettera d’amore. Ne consegue che la donna tenta di congedarlo, ma ci riesce solo per caso quando, leggendo la lettera a voce alta, pronuncia la frase: “nella serra”, che è il luogo designato per l’appuntamento serale. A quel punto, Lanoix si allontana per recarsi nella serra. Poco dopo, la stessa lettera viene utilizzata per generare il medesimo equivoco. Lanoix entra, e Marthe, persa nei suoi pensieri amorosi, esclama a voce alta: “nella serra”. Il giovane, per la seconda volta, crede che la frase sia rivolta a lui. Le due scene vengono rappresentate senza varianti ma, malgrado la ripetitività, risultano divertenti in entrambe le occasioni.

Un esempio più estremo, del principio della ripetizione della medesima battuta, lo si evince dalla scena in cui il tenore prova a cantare per i propri ospiti (in realtà, i suoi datori di lavoro), e viene interrotto da un rumore simile a quello di una concertina di un suonatore ambulante. “Dategli dei soldi e ditegli di sloggiare!”, suggerisce qualcuno; a quel punto una marea di persone si dirige alla portafinestra, lancia una serie di monetine ed esclama: “Andatevene!”. Dopodiché, tornano al loro posto con aria soddisfatta. Il suono alla porta principale, tuttavia, si ripete. “Forse vuole altri soldi!”, ipotizza qualcuno. Il gruppo va nuovamente verso la portafinestra, lancia altre monetine, ed esclama: “Andatevene!”, rimettendosi nuovamente a sedere e dimostrando un’aria soddisfatta. Le famiglie Pacarel e Landerneau non si preoccupano del fatto che l’intruso possa ripresentarsi una terza volta. Sono di un ottimismo incrollabile. Vivono con il paraocchi. Sono sicuri di loro stessi e sono consapevoli del potere dei soldi, e infatti l’intruso non si ripresenta.

Chat en pocheLe farse francesi, partendo da Molière, passando per Jean Anouilh, e fino ad arrivare a Ionesco, possiedono una qualità peculiare: sono un allegro, valido oblio, costruito sull’ingenuità e l’incolpevolezza. I personaggi che ne sono protagonisti sono allergici all’introspezione e all’autoanalisi. Semplicemente, continuano ad avanzare finché il numero di complicazioni è abbastanza elevato da confondere ogni conoscente, marito, amante o menagramo. Quando una farsa francese viene rappresentata, vi è un’incantevole qualità infantile nei suoi clown materialisti. Richard Galuppi, grosso, cicciottello, baffuto, elegante e di bella presenza, con il suo orgoglioso entusiasmo (“Ho comprato un tenore!”, esclama a un certo punto), è l’incarnazione del clown francese. La quieta isteria di Mary-Elizabeth White, nel ruolo di Marthe Pacarel, si rivela a sua volta memorabile, così come l’ottimistica afflizione di Wandalie Henshaw, nel ruolo di Amandine Landerneau, la gioia nervosa di Richard Bowden, nel ruolo del Dottor Landerneau, e l’astuta stupidità di Patrick Husted, nel ruolo di Dufausset, il tenore incapace di cantare. La forza e la facilità con cui gli attori della Clarence Brown Company interpretano le pièces di Feydeau, rende A Horse of a Different Color un’opera deliziosamente riuscita.

Qui è possibile vedere un adattamento italiano della commedia A scatola chiusa:

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