Feydeau visto dalla critica italiana (Le ruban)

Il presente articolo è stato pubblicato sulla pagina degli spettacoli del quotidiano La Stampa di lunedì 26 febbraio 1894. L’autore è A. F.

Bozzetto di scena

Bozzetto di scena di Jean-Louis Forain (1852-1931)

La vita moderna ha i suoi drammi e le sue commedie. La corruzione parlamentare ci dà il tragico caso di Thuringe (protagonista della commedia in tre atti Una giornata parlamentare di Maurice Barrès), la smania della decorazione ci dà il comico caso del dottor Paginet. Quante risate, all’Odéon, alla nuova commedia di Georges Feydeau e Desvallières!

Il Dailly ha interpretato con una comicità incredibile il tipo di questo dottore, tormentato dall’assiduo miraggio della croce della Legion d’Onore; il nastro rosso (Le ruban è appunto il titolo del lavoro) non lo lascia dormire. A Plumarel, nipote d’un ministro, promette in isposa la propria nipote perché gli ottenga il “nastro”. Per una malaugurata contrarietà, alla vigilia di veder realizzare il suo sogno, Paginet ha la cattiva idea di partecipare, quasi inconsapevolmente, ad un pranzo di reazionari. Il ministro non può più dargli la croce: per consolarlo, la dà alla signora Paginet, presidentessa d’una Società di beneficienza. Figuratevi il povero dottore, che aveva già messo il nastrino rosso all’occhiello, e per via si specchiava negli specchi delle botteghe, e aveva già ricevuto in omaggio il mazzo delle venditrici delle Halles e le suonate della musica della nativa Fontainebleau!

Ma tout est bien ce qui finit bien. La croce casca, all’impreveduta, sulle spalle del dottore, in grazia ad un curioso equivoco pel quale egli passa per aver salvato la vita al ministro, in luogo del giovine Dardillon, il vero salvatore. Dardillon è l’innamorato della nipote di Paginet; egli la sposerà, invece che Plumarel, purché taccia dell’equivoco e lasci credere all’eroismo del dottore, il quale, a poco a poco, si persuade davvero di aver commesso quell’atto coraggioso. “Fu certo in un momento di assenza mentale…” “Senza ciò”, si dice candidamente il dottore, “non lo avrei certo fatto!”.

Il pubblico si divertì assai. Il Feydeau è notissimo per Champignol suo malgrado che tenne tutto un anno il cartellone alle Nouveautés e che valse all’autore il famoso ruban ch’egli oggi mette in caricatura. Al Palais Royal si continua a dare il suo La palla al piede. Questo suo nuovo lavoro non vale il Champignol per la novità delle trovate, ma è pur sempre esilarante, in una nota buffonesca insolita all’Odéon.

Il suo collaboratore, Desvallières, è nipote del vecchio Ernest Legouvé – autore di Adriana Lecouvreur – che assisteva alla rappresentazione, sempre arzillo malgrado i suoi 85 anni.

Il Legouvé fu tra gli accademici che giovedì votarono per Zola. Ecco il nome degli altri, risaputo malgrado il segreto dell’urna: Alexandre Dumas e François Coppée – i due più caldi patrocinatori – Pasteur, Sardou, Halévy e Meilhac (riuniti ancora una volta in una rivendicazione di giustizia letteraria), Claretie, Bertrand, Gréard e Camille Doucet. I nomi dei suoi fautori debbono consolare lo Zola della sua sconfitta di fronte al poeta dei Trophées (vedere Nota 1). Egli, del resto, ha già dichiarato che continuerà imperterrito a ripresentare la propria candidatura ad ogni nuovo seggio vacante (vedere Nota 2).

Pulsate et aperietur vobis.

Note:

1) Riferimento a José-Maria de Hérédia (1842-1905) che, il 22 febbraio 1894, fu appunto eletto accademico di Francia in sostituzione di Charles de Mazade.

2) Tra il 1890 e il 1898 Emile Zola presenterà diciannove candidature all’Académie Française (secondo alcuni studiosi addirittura ventiquattro), ma sarà sempre rifiutato.

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