Sarto per signora: il debutto di Georges Feydeau

Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano Le Temps il 20 dicembre 1886. L’autore è Adolphe Brisson. La traduzione è mia.

Sarto per signora (1)Ecco un’altra bella settimana, di quelle che meriterebbero di essere annotate sul calendario. Ricorderete, forse, con quanto gioioso trasporto, circa due mesi fa, ho accolto la prima di Femmes collantes (Donne appiccicose) al Teatro Déjazet, e l’ascesa di un nuovo autore, Léon Gandillot, giovane e fino alla sera prima ancora sconosciuto. Le Donne appiccicose continuano ancora adesso la loro sfavillante carriera, avendo da poco superato la sessantesima replica, e gli incassi hanno già raggiunto livelli astronomici. Tutta Parigi andrà a vederla. Adesso Léon Gandillot può presentarsi da qualsiasi direttore teatrale con un manoscritto sottobraccio: nessuna strada gli sarà preclusa e il temibile portiere lo saluterà inchinandosi fino al pavimento. Mi è stato perfino riferito che alcuni direttori hanno giocato d’anticipo scrivendo di proprio pugno al fortunato autore di Donne appiccicose. Nessuno di loro vuole essere ricordato per aver rifiutato la pièce di Gandillot… “Ah! Se almeno fosse venuto a offrirmela!”… E invece no, sembra che Gandillot sia stato immediatamente sedotto dallo splendore di cui riluceva il Teatro Déjazet. Aveva scelto il Déjazet fin da subito; degli altri non aveva voluto saperne.

Il debutto a cui ho assistito questa settimana al Teatro della Renaissance non è stato meno brillante di quello di Gandillot; anzi, prevedo che avrà lo stesso tipo di impatto nell’ambiente teatrale. Georges Feydeau ha appena messo in scena, sotto la direzione di Fernand Samuel, una commedia-vaudeville in tre atti, Sarto per signora, il cui successo è stato a dir poco eclatante.

Georges Feydeau è figlio di Ernest Feydeau, le cui opere sono quasi tutte finite nel dimenticatoio, ma gli uomini della mia età ricorderanno senz’altro l’incredibile fama raggiunta da Fanny durante i primi giorni dell’Impero. Dopo questo romanzo, Ernest Feydeau ha pubblicato numerose opere, tutte lette con grande curiosità, ma non è mai più riuscito a replicare il successo precedente ed è morto con la stessa “etichetta”, quella di autore di Fanny, che aveva contraddistinto il suo debutto.

Il figlio Georges Feydeau, fin dalla sua uscita dal liceo, ha dimostrato un gusto tutto particolare per il teatro. Innanzitutto si è messo alla prova scrivendo alcuni monologhi o scenette, rappresentati regolarmente presso i circoli visto che egli è molto conosciuto nell’ambiente parigino. Anche a me era capitato di assistere a uno di questi spettacolini, e devo dire di essere rimasto molto colpito dalla straordinaria vivacità dei dialoghi. Una volta gli ho anche fatto i miei più sinceri complimenti, invitandolo ad applicare un simile talento di composizione teatrale a soggetti meno stravaganti di quelli che lo avevano condotto fin là.

Sarto per signora (2)Così, alcuni mesi fa, è venuto a leggerci Sarto per signora. Dico “leggerci” perché non ero il solo membro del comitato di lettura. Il suo vaudeville ci è parso subito di strabiliante gaiezza, ma non mi rendevo bene conto di quale sarebbe stato l’effetto sulla scena. Conteneva talmente tanti quiproquo, che si susseguivano a catena, da farmi temere una reazione un po’ fiacca e confusa da parte del pubblico. I dialoghi, però, erano così piacevoli, con quella comicità che scaturiva da ogni dove generando stupore, come un fuoco di fila di battute divertenti, che non ho minimamente esitato a declinare, a suo vantaggio, da quella regola di prudenza che mi sono severamente imposto. Contrariamente alle mie abitudini, ho raccomandato la pièce ai direttori teatrali presso i quali, pensavo, avrebbe potuto essere rappresentata.

Immagino non ci sia bisogno di specificare che tale raccomandazione non è servita a nulla, o a quasi nulla. I grammatici sostengono che ogni locuzione ha un significato specifico; la mia raccomandazione è stata inutile in tutti i significati del termine. Sono state sollevate alcune obiezioni su Sarto per signora, ma del resto al giorno d’oggi si obietta un po’ su tutto. Era ovvio che la pièce aveva bisogno di qualche messa a punto, ma è quello che generalmente avviene durante le prove, quindi è come se il testo si assestasse da solo.

Georges Feydeau ha avuto infine la fortuna di intendersi con Fernand Samuel. Il lato positivo di Samuel è il suo coraggio di osare. All’interno del suo teatro, egli ha saputo costituire una delle migliori troupe di vaudeville presenti sul territorio parigino; una troupe disposta a difendere le opere che le vengono affidate. Samuel è alla costante ricerca di nuove pièces e di autori giovani. Con artisti così ben rodati come i suoi, le prove marciano speditamente; in tre settimane l’allestimento è pronto, e se l’opera non ottiene il successo sperato si passa immediatamente alla prossima. Il teatro è gestito alla perfezione.

Fernand Samuel ha dunque offerto al giovane Feydeau l’ospitalità del suo teatro, e la sua audacia è stata ben ripagata. L’intera serata si è rivelata fonte di inesauribile stupore.

Il primo spettacolo in programma era la ripresa di uno dei più divertenti vaudeville in un atto di Labiche, Le choix d’un gendre (La scelta di un genero), mirabilmente interpretato da Delannoy e da Raymond, con la più che gradevole partecipazione di Régnard e della signorina Mignon. Il pubblico aveva riso davvero molto, e sentivo intorno a me la gente esclamare: “Lo spettacolo è male assortito! Davide ucciderà Golia! Volenti o nolenti tutti faranno un paragone tra la comicità ampia, scattante e sincera di Labiche e quella che uno si può aspettare da un giovane debuttante. È evidente che la prima metterà in cattiva luce la seconda”.

Sarto per signora (3)Le infauste previsioni erano comunque abbastanza ragionevoli, e confesserò che anch’io ero pervaso da un senso di inquietudine. Tuttavia, mi sentivo rassicurato dal fatto che a Parigi, salvo eccezioni (e le eccezioni di questo tipo sono molto rare), il pubblico è estremamente indulgente verso l’opera prima di un giovane debuttante. Di solito basta una singola scena, o anche una singola battuta, che riveli la mano di un autore drammatico perché gli spettatori si entusiasmino. E il pubblico presente alla prima di Sarto per signora non ci ha messo molto a entusiasmarsi.

Non posso, e non voglio, raccontarvi l’intera trama della pièce. L’intrigo è talmente complesso che sarebbe impossibile fornirvene un’analisi chiara e interessante. Mi limiterò a riassumere l’idea di partenza.

Un giovane sposo, tale Moulineaux, ha tradito la moglie o ha, quanto meno, imboccato la strada della perdizione. Questo perché, oltre a corteggiare una donna sposata, ha un ragionevole motivo per spaventarsi: una notte egli ha dormito fuori casa, sua moglie se ne è accorta ed è andata a piangere tra le braccia della madre, la terribile signora d’Aigreville. Moulineaux fa il medico, professione che offre insolite opportunità di ricevere le mogli altrui, ma, poiché l’uomo ha paura della sua, pensa bene di affittare un appartamentino ammobiliato un tempo occupato da una celebre sarta. Ed è proprio in quel posto che egli decide di dare appuntamento alla sua bella.

Appena entrato, Moulineaux si accorge che la serratura è stata forzata, ma non dà molta importanza alla cosa. Sistema una sedia contro la porta, per impedire a chiunque di entrarvi senza il suo permesso, ed eccolo impegnato a conversare con la deliziosa Suzanne Aubin. Il marito dell’affascinante fanciulla ha una piccola mania: quella di accompagnare la moglie ovunque. La giovane sale sempre da sola ai piani per fare le sue visite od occuparsi dei propri affari, mentre lui resta ad attenderla in carrozza.

Questa confessione raffredda i bollenti spiriti di Moulineaux. “Oh, non c’è nulla da temere!”, gli dice la donna, “gli ho raccontato che andavo dalla mia sarta”.

In quell’istante, la porta si apre facendo cadere la sedia. È il signor Aubin che, entrando e vedendo Moulineaux ai piedi della moglie, esclama: “Ah, le state prendendo le misure! Continuate, continuate pure!”. Ed ecco Moulineaux trasformato in sarto per signora.

Le ex clienti della sarta, che sono all’oscuro del trasloco, arrivano a frotte e così il pubblico assiste a un susseguirsi di scene incredibilmente divertenti. Gli eventi prendono una piega ben peggiore quando giunge la signora d’Aigreville, alla ricerca di un appartamento da affittare, e sorprende il genero in dolce compagnia. Lo sventurato è quindi costretto a sostenere la doppia parte di sarto per signora e di medico. Moulineaux presenta Suzanne Aubin alla signora d’Aigreville: “Suzanne Aubin!”, esclama quest’ultima, “Ho sentito molto parlare di voi. E i signori dove sono?”. “Quali signori?”, chiede Suzanne. E voltandosi verso Bassinet, un vecchio dandy che si crede ancora giovane, la signora d’Aigreville gli dice con un gradevole sorriso: “Siete voi uno dei vecchi bacucchi?…” Il genero se ne sbarazza facendola passare in un’altra stanza con una scusa qualsiasi, ma siccome il terribile signor Aubin gli chiede chi è quella donna, il poveretto, esasperato, si ritrova a dovergli rispondere: “La regina della Groenlandia! Le sto prendendo le misure per l’abito che indosserà il giorno dell’incoronazione”.

La signora d’Aigreville esce e Aubin le grida: “Che aspetto nobile!”, e la saluta inchinandosi fino al pavimento e dandole dell’altezza reale. “Mi trova maestosa!”, sussurra la signora, e da questo punto in poi si susseguono una serie di discorsi sconnessi inenarrabili.

Sarto per signora (4)

Probabilmente, raccontata sulla carta, la storia sembra un po’ insipida, ma vi assicuro che sul palcoscenico è deliziosamente fanciullesca. Utilizzo il termine fanciullesca di bell’apposta, poiché non esiste modo migliore per definire questo genere di umorismo: Georges Feydeau possiede tutta la verve allegra e indiavolata della giovinezza. Le parole gli escono un po’ per caso, e non sono né particolarmente profonde né tanto meno spirituali, ma indubbiamente sono sempre spiritose. È capitato che, assistendo alla sua pièce, i bambini e le giovani fanciulle ridessero inconsapevolmente perché da essa trasborda un’allegria totale. La risata di Georges Feydeau assomiglia in tutto e per tutto alla sua persona. È qualcosa di insondabile e di delizioso.

Un’altra caratteristica di Feydeau che apprezzo ancora di più della precedente, è la prodigiosa destrezza, nonché l’incredibile agilità, con cui passa da un quiproquo all’altro trovando il dettaglio o la battuta giusta che lo renderà accettabile agli occhi del pubblico.

Ogni personaggio della pièce viene continuamente scambiato per un altro; questo determina un’incessante carambola di equivoci, eseguiti con impareggiabile brio, che la mente riesce a seguire senza andare in confusione. È da questo che si riconosce lo spirito drammaturgico, e Georges Feydeau indubbiamente lo possiede. A tutto ciò, aggiungete il fatto che Sarto per signora è un vaudeville con un pizzico di commedia. Il personaggio di Bassinet, infatti, come indicato dal nome stesso, è uno di quei fastidiosi scocciatori di cui è impossibile liberarsi una volta che vi hanno accalappiato. La gente del popolo è solita chiamare persone del genere con l’appellativo bassinoire (scaldaletto), probabilmente in riferimento allo scaldaletto che ognuno di noi ha l’abitudine di spostare in continuazione. È lui ad affittare a Moulineaux l’appartamentino della sarta e, una volta piazzatosi in salotto, il protagonista non ha più modo di liberarsene: si intromette nei discorsi, prende la parola e se la tiene, e alla fin fine risulta più insopportabile di quel tal cialtron di cui racconta Orazio (riferimento alla favola L’aquila e la gazza, contenuta nel libro decimosecondo delle favole di La Fontaine, riferita a sua volta a un oratore citato da Orazio nelle Epistole, N.d.T.) e di un personaggio di Jean-François Régnard (1655-1709, scrittore e drammaturgo francese, N.d.T.).

Bassinet ha una storia da raccontare: quella della sarta che ha lasciato l’appartamento; vuole dirla a Moulineaux, che però passa la “palla” alla moglie, che a sua volta lo scarica per Aubin; così, ogni volta che riprende la sua antifona: “c’era una sarta…” in platea tutti scoppiano a ridere. Bassinet finisce per imbattersi nel domestico, che lo pianta lì su due piedi lasciandolo solo soletto. A questo punto, si avvicina alla ribalta e dice al pubblico: “allora la storia la racconto a voi. C’era una sarta…” E cala il sipario senza che la gente abbia sentito la storia della sarta.

Sarto per signora (5)

Questo personaggio da commedia gioca un ruolo molto importante all’interno della pièce a cui si riallaccia con grande maestria. A interpretarlo sulla scena è Saint-Germain, che lo impersona con un’accuratezza singolare. Saint-Germain assume un’impareggiabile espressione da uomo soddisfatto di se stesso che ride per primo di qualsiasi cosa dica. Basta solo vederlo, e il pubblico intuisce immediatamente perché tutti rifuggono questo insopportabile chiacchierone. Si può quindi affermare che questo ruolo da commedia si è felicemente imbattuto in un eminente attore, tra l’altro uno dei migliori dicitori della nostra epoca.

Galipaux interpreta Moulineaux con un’allegra verve, anzi con una foga, a dir poco strepitosa. Nel terzo atto, ha degli impeti di collera nei confronti della suocera irresistibilmente divertenti. Bellot, nel ruolo di Aubin, è di una comicità alquanto pesante. Gildès, una nuova leva, interpreta in modo vivace e spontaneo la parte del domestico. Mi sembra che il ragazzo possieda un grande talento.

Mi dispiace dover ammettere che l’interpretazione dei ruoli femminili è meno brillante. Aubrys è una del mestiere che sa il fatto suo, ma manca di fantasia. La signorina Boulanger, invece, è molto piacevole a vedersi, mentre le interpreti che la affiancano fanno quanto gli è possibile. Tuttavia non smetterò di pormi una domanda: com’è possibile che tante giovani aspirino a diventare attrici – e vi ricordo che per dodici posti all’Accademia Teatrale si sono presentate centoventidue candidate – e che a teatro non si riesca più a trovare una fanciulla in grado di recitare decentemente venti righe? Fortunatamente, nella pièce di Feydeau, i ruoli femminili non sono quelli di maggiore spicco.

Vi esorto caldamente ad andare a vederla perché vi farà trascorrere una piacevolissima serata.

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