Il ruolo dello spazio nei vaudeville di Feydeau

Il presente frammento è tratto dal saggio Entre vaudeville et boulevard, in Europe, Revue Littéraire Mensuelle, 72° année – N° 786/Octobre 1994, pp. 92-95. L’autore è Michel Corvin. La traduzione è mia.

Un fil à la patte (La palla al piede)Il vaudeville – che potrebbe assumere il titolo generico di “le porte sbattono” – si basa, ma a uso esclusivo (benefico o catastrofico) del personaggio, sul costante contrasto tra interno ed esterno, sulla scomposizione dell’interno in molteplici sottospazi allo stesso tempo compenetranti e inconciliabili. L’alternanza o la (quasi) concomitanza del celato/mostrato genera un balenio controllato e intempestivo degli spazi: dal Cappello di paglia di Firenze, di Labiche, all’Albergo del Libero Scambio, di Feydeau, e dalla Signora di Chez Maxim a La palla al piede, il cambiamento di luogo è il mezzo privilegiato inventato dal vaudevillista per esercitare la facoltà di adattamento del personaggio.
Non si tratta solo di creare una situazione conflittuale o atmosferica, si tratta dello stato esistenziale del personaggio: il gioco di spazi, nel vaudeville, è una sorta di rito di passaggio crudele che permette di identificare definitivamente il personaggio come eroe. Ci si diverte, in modo abbastanza sadico, – la ripetizione compulsiva dello stesso schema spaziale lo dimostra – a metterlo in pericolo, assumendosi il rischio di distruggere l’immagine eroica di sé rappresentata dal protagonista. In questo senso il personaggio di Labiche e di Feydeau si colloca a metà strada tra il personaggio sottostimato della commedia classica che si fa rubare il proprio spazio (Arnolfo, di La scuola delle mogli di Molière, e Bartolo, del Barbiere di Siviglia di Beaumarchais, si credono possessori di uno spazio – spazio preconiugale e di conseguenza dall’alta prospettiva erotica – ma in realtà sono già “alienati” in un luogo diverso da quello in cui credono di essere) e il personaggio autocelebrativo della commedia italiana e i suoi successori (Scapino più di Figaro) che, loro sì, sono padroni di luoghi senza possederne nessuno e nella stessa proporzione in cui non ne possiedono.

Luogo di messa alla prova preminentemente socializzato – poiché si tratta di appropriarsi di spazi estranei – lo spazio del vaudeville è una diversa formulazione del quiproquo: ci si inganna sul luogo o, per meglio dire, il conduttore del gioco, l’eroe, cerca di ingannare gli altri sul luogo in modo che due luoghi inconciliabili (come ad esempio, nella Signora di Chez Maxim, il luogo anticonformista della Môme Crevette e il luogo borghese del Dottor Petypon) siano disposti a coabitare, o che un luogo intollerabile (nel Cappello di paglia di Firenze il negozio di una modista per un corteo nuziale) sia tollerato.

Vale la pena comparare due usi diversi dell’armadio, che gode di una certa fama sia nel genere vaudeville che nel genere boulevard. Nella scena settima dell’atto secondo di La palla al piede di Feydeau, Bois d’Enghien si rinchiude in un armadio a muro per sfuggire a Lucette Gautier che non deve assolutamente incontrarlo nel salotto della sua futura suocera. L’armadio, per colmo di sfortuna, viene aperto e finisce così per rivelare il suo insolito contenuto. Qual è la reazione di Bois d’Enghien di fronte agli sguardi sbigottiti di Lucette e della sorella Marceline che lo scambiano per un ladro?

Bois-d’Enghien (che ha ritrovato il suo equilibrio all’interno dell’armadio, in tutta tranquillità) Toh! Siete voi?
Lucette Fernand!
Marceline Bois-d’Enghien!
Lucette (incollerita e allo stesso tempo tremante) Ebbene! Si può sapere che ci fate voi qui?
Bois-d’Enghien (uscendo dall’armadio) Io? Ebbene! Vedete… io… vi aspettavo!

La dame de chez Maxim (La signora di chez MaximAnche in Boubouroche di Courteline c’è un armadio, quello che l’eroe eponimo si è confortevolmente arredato, con tavolo, poltrona e lampada; vi si rifugia di corsa ogni volta che l’amante ufficiale della sua amante, un uomo alquanto diffidente, entra in casa inopinatamente. Qual è il suo scopo? Inizialmente, suscitare lo stupore dello spettatore, anche se la sua portata simbolica riveste un’importanza completamente diversa: il nascondiglio è concepito per trasmettere l’idea della credulità maschile e della scaltrezza femminile.

In questo senso, lo spazio produce degli effetti molto diversi nei due generi drammaturgici, a parte l’effetto sorpresa a cui viene dedicata attenzione in entrambi i casi visto che le sole situazioni, strettamente legate ai rapporti adulterini delle coppie, finirebbero per produrre una monotonia ripetitiva se lo spirito inventivo di un Georges Feydeau o di un Sacha Guitry – e quello di Guitry supera di molto quello di Feydeau – non riuscisse, giocando spesso sul paradosso, a prendere lo spettatore in contropiede.

Il vaudeville, tuttavia, dedica particolare attenzione ad effetti che gli sono propri. Lo spazio determina effetti meccanici e comici dovuti all’accelerazione e, di colpo, alla necessità di un adattamento istantaneo. Lo spazio in sé non è responsabile; tuttavia, lo è nella misura in cui i luoghi sono di natura molto eterogenea o sono inconciliabili con i loro occupanti, e in questo modo obbligano gli eroi ad acuire l’ingegno. Altri effetti sorpresa, ma destinati a chi? Non allo spettatore, che è già informato, ma al personaggio stesso che si trova ad affrontare, senza preavviso, un nuovo rapporto con lo spazio; si ride dunque del suo stupore, per sentimento di superiorità, meccanismo tipico del comico a teatro; ma si ride di Bois d’Enghien? Certo che sì: si ride del fatto di assistere alla sua ripresa e vedere come supera il rischio di squilibrio, o per meglio dire di destabilizzazione (tutte immagini spaziali). La sorpresa scatena una doppia risata: una risata di condiscendenza e una di complicità. Risata formale, risata pura che non ha nulla a che vedere con la risata ironica o di satira morale e sociale che, nella maggior parte dei casi, è causata dal comico del teatro di boulevard dove accade di rado che lo spazio sia coinvolto.

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