Dal matrimonio al divorzio: Feydeau e la crisi coniugale negli atti unici

La suocera buonanima:
Georges Feydeau ha fatto l’onore di donare al teatro della Rue Caumartin un atto unico inedito. La suocera buonanima è una semplice pochade all’interno della quale, però, sono ben evidenti l’ingegnosità, il talento e la forza comica dell’autore di La signora di Chez Maxim. Il personaggio maschile protagonista ha trascorso buona parte della nottata al ballo delle Quattro Arti e rientra a casa all’alba in uno stato abbastanza pietoso sotto il suo costume di Re Sole; la signora, che fino a poco prima dormiva, lo accoglie di pessimo umore. La scena più buffa, divertente e argutamente studiata è la scenata coniugale che la sposa, svegliata di soprassalto dal marito, finisce per fare al povero Luigi XIV. Quest’ultimo, che di mestiere fa il pittore, giustifica la sua uscita notturna strettamente utilitaristica con il dovere professionale; e in effetti uno dei fenomeni più divertenti del nostro tempo è il modo in cui i viveur, a volte, dimostrano, nei confronti delle feste galanti, una coscienza, una regolarità e una sorta di sorprendente rassegnazione… Il dialogo intimo viene interrotto dall’arrivo di un messaggero che porta una triste notizia: la madre della signora è deceduta. Tuttavia, si viene ben presto a sapere che il messaggero ha sbagliato piano. Anche se le suocere, nelle sale teatrali, non sono quasi mai oggetto di simpatia, è stata necessaria tutta l’abilità di Georges Feydeau per mantenere il privilegio del buonumore in una situazione un po’ penosa.
La suocera buonanima è stata molto applaudita. Armande Cassive interpreta il ruolo principale in modo magnifico. Quest’attrice è così briosa e divertente che, quando calca il palcoscenico, l’indecenza si converte sempre in comicità. Sia lei che l’autore hanno ricevuto gli apprezzamenti del pubblico.
(Francis Chevassu, Le Figaro, 17 novembre 1908, traduzione mia)

Purghiamo il bimbo

Purghiamo il bimbo

Purghiamo il bimbo:
Purghiamo il bimbo è senza dubbio una farsa ma comunque significativa, molto rigorosa e crudele, che rivaleggia con i diversi studi di Georges Courteline e che, sotto certi aspetti, richiama alla memoria alcune farse di Molière: in effetti, Purghiamo il bimbo non si tira indietro di fronte a certe evocazioni che un gusto pudibondo giudicherebbe volgari; lo sviluppo dell’idea comica si spinge fino all’eccesso, eppure la pièce non cessa di risultare verosimile; essa si avvale, senza il benché minimo scrupolo, di elementi tipici della comicità, alcuni dei quali, a ben guardare, sembrerebbero quasi antiquati…
Purghiamo il bimbo riporta ancora una volta sulla scena il “bambino terribile” che si diverte a causare, con la sua ostinazione, delle vere e proprie dispute coniugali, un bambino che tempesta i suoi genitori di domande di fronte alle quali essi restano interdetti, un bambino che, molto spontaneamente, ricorda i commenti che ha udito e che non dovrebbe capire e che, nel bel mezzo di una conversazione, attribuisce un soprannome disdicevole all’ospite che può fare la fortuna di suo padre… Purghiamo il bimbo riporta ancora una volta sulla scena la moglie bisbetica, astiosa, che con ingegnosa caparbietà sovreccita suo marito con continue scenate, gli rende impossibile ogni attività, fino a distruggere ogni sua relazione. Questi tipi non sono affatto nuovi; ma Georges Feydeau li ha meravigliosamente svecchiati ed essi discutono, gesticolano, si spintonano e gridano con grande spontaneità, vista anche l’estrema semplicità con cui si susseguono i loro commenti; perfino nei più piccoli imprevisti con cui si trovano alle prese vi è una tale esplosione di verve e invenzione comica che, a sentirli, non si ha nemmeno il coraggio di metterli in discussione.
Questo atto unico, gioioso e spontaneo, di un’allegria copiosa e in cui l’abilità parigina dirige il miglior spirito piccante è, nel suo genere, un piccolo capolavoro. E infatti ha ottenuto un successo paragonabile a quello di altre pièces più celebri di Georges Feydeau. Il testo è magnificamente interpretato da Armande Cassive, nel ruolo di Julie Follavoine, che si è calata nel personaggio con estro e senza mai andare sopra le righe e da Marcel Simon che, con grande flemma, ha portato sulla scena le mansuete angosce del marito perseguitato. Germain, in compenso, è eccezionalmente comico nel ruolo dello sfortunato ospite.
(Francis Chevassu, Le Figaro, 13 aprile 1910, traduzione mia)

Ma non andare in giro tutta nuda

Ma non andare in giro tutta nuda

Ma non andare in giro tutta nuda!:
Al teatro Fémina è andata in scena una folle commedia in un atto di Georges Feydeau, che prosegue il ciclo delle donne in camicia da notte intrapreso dall’ingegnoso e spiritoso autore de La signora di Chez Maxim. L’atto unico si intitola, semplicemente, Ma non andare in giro tutta nuda!.
Vi sono autori che, per feticismo, scelgono titoli di sei o sette lettere. Georges Feydeau, a quanto pare, è più convinto dell’utilità delle ventisei lettere dell’alfabeto francese a cui ne aggiunge altre giusto per abbondare. Del resto, che importanza volete che abbiano i titoli se abbiamo l’ebbrezza. La sala ha dimostrato da sola, con le sue risate, l’ebbrezza provata; e ha dimostrato altresì che la comicità, la convinzione e il buonumore di Armande Cassive, e dei suoi allegri partner, le sono arrivati, se non al cuore, almeno alla milza e che, di conseguenza, Georges Feydeau poteva vittoriosamente scrivere, come nota a piè di pagina dell’ardito problema teatrale che aveva posto all’alzarsi del sipario, la classica formula: “Il fatto che andare in giro tutti nudi sia sconveniente è tutto da dimostrare!”.
(Un signore dell’orchestra, Le Figaro, 26 novembre 1911, traduzione mia)

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Riflessione su Georges Feydeau e il suo stile

La presente riflessione è stata pubblicata sul Journal de la Comédie-Française datato maggio-giugno 1985. L’autore è Antoine Vitez (vedere Nota). La traduzione è mia.

La suocera buonanima - locandinaUn giorno, ho scoperto un testo inedito di August Strindberg: si intitolava La suocera buonanima. Per errore, la copertina riportava il nome di Georges Feydeau, ma era proprio Strindberg. Per rendersene conto basta avere il coraggio di allestirlo nello stile di quest’ultimo: con lentezza, accompagnato da lunghe pause di riflessione e d’angoscia – sapete no, le nebbie del Nord.

Ma volendo, possiamo anche metterla in altri termini.

Un giorno, ho scoperto un testo inedito di Georges Feydeau: si intitolava Danza di morte. Per errore, la copertina riportava il nome di August Strindberg, ma era proprio Feydeau. Per rendersene conto basta avere il coraggio di allestirlo nello stile di quest’ultimo: alla massima velocità, con vivacità e con brio. A quel punto la comicità francese esplode, rifulge.

Si comprenderà, dunque, che tutto è ignoranza, usurpazione e fraintendimento: lo stile è sempre e solo il cliché dello stile. Ah, se solo non sapessimo certe cose! Quante ne potremmo fare! Il nostro lavoro deve, pertanto, essere quello di criticare ciò che crediamo di sapere. Con Georges Feydeau, questo si rivela particolarmente utile. In occasione del suo diventare di pubblico dominio, lo manderemo alla scuola del paradosso.

Note:

Antoine Vitez (1930-1990) è stato, oltre che regista e traduttore, anche Direttore del Théâtre des Quartiers d’Ivry (1972-81) e del Théâtre national de Chaillot (1981-1987). Nel 1988 fu nominato amministratore generale della Comédie-Française.

La suocera buonanima – articolo di critica teatrale del 1908

Il presente articolo è stato pubblicato il 23 novembre 1908 sul Journal des débats politiques et littéraires. L’autore è Henri de Régnier. La traduzione è mia.

La suocera buonanimaÈ sufficiente ascoltare i dialoghi delle poche scene che compongono La suocera buonanima per accorgersi che Georges Feydeau possiede un talento comico eguagliabile da pochi. L’atto unico appena rappresentato alla Comédie Royale racchiude in sé un qualcosa di irresistibile che ne determina la comicità, la gioiosa verve e la magistrale stravaganza. Dico magistrale poiché è davvero realizzato con tocco d’artista. Nessun autore riuscirebbe a manifestare la stessa disinvoltura, nella composizione dei dialoghi, e la stessa giocosità dimostrata da Feydeau in questa deliziosa operina. Senza contare che, in questo caso, l’autore non si è avvalso di quelle inestricabili e argute successioni di intrighi che hanno parzialmente determinato il successo delle sue pièces in tre atti. Nell’atto unico in questione egli si è infatti limitato a una struttura aneddotica, che tuttavia gli è bastata per far ridere immensamente il pubblico.

Del resto, cosa c’è di più comico del personaggio di Lucien, cassiere presso le Galéries Lafayette e pittore a tempo perso, che rientra a casa nel cuore della notte, travestito da Re Sole, dopo aver partecipato al ballo delle Quat’z’ Arts al Moulin Rouge dove cercava nuove sensazioni estetiche, e che risveglia dal sonno la moglie Yvonne e si mette a litigare con lei? E cosa c’è di più inatteso dell’arrivo notturno di un domestico, che prima annuncia la morte della madre della signora e poi si accorge di aver, fortunatamente, sbagliato piano? Georges Feydeau ha trovato gli elementi della sua commedia partendo da questa doppia situazione. Raccontarla non è difficile, ma indubbiamente risulta più complicato trasmetterne al lettore l’idea precisa, o riprodurne il movimento indiavolato e la velocità d’azione generata dai frenetici botta e risposta. Questi ultimi sono sempre di una comicità notevole e di una spontaneità sorprendente, il che induce lo spettatore, andando oltre la farsa, a vedere delinearsi in Lucien e in Yvonne quasi dei caratteri e dei personaggi autentici che si nascondono sotto le fattezze di due vive e gioiose caricature tracciate con mano pesante, ma sicura, e con arte consumata.

Armande Cassive interpreta alla perfezione il ruolo di Yvonne, avvolta in una lunga camicia da notte che le sta a meraviglia, mettendoci uno slancio e una gioia notevoli, rivelandosi molto spontanea nell’esagerazione satirica e infondendo autenticità a un personaggio di fantasia. Marcel Simon, nella parte di Lucien, è davvero eccellente; tratteggiando un personaggio ingenuo, mortificato, bonaccione e frignone. Lodevole anche lo stupore di Gabrielle Châlon, nel ruolo della cuoca alsaziana, e la stupidità di Fernand Lacoste, domestico combina guai. Tutti gli interpreti hanno contribuito a trasformare il testo di Georges Feydeau in una lunga e sonora risata generale che ha rallegrato l’intera serata.